Difesa /

L’U.S. Air Force, l’aeronautica militare statunitense, ha svelato le prime immagini di un disegno concettuale per il nuovo cacciabombardiere di sesta generazione che dovrà sostituire l’F-22. Nel rapporto di acquisizione biennale si può vedere infatti una rappresentazione grafica del Ngad (Next Generation Air Dominance), il noto programma per un nuovo velivolo da superiorità aerea.

Come si legge nel documento, una “minaccia dinamica altamente avanzata richiede un modo di pensare differente. Next Generation Air Dominance è una famiglia di capacità che permette la superiorità aerea negli ambienti operativi più impegnativi attraverso il rafforzamento dello sviluppo dei pilastri della tecnologia digitale, lo sviluppo di software versatili, e un’architettura aperta. Attraverso la messa in atto di cicli di sviluppo più brevi, il programma matura più velocemente e riduce i rischi attraverso l’uso di prototipi e la sperimentazione operativa. Questo permette di conseguire miglioramenti nelle capacità di sopravvivenza, letalità, e persistenza in un ambiente altamente ostile.

Destinato ad accompagnare F-35, F-22 e gli altri assetti anche dei partner degli Stati Uniti nel ruolo di superiorità aerea, il Ngad è un programma aeronautico avanzato per sviluppare capacità di penetrazione di piattaforme counter air con consapevolezza situazionale multidominio, sistemi di comunicazione resilienti e versatili, e una gamma integrata di altre capacità. Il programma utilizza un approccio di acquisizione non tradizionale per evitare le classiche tabelle di marcia monolitiche e gli esorbitanti costi di ciclo vita. Questa strategia, denominata Digital Century Series, crea presupposti ottimali per l’industria al fine di adottare le migliori soluzioni per le attività di progettazione prima ancora che un singolo componente venga fabbricato”.

Quello del Ngad non è più un segreto. Lo scorso settembre è stata la stessa U.S. Air Force a rivelare che un prototipo del nuovo velivolo aveva volato, e pochi giorni dopo l’Afmc (Air Force Material Command) aveva reso pubblico che il nuovo velivolo aveva una pianta a “delta”.

Oggi, grazie alla pubblicazione del rapporto dell’Usaf, abbiamo modo di vedere un primo disegno, che molto probabilmente – come quasi sempre accade – è molto approssimativo e passibile di modifiche anche importanti.

Il Ngad dimostra di avere una pianta a doppio delta invertito, con i bordi di uscita a dente di sega in corrispondenza degli ugelli dei motori (due) sistemati in posizione dorsale e caratterizzati da un sistema di diffusione degli scarichi, per cercare di minimizzarne l’impronta Ir. Le prese d’aria sono anch’esse dorsali e sembrano molto vicine all’abitacolo e al bordo d’attacco dell’ala. Gli impennaggi verticali sono due e risultano posizionati molto avanzati rispetto al bordo d’uscita alare, e hanno un certo grado di angolazione verso l’esterno. È altamente probabile, guardando il disegno, che l’armamento del Ngad sarà posizionato in baie interne, così come avviene per gli F-22 ed F-35.

L’Air Force, in occasione dell’annuncio dello scorso settembre, aveva detto che il Ngad esiste per esaminare cinque principali tecnologie che probabilmente appariranno nei prossimi velivoli di nuova generazione, con l’obiettivo di ottenere miglioramenti in sopravvivenza, letalità e persistenza. Allora, così come oggi, non sono state specificate quali sono quattro di queste tecnologie.

L’unica riconosciuta è quella relativa alla propulsione. Negli ultimi anni, l’Air Force ha investito in modo sostanziale in motori a ciclo variabile, e questa viene ritenuta universalmente essere, insieme alle armi a energia diretta, uno dei discriminanti per poter parlare di un velivolo di sesta generazione.

L’attuale motore dell’F-35, il Pratt & Whitney F-135, e la sua variante prevista per il B-21 producono una tremenda quantità di energia elettrica che può essere sfruttata per armi di questo tipo. Questo potrebbe richiedere tecniche avanzate per la gestione calore generato, in modo che non diventi parte della “firma” Ir dell’aeromobile, e richiederà pertanto lo studio di nuovi materiali radar-assorbenti per il rivestimento esterno e di altri in grado di dissipare o assorbire il calore per quelli interni.

Sempre secondo quanto riferito dall’Usaf, il Ngad potrebbe assumere la forma di un singolo velivolo e/o una serie di sistemi complementari, che siano con equipaggio, senza equipaggio, con equipaggio facoltativo, informatico, elettronico e soprattutto forme che non assomigliano al tradizionale “caccia”. Stante questi disegni, se fossero davvero rappresentativi della macchina che gli Stati Uniti sostengono di aver già fatto volare, potrebbe davvero essere così, anche se la forma generale, nella storia dei prototipi e delle ideazioni aeronautiche, non è qualcosa di inedito.

La cosa forse più interessante del programma e che fa parte di quello dell’Air Force volto alla riprogettazione di come si acquisisce un velivolo o un generale sistema d’arma. Dopo i costi esorbitanti dell’F-35 (e quelli dell’F-22), ora lo sforzo del Pentagono è rivolto a cercare di dividere progettazione, produzione e sostegno operativo in modo tale che chi progetta un aereo potrebbe non ottenerne il contratto di produzione, mentre chi ottiene il contratto di produzione potrebbe non supportare anche l’aereo sul campo. In definitiva, questa visione potrebbe portare le aziende a specializzarsi in settori dell’intera vita del velivolo (progettazione, costruzione, sostenimento) trasferendo poi i loro progetti agli altri centri assegnatari. Questa riallocazione di ruoli potrebbe aprire i programmi dell’Air Force ad aziende che non sono tradizionalmente dei colossi dell’aeronautica.

Questo concetto completa l’altro obiettivo dell’Air Force, quello di passare da programmi di lungo sviluppo ad altri a breve termine, resi possibili da questa sinergia tra diverse realtà industriali che ne garantirebbero la flessibilità produttiva e quindi economica. Si tratta di una sfida essenziale: non è più pensabile di affidarsi a velivoli altamente sofisticati che hanno una gestazione estremamente lunga e dei tempi di produzione, dal taglio della prima lamiera alla consegna ai reparti, altrettanto lunghi.

L’alto livello tecnologico deve andare di pari passo ad una celerità – ed economia – che è importantissima non solo per risparmiare sul bilancio, ma soprattutto in funzione di un possibile conflitto futuro. La perdita di un numero di velivoli di ultima generazione pari a quello di uno stormo, intaccherebbe pesantemente le capacità aeree e costringerebbe a utilizzare velivoli “di seconda linea” che si troverebbero ad affrontare difese aree nate per contrastare le ultime generazioni di aeromobili. Diventa imperativo quindi riempire in fretta “i vuoti”.

Secondo quanto si legge ancora sul rapporto recentemente pubblicato, le attuali assegnatarie dello sviluppo del Ngad sono la Lockheed Martin e la Raytheon. Il programma è stato finanziato per un valore di 9 miliardi di dollari dal 2019 al 2025, mentre il budget per il 2021 è stato di 1 miliardo, con una richiesta di 1,5 miliardi per il 2022. La Ioc (Initial Operational Capability – capacità operativa iniziale) del nuovo velivolo è prevista per il 2030, all’incirca in linea con quella dei velivolo di ultima generazione attualmente in sviluppo in Europa.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.