La recente visita del primo ministro britannico Keir Starmer in Germania ha mostrato la volontà di Londra di fare di Berlino un’interlocutrice chiave sugli scenari della difesa e della sicurezza. Starmer ha incontrato Olaf Scholz un mese dopo che i rispettivi ministri della Difesa, John Healey e Boris Pistorius, hanno concordato una dichiarazione congiunta sulla cooperazione dei dossier strategici, dal sostegno continuo all’Ucraina invasa dalla Federazione Russa alla cooperazione in ambito industriale e di ricerca.
Perché Starmer punta su Berlino
Londra si trova, infatti, di fronte a un dilemma strategico. In primo luogo, il Regno Unito vuole dare continuità a un dettame operativo che, con il coinvolgimento al fianco di Kiev, ha consolidato il ruolo del Paese come seconda potenza della Nato in termini operativi dopo gli Stati Uniti, dotato di una capacità d’influenza nell’Europa dell’Est e di mettere alla prova diversi asset strategici, dagli armamenti forniti all’Ucraina (carri Centurion, missili Storm Shadow, obici e via dicendo) alle pratiche operative dell’intelligence.
In tal senso, parlare con la Germania significa dialogare con la potenza di riferimento in campo economico e industriale ma, va ricordato, anche con un attore spaesato sul fronte geo-strategico. Oggi in crisi sulla ricerca di punti di riferimento dopo la scoperta di quinte colonne interne al campo atlantico che hanno favorito il sabotaggio di Nord Stream 2, l’esplosione della rivalità sul tema con la vicina Polonia, la percezione di vulnerabilità dopo la fine dell’epoca del gas russo a basso prezzo che alimentava l’industria di Berlino. E questo apre al secondo punto degli obiettivi di Starmer: un asse Londra-Berlino, oggigiorno, cristallizzerebbe la situazione geopolitica dell’Europa a favore di un orientamento gradito a Londra e Washington, facendo leva sull’integrazione di Berlino al sistema di Difesa atlantico.
Annacquare la difesa europea
Questo, terzo punto, anche per annacquare o rendere più favorevole ai dettami britannici le politiche di Difesa comune dell’Unione Europea: “L’Ue mira a rendere l’industria della difesa una delle priorità per la prossima Commissione”, ha ricordato il portale “Uk in a changing Europe”, “anche se si dovrebbe applicare un sano scetticismo su quanto lontano andranno queste iniziative.
Le attuali condizioni per la partecipazione di Paesi terzi alle iniziative di difesa dell’Ue rimangono inaccettabili per Londra, ad esempio per quanto riguarda i diritti di proprietà intellettuale e l’accesso per l’industria della difesa del Regno Unito. Il King’s College ricorda in un report che l’interoperabilità tedesco-britannica può garantire alla Germania e al Regno Unito spazi di cooperazione su diversi programmi militari e esigenze comuni: i lanciamissili multipli (Mlrs), il potenziamento della difesa aerea, lo sviluppo di sciami di droni operativi sul campo di battaglia, la lotta anti-sommergibile, lo sviluppo di sistemistica navale in forma congiunta.
Il sogno di Londra sulla Germania
Tutti programmi in cui un accordo diretto Londra-Berlino consentirebbe al Regno Unito di bypassare eventuali requisiti necessari ad entrare in piani europei tramite la condivisione di informazioni sensibili. E il cui ultimo approdo sarebbe, nei desideri di Londra, spingere Berlino a convergere nel piano britannico per il caccia europeo di sesta generazione, il Global Combat Air Program (Gcap) che vede la collaborazione di Regno Unito, Svezia, Italia e Giappone.
Ad oggi la Germania coopera con la Francia nel Future Combat Air System (Fcas), un progetto che va avanti tentennando da anni. “Una fusione dei due progetti condizionerebbe l’intera filiera aeronautica europea per decenni”, ha rilevato il King’s College, sottolineando anche come Londra possa offrire a Berlino altre capacità di cooperazione in ambito aeronautico, come l’interoperabilità dei pattugliatori P-8 Poseidon.
Per Londra, dunque, spingere su questo dossier significherebbe acquisire centralità nelle decisioni europee della Difesa anche da fuori l’Ue. E , fattore non secondario, ridimensionare le pretese francesi di una leadership autonoma di Parigi nei programmi europei. Vista la rivalità che da sempre divide i complessi militari-industriali di Londra e Parigi, un risultato certamente non sgradito per Downing Street. E la via per realizzare questi progetti è quella del compromesso Londra-Berlino. Con cui il Regno Unito vuole rimettere piede in Europa senza rinnegare la Brexit. Ma continuando all’obiettivo di aumentare la sua influenza in un’Unione Europea non coordinata sulle questioni vitali.

