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Il cantiere navale taiwanese China Shipbuilding Corporation (Csbc) ha impostato la chiglia del primo sottomarino costruito localmente, noto come Indigenous Defense Submarine (Ids). Taiwan così punta a rinnovare le sue forze sottomarine sviluppando allo stesso tempo una capacità nazionale per la produzione di questo tipo di unità.

La cerimonia è avvenuta martedì 16 novembre e rappresenta una pietra miliare per il comparto militare industriale di Taipei: il nuovo battello permetterà, infatti, di effettuare un salto qualitativo importante che avrà ripercussioni in futuro. Con l’insediamento della presidente Tsai Ing-wen, sono state promosse nuove politiche di difesa nazionali indipendenti che abbracciano l’intero settore navale, quello terrestre e aeronautico.

I lavori di costruzione dell’Ids sono iniziati quasi esattamente un anno fa, mentre la marina di Taiwan e Csbc hanno firmato il contratto di produzione per un prototipo nel maggio 2019. Secondo il programma iniziale, la progettazione sarà completata entro la fine dell’anno e la sua consegna è prevista per il 2025.

Per Covert Shores, il design della nuova unità si basa sulla classe Hai Lung, mantenendo quindi delle linee simili, ma discostandosi notevolmente per quanto riguarda il gruppo timoneria (a forma di X) e per la vela (o falsatorre) dal disegno più moderno e filante. Si ritiene che il battello sarà a doppio scafo con una disposizione interna relativamente convenzionale.

A quanto sembra l’Ids sarà armato con siluri pesanti Mk-48 Mod 6, missili Harpoon Block II lanciabili in immersione e sistemi sonar e digitali forniti dalle statunitensi Lockheed Martin e Raytheon. Alti ufficiali militari hanno dichiarato che il sottomarino sarà dotato di “batterie ad alta efficienza sviluppate e prodotte da produttori nazionali” invece di un sistema di propulsione indipendente dall’aria (Air Independent Propulsion – Aip). Molto probabilmente si tratta di tecnologia per batterie agli ioni di litio. Secondo l’esperto di caratura internazionale H.I. Sutton, il disegno dell’unità sembra essere basato su quello dei battelli olandesi, già in servizio in due esemplari nella marina di Taiwan. L’installazione di nuove tecnologie per le batterie porrà il battello in una classe superiore tra quelle dei sottomarini non a propulsione nucleare. Anche altri Paesi stanno costruendo unità con questa tecnologia per le batterie, in particolare Giappone, Corea del Sud e Italia, che ha avuto poco successo in passato a causa della facilità con cui queste possono surriscaldarsi e generare incendi. Ora sembra che si sia giunti alla risoluzione di questo problema ed è molto probabile che anche la nuova classe di unità per la Marina Militare, che sarà costruita integralmente da Fincantieri, possa utilizzare la stessa soluzione.

Attualmente Taiwan dispone, nella sua linea sottomarini, di due vecchi battelli della classe Chien Lung costruiti in Olanda negli anni ’80 e di altri due vetusti classe Hai Shih, unità hunter/killer (Ssk) ex statunitensi della classe Tench, ceduti a Taipei nel 1973. Vascelli che sono obsoleti per la guerra sottomarina moderna, e soprattutto non sono in grado di contrastare efficacemente le nuove costruzioni cinesi.

La Cina sta infatti dando notevole impulso alla sua flotta, in particolare sottomarina. Poco più di un anno fa vi avevamo raccontato di come Pechino stesse ingrandendo il cantiere navale Bohai a Huludao, nella provincia di Liaoning, dove vengono costruite queste particolari unità navali. Attualmente la Cina dispone di 11 unità a propulsione nucleare: quattro Ssbn e sette Ssn. I boomer (così vengono chiamati in gergo gli Ssbn) cinesi sono della classe Jin (o Type 094) ed in cantiere ce ne sono altri due. Quanti sottomarini nucleari verranno costruiti da Pechino nei prossimi anni è materiale di dibattito tra esperti e analisti. L’Office of Naval Intelligence (Oni) ha previsto che la flotta sottomarina cinese di sottomarini tipo Ssbn raddoppierà entro il 2030 mentre quella di Ssn passerà a 13 unità, per un totale, sottomarini a propulsione convenzionale compresi, di 76 in forza alla Pla Navy.

Una flotta che proietta la Cina a potenza marittima, facendola uscire dalla sua dimensione continentale, se pur con tutte le difficoltà che si riscontrano nel “costruire gli equipaggi”, oltre le navi. Proprio la componente subacquea assume un valore strategico fondamentale sia per la questione della deterrenza nucleare data dagli Ssbn, sia per la possibilità di contrasto all’attività navale avversaria resa possibile dagli Ssn e Ssk.

Proprio a questo proposito, va sottolineato quello che sta accadendo nel Mar Cinese Meridionale, dove le flotte del Giappone e degli Stati Uniti si sono incontrate questa settimana per la prima esercitazione antisom congiunta in quelle acque. Il dispositivo navale nipponico è di tutto rispetto: ne fanno parte la portaerei Kaga (DDH-184) e il cacciatorpediniere Murasame (DD101) con i loro elicotteri imbarcati SH-60J, oltre a un sottomarino di classe Oyashio e un aereo da pattugliamento marittimo P-1. Questa piccola flottiglia si è unita a un cacciatorpediniere statunitense, l’Uss Milius (DDG-69) e a un Boeing P-8 Poseidon.

Avere un efficace strumento antisom e una linea sottomarina moderna è essenziale per contrastare l’attività di sea denial avversaria, in questo caso della Cina. Pechino potrebbe, in una remota possibilità, mettere in atto un blocco navale di Taiwan per annettere l’isola “ribelle” o interdire il passaggio nel Mar Cinese Meridionale coi suoi assetti aeronavali e con batterie di missili antinave basate a terra, e pertanto lo scontro che ne conseguirebbe per mantenere le linee di comunicazione aperte si effettuerebbe sul mare e nelle sue profondità.