Stiamo davvero osservando i caccia di sesta generazione cinesi?

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Pechino ha deliberatamente fatto in modo di diffondere le immagini di due nuovi velivoli da combattimento lo scorso 26 dicembre per celebrare la data di nascita di Mao Zedong, fondatore della RPC (Repubblica Popolare Cinese). Inoltre, lo stesso giorno di 13 anni fa, il cacciabombardiere di quinta generazione J-20 era stato svelato per la prima volta.

Video e fotografie dei due nuovi “caccia” hanno fatto il giro del mondo, e fonti cinesi, riprese da alcuni media occidentali, parlano di nuovi caccia di sesta generazione, in particolare per un velivolo che è subito apparso come un concept per questa tipologia di macchina, condividendo almeno una soluzione costruttiva coi progetti occidentali, ovvero la mancanza di piani di coda verticali, o derive.

La RPC ha dapprima reso pubblico un filmato di quello che è stato successivamente definito il J-36, accompagnato nel suo volo dimostrativo da un J-20S, versione biposto del caccia cinese. Di questo nuovo caccia non sappiamo molto fatta esclusione di quanto si può osservare dalle immagini: si tratta di un velivolo con configurazione a delta, dotato di abitacolo, con due prese d’aria al di sotto della fusoliera e una al di sopra che portano alla conclusione, confermata da una fotografia che riprende l’aereo a terra dal quarto posteriore, che è dotato di tre motori. La casa produttrice dovrebbe essere la Chengdu Aircraft Corporation (CAC), come dedotto dalla presenza del J-20, e non è chiaro se il nuovo velivolo sia monoposto o biposto: la sua grandezza, deducibile dal raffronto col J-20, è sufficiente per accomodare due piloti affiancati. Ai lati del muso si notano due grandi aperture: una sembra essere una finestra elettro-ottica mentre l’altra sembra essere per un sensore di qualche tipo che secondo The War Zone potrebbe essere uno SLAR (Side Looking Airborne Radar), ovvero un radar a visione laterale che darebbe una copertura molto più ampia rispetto a uno montato frontalmente.

Si tratta però di speculazioni dedotte dalle immagini, come detto, in quanto le autorità cinesi non hanno ancora rilasciato nessun tipo di comunicazione in merito.

Il secondo velivolo è un altro aereo senza derive ma con configurazione a delta composito, ovvero le ali formano, in questo caso, una sorta di lambda con la fusoliera. Anche in questo caso non possiamo dire nulla di rilevante se non che sono evidenti due ugelli del motore, con una specie di protuberanza tra di loro. Dalle immagini disponibili non siamo in grado di affermare se l’aereo abbia una cabina di pilotaggio: se da un lato avrebbe senso che facesse parte del percorso di sviluppo di aerei da combattimento con equipaggio, potrebbe anche essere un drone o un velivolo con equipaggio opzionale. Questo velivolo, senza denominazione ufficiale, potrebbe essere stato prodotto dalla Shenyang in quanto accompagnato, nel suo volo, da un caccia J-16.

Entrambi gli aerei hanno caratteristiche decisamente stealth: l’assenza di derive ne migliora le qualità in questo senso, e gli scarichi dei motori appaiono schermati per ridurre le emissioni IR (infrarosso), senza considerare la soluzione, per entrambi, di avere un design che ne migliori le caratteristiche di bassa osservabilità radar. Quest’ultima una scelta comune anche a tutti i caccia di quinta generazione.

Siamo davvero sicuri di trovarci davanti, almeno per il J-36, al prototipo (o dimostratore tecnologico) di un caccia di sesta generazione? Un aereo di questa categoria deve rispondere a dei requisiti specifici, che sebbene non sono del tutto noti, lo differenziano da quelli delle generazioni precedenti.

Per i velivoli di sesta generazione si parla, infatti, di capacità di velocità sostenuta durante il volo di crociera (supercruise, ovvero mantenere la velocità supersonica), di autonomia e carico utile considerevoli, di bassa osservabilità ma soprattutto di una suite elettronica di bordo di nuovo tipo tale da farlo diventare effettivamente un “sistema di sistemi”, ovvero una piattaforma in grado di integrarsi, operare e “dialogare” con tutti gli assetti presenti sul campo di battaglia. In particolare una macchina “sistema di sistemi” sarà in grado di operare droni e di fungere da snodo di comando, controllo e comunicazione per UAV/UCAV e altri assetti. Il cuore, insomma, sarà il software e la RPC, nonostante i progressi dimostrati, non è ancora ai livelli occidentali: ottenere la fusione dei sensori e delle capacità di supporto alle decisioni resta una sfida di non facile risoluzione per i progettisti di Pechino, e lo è anche per quelli nostrani. Inoltre un’altra sfida ingegneristica è rappresentata dai propulsori: attualmente i motori cinesi di nuova generazione (WS-19) sono ancora in fase di sviluppo e non sembrano comunque rispondere alle caratteristiche di quelli per un caccia di sesta generazione, ovvero non sono “a ciclo variabile” o “adattivo” ovvero capaci di funzionare in modo efficiente in condizioni di volo miste, come subsonico, transonico e supersonico.

È pur vero che i requisiti per le diverse generazioni variano secondo le diverse filosofie aeronautiche, e che ciascun Paese, per la quinta generazione, ha dimostrato di prediligere alcune caratteristiche a scapito di altre: il russo Sukhoi Su-57, ad esempio, non ha una stealthness così spinta come l’F-22 “Raptor” statunitense per deliberata scelta dei progettisti che hanno seguito la filosofia delle operazioni aeree russe, ovvero più rivolte alla difesa dello spazio aereo piuttosto che alla ricerca della superiorità aerea nello spazio aereo ostile.

Pertanto anche la RPC potrebbe semplicemente aver ignorato certi requisti per ottenere un nuovo velivolo adatto ai suoi scopi che rispondono alla strategia cinese di interdizione dello spazio aereo a lungo e lunghissimo raggio in funzione del contrasto allo (stra)potere aereo statunitense. Il J-36, così, potrebbe essere una piattaforma per colpire alcuni assetti molto importanti come le aerocisterne o i velivoli AWACS a grande e grandissima distanza, e potrebbe perfino fare da piattaforma per attività ASAT (Anti Satellite), che spiegherebbe la necessità di avere un terzo motore.

Non bisogna comunque sottovalutare le capacità dell’industria aeronautica della RPC. A settembre 2022, il generale dell’USAF in pensione Mark Kelly, già a capo dell’Air Combat Command (ACC), aveva affermato che Pechino stava lavorando allo stesso concetto di “sistema di sistemi” per un caccia di sesta generazione. All’epoca, Kelly aveva osservato che la RPC vedeva le piattaforme aeree di sesta generazione, inclusi i futuri aerei da combattimento con equipaggio, in modo “molto simile a come la vediamo noi: una riduzione esponenziale della firma (IR e radar, ndr), un’accelerazione esponenziale della potenza di elaborazione e di rilevamento”.

Siamo quindi davanti ai nuovi dimostratori cinesi di velivoli, manned e unmanned, di sesta generazione? Forse, ma il dubbio che si tratti di una quinta generazione plus rimane, forti anche della realtà di nuovi caccia come il turco “Kaan”e il sudcoreano KF-21 “Boramae” che nonostante una linea decisamente stealth che ricorda F-35 ed F-22, appaiono a tutti gli effetti come velivoli di generazione 4++.