Taiwan e la difesa aerea: che cosa può imparare dal conflitto in Medio Oriente

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Il confronto militare tra Stati Uniti, Israele e Iran ha fornito alcune lezioni utili, che potrebbero contribuire a rafforzare la difesa aerea della Repubblica di Cina in vista di un’eventuale crisi nello Stretto di Taiwan. 

Il rapporto del Ministero della Difesa Nazionale taiwanese

La Radio Taiwan International (RTI), il servizio radiofonico internazionale pubblico di Taipei, riferisce in data 16 marzo di un report presentato dal Ministero della Difesa Nazionale taiwanese al Parlamento della Repubblica di Cina relativo alla “valutazione dell’efficacia del nostro sistema di difesa aerea/anti‑missile, metodi di intercettazione a basso costo e capacità di contrasto ai droni”.

Stando a quanto riferiscono fonti taiwanesi, il Ministero della Difesa ha evidenziato come, nella recente guerra in Medio Oriente, entrambe le parti abbiano condotto offensive combinate impiegando missili balistici, missili da crociera e droni. Una situazione che rende necessarie capacità di difesa aerea multistrato attraverso una rete integrata di protezione attorno all’isola. 

Secondo quanto riferisce il ministro taiwanese Wellington Koo, sia il conflitto russo-ucraino che quello in Medio Oriente avrebbero dimostrato “come un gran numero di armi relativamente economiche possa sopraffare i sistemi di difesa aerea tradizionali”. La tattica asimmetrica di Teheran in Medio Oriente è una lezione utile per Taiwan per sviluppare contromisure economicamente sostenibili nel Sud-Est asiatico, in particolare attraverso un approccio asimmetrico di risposta basato sul rapporto costi/efficacia.

Nonostante non sia stato rivelato il costo degli intercettori che Taipei ha in cantiere per la propria difesa aerea, fonti locali stimano un costo per munizione che oscilla tra 50.000 e 150.000 dollari USA. Una spesa decisamente a ribasso rispetto a quella dei missili convenzionali di difesa aerea come i Patriot, che oscillano tra i 2 e i 4 milioni di dollari ciascuno, per un totale stimato di circa 2,4 miliardi di dollari bruciati nei soli primi 5 giorni di conflitto con Teheran.

Oltre a una capacità di intercettazione economica in quantità, il report evidenzia inoltre la necessità di una difesa aerea stratificata contro il crescente ruolo degli attacchi missilistici di precisione e sistemi aerei senza pilota. 

Il progetto “T-Dome”

Taipei prevede lo sviluppo dello “Scudo di Taiwan” (T‑Dome), un’architettura di difesa aerea stratificata progettata per proteggere le infrastrutture critiche e garantire che l’isola possa sostenere operazioni difensive durante un conflitto armato con Pechino.

Nella fase iniziale, il sistema di difesa aerea integrerà tre piattaforme indigene: Strong Bow (Sky Bow IV), Sky Bow III e Sky Sword II. Secondo il Ministero della Difesa taiwanese, una volta completata l’integrazione dei sistemi domestici, tali apparati saranno collegati al US Integrated Battle Command System, permettendo una cooperazione su larga scala con missili Patriot PAC-3 per la difesa a lungo raggio e NASAMS per quella a corto raggio.

Il sistema Strong Bow costituirà lo strato esterno della rete di difesa, intercettando obiettivi fino a 70 km di quota e operando insieme a Patriot e Sky Bow III per creare una difesa stratificata contro aerei e missili balistici. A differenza dei radar passivi dei Patriot e dello Sky Bow III, Strong Bow utilizza un radar ad array elettronico attivo, in grado di rilevare bersagli a distanze maggiori e altitudini più elevate, garantendo maggiore precisione e fungendo da sensore avanzato nella rete integrata di difesa aerea di Taiwan.

Le Forze Armate prevedono di acquisire nuovi radar mobili e il sistema di difesa antimissile a medio raggio Tien Kung IV, sviluppato dal taiwanese Industrial Technology Research Institute, integrandolo con NASAMS, Patriot e sistemi di difesa aerea più economici. Altro tassello nella strategia di Taipei – ma non solo – è l’introduzione di un sistema di comando e controllo basato sull’intelligenza artificiale, progettato per accelerare i tempi decisionali e di risposta. Secondo Li Shih-chiang, presidente del National Chung-Shan Institute of Science and Technology di Taiwan, il test del T-Dome sarebbe previsto non prima di inizio 2027.

Taipei chiama Tel Aviv (e viceversa)

Il teatro mediorientale è un osservatorio privilegiato per Taipei non soltanto per le lezioni apprese dal conflitto in corso, ma anche per la collaborazione con il settore militare-industriale di Tel Aviv. Come rileva un recente report del think tank francese FRStategie, Israele importa da Taiwan alcuni componenti per il proprio sistema terra-aria Iron Dome, come gli amplificatori a microonde e ricetrasmettitori per i radar forniti dalla società taiwanese Quanxun, e alcune apparecchiature informatiche prodotte da Pegatron. Lo scorso ottobre il premier William Lai ha cercato il sostegno di AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) per possibili contributi israeliani, tra cui i sistemi come il laser Iron Beam, anche se il coinvolgimento di Israele resta incerto.

Nonostante le forniture militari statunitensi a Taipei siano state piuttosto importanti per il 2025 – come abbiamo ricordato su queste pagine – la possibilità di mantenere una difesa aerea di Taiwan efficace anche per una sola settimana contro l’Esercito Popolare di Liberazione cinese resta seriamente incerta, considerando che arsenali molto più limitati, come quelli iraniani di missili e droni, si sono dimostrati altamente efficaci contro le difese combinate di Stati Uniti, Israele e diversi Paesi del Golfo.