Per decenni la Svezia ha incarnato un modello di neutralità attiva, resilienza istituzionale e integrazione economica globale. Oggi quel paradigma è superato. L’ingresso nella NATO nel marzo 2024 non rappresenta solo una scelta militare, ma il riconoscimento di un mutamento strutturale: la sicurezza non è più lineare né separabile per ambiti. Nel 2026, le valutazioni della Säkerhetspolisen e del MUST convergono su un punto: Russia, Cina e Iran operano simultaneamente su più livelli – militare, economico, informativo e criminale. La Svezia non è più periferia stabile, ma frontiera avanzata del confronto euro-atlantico, soprattutto nello spazio baltico.
Il Baltico come spazio di pressione multidimensionale
Il primo vettore di rischio è geografico. Il Mar Baltico è diventato un teatro strategico ad alta densità di vulnerabilità: rotte commerciali, cavi sottomarini, infrastrutture energetiche e digitali. La Russia resta la principale minaccia militare. La guerra in Ucraina e la competizione con l’Occidente hanno trasformato il Baltico in uno spazio di pressione costante ma sotto soglia. Interferenze GPS, manipolazioni AIS, protezione aggressiva della “shadow fleet” e presenza navale crescente indicano una strategia che punta a logorare senza provocare escalation diretta. Gli incidenti ai cavi sottomarini tra 2024 e 2025 – spesso senza attribuzione certa – mostrano una dinamica chiave: il danno materiale è secondario rispetto all’effetto sistemico. Ogni interruzione aumenta i costi di sicurezza, assicurazione e sorveglianza. In questo contesto, la non attribuibilità diventa un’arma.
Proxy criminali e minaccia interna: la nuova frontiera
Il secondo livello è interno ma connesso all’esterno. La Svezia, già segnata da anni di violenza di gang, si trova oggi davanti a una trasformazione qualitativa: la criminalità organizzata come strumento geopolitico. Secondo la Säpo, l’Iran ha utilizzato reti criminali svedesi per colpire interessi israeliani e intimidire oppositori. Il caso della rete Foxtrot e del suo leader Rawa Majid rappresenta un esempio emblematico di questa convergenza. Qui si rompe una distinzione classica: non esiste più una separazione netta tra sicurezza interna e minaccia esterna. Le reti criminali diventano infrastrutture a noleggio, abbassando i costi operativi per attori statali e aumentando la difficoltà di prevenzione e attribuzione.
Cina: la pressione silenziosa su economia e tecnologia
A differenza di Russia e Iran, la Cina agisce su un piano meno visibile ma più strutturale. Pechino utilizza il proprio peso economico per influenzare catene del valore, ricerca e innovazione tecnologica. Nel 2025, la Cina rappresentava di gran lunga il principale partner commerciale della Svezia tra i tre attori considerati. Questo crea una vulnerabilità diversa: non legata alla sicurezza immediata, ma alla dipendenza sistemica. Il MUST evidenzia come il controllo di tecnologie strategiche e supply chain possa tradursi in una leva geopolitica. La minaccia non è un attacco diretto, ma la capacità di condizionare le scelte industriali e politiche nel lungo periodo.
Difesa totale e aumento della spesa: la risposta di Stoccolma
Di fronte a questo scenario, la Svezia ha avviato una trasformazione profonda. Il modello della “difesa totale” – che coinvolge Stato, economia e società – è tornato centrale. Il bilancio della difesa è in forte crescita, con l’obiettivo di superare il 3% del PIL entro il 2028. Non si tratta solo di riarmo tradizionale, ma di una strategia più ampia: protezione delle infrastrutture, sicurezza cyber, resilienza civile. Parallelamente, è prevista la creazione di un nuovo servizio di intelligence civile esterna entro il 2027. Questo indica un passaggio chiave: la Svezia riconosce che la sicurezza moderna richiede integrazione tra intelligence, polizia e difesa.
La convergenza delle minacce: un’unica matrice strategica
Il dato più rilevante non è la presenza di tre attori ostili, ma la loro convergenza funzionale. Russia, Cina e Iran non agiscono necessariamente in coordinamento diretto, ma beneficiano dello stesso effetto: l’erosione della coesione occidentale.
- La Russia esercita pressione militare e ibrida
- L’Iran utilizza proxy e intimidazione transnazionale
- La Cina incide su economia e tecnologia
Il risultato è un ambiente in cui le minacce si sommano, creando una saturazione strategica. La difficoltà di attribuzione, la moltiplicazione dei vettori e la continuità delle pressioni trasformano il rischio in una condizione permanente.
Due scenari: resilienza o saturazione
Nel migliore degli scenari, la Svezia riesce a trasformare questa pressione in un vantaggio strategico. Rafforzando coordinamento, protezione infrastrutturale e contrasto alle reti criminali, può diventare un modello di resilienza nordica. I segnali positivi sarebbero: maggiore capacità di attribuzione, riduzione degli incidenti, contenimento del reclutamento criminale e stabilità sociale. Nel peggiore degli scenari, invece, si entra in una fase di saturazione ibrida. Non un grande evento, ma una sequenza continua di micro-crisi: sabotaggi, cyberattacchi, intimidazioni, disinformazione. Il risultato sarebbe un aumento del costo-Paese, con effetti su economia, investimenti e coesione interna.
La Svezia come laboratorio geopolitico
La Svezia rappresenta oggi un caso di studio cruciale. Non perché sia un’eccezione, ma perché anticipa una tendenza più ampia: la trasformazione della sicurezza in un campo multidimensionale e continuo. Il punto centrale non è stabilire quale minaccia sia prevalente, ma comprendere come esse interagiscono. La distinzione tra guerra e pace, interno ed esterno, civile e militare si sta progressivamente dissolvendo. Per analisti e decisori, la lezione è chiara: la competizione geopolitica contemporanea non si gioca più solo sui territori, ma sulle connessioni, le vulnerabilità e la capacità di resistenza delle società. La Svezia, nel Baltico, è oggi il luogo dove questa trasformazione è più visibile. E forse, anche, il primo banco di prova per capire se l’Europa saprà adattarsi a una sicurezza che non concede più zone grigie.
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