Un nuovo sottomarino per la Flotta russa del Pacifico. Come conferma il portale russo Izvestia, il sottomarino Ufa, uno dei più moderni sommergibile classe Kilo del Progetto 636.3, entrerà a far parte della flotta del Pacifico in autunno dopo essere stato consegnato alla Marina russa lo scorso anno.
L’unità, che è nel Baltico in attesa di ricevere l’ordine di spostamento verso la base di destinazione nell’Estremo Oriente russo, è una di quelle che desta il maggiore interesse degli esperti navali: occidentali e non. Il motivo è legato non soltanto al tipo di armi imbarcate e alla capacità di proiezione di forza, ma anche alla silenziosità di questi mezzi, non a caso denominati dalla Marina degli Stati Uniti come “Black Holes”, “buchi neri”.
Terza generazione di una classe di sottomarini diesel-elettrici diventata iconica, queste unità sono l’ultimo step dei Kilo, una delle più importanti classi di sottomarini prodotte dalla Russia sin dai tempi dell’Unione Sovietica. Un programma che va avanti da decenni e che conferma come a Mosca si guardi sempre con estrema attenzione al rafforzamento della flotta subacquea sia per quanto riguarda i sottomarini, sia per altri armi o sistemi.
Il sito specializzato Navy Recognition riporta alcuni dati tecnici dei sottomarini come l’Ufa. La loro velocità è di circa 20 nodi, mentre navigano a una profondità massima di 300 metri e possono resistere in navigazione fino a 45 giorni. Armati anche di missili Kalibr, sono dotati dei più moderni sistemi concepiti in Russia sia per quanto riguarda la capacità stealth sia per la navigazione. Anche per queste qualità, non è un caso che i sottomarini del progetto 636.3 siano stati indicati come i principali strumenti per rafforzare la flotta russa del Pacifico. Se infatti è vero che al momento la Federazione Russa è concentrata su quanto accade nel fronte sud-occidentale, ovvero quello che ha come epicentro l’Ucraina, non va dimenticato che Mosca ha da tempo inserito in cima alla propria agenda l’obiettivo di rafforzare la presenza militare anche della sua parte più orientale. E questo vale soprattutto per quanto riguarda la componente marittima.

Il teatro del Pacifico, come dimostrato anche dalle più recenti esercitazioni a sorpresa della flotta, è uno dei più importanti (se non il più importante) palcoscenico del confronto tra le tre maggiori potenze mondiali e di quel settore, ovvero Cina, Russia e Stati Uniti. E va ricordato che, come riportato dai media russi, già nel settembre 2016 – quindi in piena guerra nel Donbass – venne firmato un contratto per altri sei sottomarini di questa classe da consegnare proprio alla flotta del Pacifico. A dimostrazione di come i piani russi non siano affatto cambiati per questioni meramente contingenti.
Di questi sei, ne sono stati realizzati quattro: il Petropavlovsk-Kamchatsky, il Volkhov, il Magadan e appunto l’Ufa. Mentre sempre nel 2016, proprio a certificare il boom della produzione bellica russa di quegli anni, venivano consegnate alla Flotta del Mar Nero altre sei unità dello stesso progetto: queste, come ricordato anche da Newsweek, hanno avuto poi un ruolo rilevante nella guerra scatenata a febbraio del 2022, con lanci di missili che hanno colpito il territorio ucraino a supporto delle truppe di terra.
Il fratto che la Russia non abbia mai dimenticato il Pacifico e non modifichi i suoi piani nemmeno in una situazione come quella venutasi a creare dopo l’invasione dell’Ucraina, conferma che si tratta di un fronte considerato sempre più centrale nella logica del rapporto tra superpotenze. Non solo per l’ascesa della Cina e per le continue tensioni nell’Indo-Pacifico con gli Stati Uniti. Da una parte la Russia vuole cercare di controllare anche le potenze regionali – in particolare il Giappone data la disputa sulle Curili – che potrebbero essere sempre più capaci di schierare unità in grado di modificare gli equilibri consolidati del Pacifico. Inoltre, proprio per l’impegno statunitense nell’area, l’obiettivo russo è anche quello di costruire una flotta in grado di monitorare i movimenti dei sottomarini nemici in una regione dove tra alcuni anni sarà possibile anche assistere alla concretizzazione dell’alleanza Aukus, e dunque all’arrivo dei sottomarini australiani. Infine, non va sottovalutato a lungo termine anche il possibile ruolo dell’area dell’Estremo Oriente russo per il transito per le rotte artiche. I classe Kilo, specialmente di quest’ultima generazione, hanno dimostrato di essere utilizzabili anche nel teatro settentrionale, ed è probabile che Mosca voglia mostrarsi attiva anche sul fronte del controllo delle rotte polari.

