Il confine tra India e Pakistan rappresenta una delle aree più pericolose al mondo, in virtù delle costanti tensioni tra Nuova Delhi e Islamabad e del reciproco possesso di un arsenale nucleare. Il recente discorso del generale pakistano Kidwai rappresenta un elemento di forte preoccupazione, in quanto esso delinea un notevole abbassamento della soglia di impiego dell’arsenale nucleare del paese. 

La storia della dottrina militare pakistana

L’esigenza dello sviluppo di un arsenale nucleare da parte del Pakistan sorse in seguito al disastroso esito del conflitto con l’India nel 1971, risultato nella secessione del Pakistan orientale, odierno Bangladesh, e nella conseguente perdita di metà della popolazione del Paese. La prima motivazione dietro l’avvio del programma militare del Paese risultava essere la profonda inferiorità convenzionale nei confronti dell’India, ulteriormente acuitasi dopo il 1971, la quale comportava quindi la necessità di un sistema d’arma in grado di fare da contrappeso a tale asimmetria. La seconda necessità atteneva invece alla generale mancanza di volontà dei prestatori di sicurezza del Paese, nello specifico Stati Uniti e Cina, di fornire un effettivo supporto per difendere Islamabad. In particolare gli Stati Uniti, pur intervenendo per impedire una completa invasione del Paese da parte dell’India durante il conflitto del ’71, avevano tradizionalmente mantenuto una postura piuttosto equilibrata durante gli scontri convenzionali tra le due nazioni. Al contempo la Cina non possedeva all’epoca la forza militare necessaria per intervenire in favore del Pakistan, il che si tradusse in un mancato intervento nel conflitto sebbene Islamabad stesse chiaramente affrontando una minaccia esistenziale.

Fu in particolare il presidente Zulfiqar Ali Bhutto ad investire nello sviluppo di un arsenale nucleare, intento sintetizzato nella storica frase “mangeremo erba, ma avremo la nostra bomba”. Nel corso degli anni successivi il Paese proseguì al netto della fortissima opposizione statunitense lo sviluppo di un arsenale nucleare, conseguendo tale risultato nel 1998. Sin dalla prima detonazione di un ordigno nucleare, il Pakistan non ha codificato un documento sintetizzante la propria dottrina nucleare, termine pertanto inadatto a descrivere la postura nucleare del paese, ma ha preferito mantenere una certa ambiguità strategica sul tema. Tuttavia, i due pilastri della postura del Paese sono comunque facilmente desumibili. Il primo di essi risulta essere il principio del Minimo Deterrente Credibile, come asserito dal Primo Ministro Nawaz Sharif in un discorso tenuto presso il National Defence College nel 1999, il secondo attiene invece al rifiuto della politica del no first use. La combinazione di questi due elementi indica come il Pakistan intenda il proprio arsenale nucleare come un elemento in grado di infliggere perdite inaccettabili all’India in caso di conflitto convenzionale tra le due nazioni. Il National Institute for Strategic Studies ha indicato come sussistano attualmente quattro “soglie” di impiego dell’arsenale nucleare: spaziale, relativa ad una possente penetrazione militare indiana nel territorio del paese, militare, incentrato su una distruzione eccessivamente rilevante delle forze militari pakistane, economico, volto a forzare un eventuale blocco navale e infine una soglia politica, relativa ad una eventuale destabilizzazione del paese operata dall’India.

L’arsenale nucleare del Pakistan

L’arsenale nucleare pakistano si compone di circa 154 testate, così distribuite

  • Vettori di lancio aerei: sono rappresentati da 36 aeromobili Dassault Mirage III e IV, aventi un range di 2100 km e armati con bombe di potenza da cinque a 12 kilotoni
  • Vettori di lancio terrestri: sono complessivamente 118 divisi in missili a corto raggio, ossia aventi un range massimo di circa 1000 km e missili a medio raggio, aventi un range compreso tra i 1000 e i 3500 km. I missili a medio raggio sono in totale 78, i modelli Abdali, Ghaznavi, Shaheen-I Shaheen-IA, Babur GLCM e Nasr, dotati di un range compreso tra i 200 e i 900 km e testate aventi una potenza da cinque a 12 kilotoni. I missili a medio raggio ammontano invece a 40 e sono rappresentati dai modelli Ghauri, Ababeel Shaheen II e III, i quali presentano un range compreso tra i 1250 e i 2750 km e testate di potenza compresa tra 10 e 40 kilotoni
  • Vettori di lancio marittimi: l’unico vettore di questo tipo è il Babur-3, avente un range di 450 km e testate dotate di una potenza compresa tra i 5 e i 10 kilotoni, i quali verranno probabilmente equipaggiati sui sottomarini classe Hangor attualmente in costruzione. 

L’arsenale nucleare del Paese è posto sotto il comando della National Command Authority, un’agenzia federale indipendente che comprende una delegazione dell’autorità civile composta dal primo ministro, il quale svolge anche la funzione di capo dell’agenzia, e i ministri degli Esteri, Interni, Finanze, Difesa e Produzione della Difesa. Una delegazione militare composta dal Capo di Stato Maggiore e dai capi degli altri tre rami delle forze armate (forze di terra, marina e aviazione) e infine una delegazione dell’intelligence composta dal capo della Strategic Plan Division Force, l’unità paramilitare incaricata di vigilare sulla sicurezza dell’arsenale, che svolge anche la funzione di Segretario dell’agenzia, e infine il capo dei servizi segreti, l’Isi. L’agenzia è formata da due commissioni, rispettivamente la Employment Control Committee, la quale redige la dottrina nucleare del paese e la Developement Control Committee, la quale si occupa invece dello sviluppo dell’arsenale. Ambedue le commissioni sono presiedute dal Primo Ministro, il quale è affiancato alla guida della prima dal ministro degli Esteri e dal ministro delle Finanze che fungono da vice, mentre nella seconda il suo vice è rappresentato dal Capo di Stato Maggiore.

I recenti sviluppi

Alcuni recenti sviluppi indicano tuttavia come la dottrina militare del Paese stia progressivamente andando verso una pericolosa direzione. In un recente discorso il generale pakistano in pensione, Khalid Kidwai, ha introdotto due concetti piuttosto controversi. Il militare, descritto come “la mente” dietro il programma nucleare del Paese, ha asserito che il Pakistan dispone di una vasta gamma di strumenti nucleari di natura “verticale e orizzontale”, i quali coprono un range da zero metri ad oltre 2mila chilometri. A suscitare scalpore sono i concetti di armi nucleari orizzontali e di zero metri, tali termini paiono infatti descrivere armi nucleari di natura tattica, passibili di essere impiegate a distanza ravvicinata in caso di conflitto convenzionale con l’India. Il processo di rafforzamento del comparto missilistico pakistano a corto raggio prosegue ormai da diversi anni, indicando come il paese stia considerando la progressiva integrazione di armamenti nucleari di tipo tattico nel proprio arsenale. Il termine zero metri risulta però preoccupante in quanto potrebbe riferirsi anche a sistemi d’arma quali munizioni d’artiglieria dotati di testate nucleari. 

Lo sviluppo di simili sistemi d’arma renderebbe molto più probabile l’impiego di armi nucleari da parte del Pakistan, in virtù dell’estrema semplicità del loro utilizzo. Il discorso del generale potrebbe non rappresentare affatto una buona notizia per la stabilità della regione, in quanto passibile di avviare una nuova corsa agli armamenti con l’India, la quale alimenterebbe ulteriormente la proliferazione nucleare in Asia Meridionale. Inoltre lo sviluppo di tali armamenti renderebbe ancor più tesa la difficile situazione lungo la comune frontiera del paese, dove gli infiniti scontri locali sono stati talvolta intervallati da stalli militari estremamente prolungati. Al netto di ciò, in virtù della presenza in entrambe le nazioni di un sistema di pesi e contrappesi interno che mitiga la messa in essere di azioni manifestamente irrazionali, rende improbabile lo scoppio di un conflitto. Ciononostante il rischio di guerra non può mai essere sottovalutato, già nel 1999 all’indomani dei test nucleari condotti dal Pakistan, le due nazioni combatterono una breve guerra di confine limitata alla regione del Kargil, dove Islamabad venne indotta a ritirarsi a seguito di una fortissima pressione della comunità internazionale. In ultima analisi, il recente discorso del Generale Kidwai rappresenta un ulteriore passo verso l’assunzione di una postura nucleare decisamente più aggressiva da parte del Pakistan, la quale da contraltare alla progressiva crescita relativa economica, militare e demografica dell’India. Tale processo ricorda molto quanto avvenuto tra le due Coree e potrebbe inoltre ripetersi nel lungo termine in relazione ad un attore dotato di un immane arsenale nucleare il cui potere militare convenzionale è fortemente regredito, la Federazione Russa.