Gli Stati Uniti inviano un “avvertimento” alla Corea del Nord. Lo Uss Michigan, sottomarino a propulsione nucleare lanciamissili da crociera, è arrivato nel porto di Busan, in Corea del Sud. Per molti osservatori una scelta che indica un rinnovato interessamento da parte dell’amministrazione Biden a uno scenario, quello coreano, solo apparentemente uscito fuori dai suoi radar. Se infatti la guerra in Ucraina e le tensioni con la Cina hanno moltiplicato dichiarazioni e mosse di Washington sia sullo scacchiere europeo che su quello specifico dell’area di Taiwan, non va dimenticato che anche la penisola coreana rappresenta un punto essenziale dell’agenda Usa nell’Indo-Pacifico. E il confronto con il leader nordcoreano Kim Jong-un è a sua volta parte del delicato triangolo tra Stati Uniti, Russia e Cina.
Lo Uss Michigan, con i suoi 170 metri e 154 Tomahawk, è in questo senso un messaggio molto chiaro del coinvolgimento del Pentagono nella contesa tra le due Coree. Secondo l’agenzia sudcoreana Yonhap, il sottomarino della Us Navy rimarrà nelle acque di Busan fino al 22 giugno, ma il suo arrivo è importante per due indicazioni che fornisce sull’agenda asiatica americana.

Da un lato, il sottomarino conferma l’impegno di Corea del Sud e Stati Uniti messo nero su bianco nella cosiddetta dichiarazione di Washington. Ad aprile i presidenti si sono incontrati nella capitale Usa decidendo di aumentare lo schieramento di mezzi strategici americani come deterrente a qualsiasi mossa da parte di Pyongyang. Nel testo della dichiarazione, si legge che Joe Biden e il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol avrebbero migliorato la “regolare visibilità delle risorse strategiche nella penisola coreana”, e che questo sarebbe stato evidenziato dalla visita di un sottomarino nucleare. Insieme a questo impegno, Seul e Washington avevano poi deciso di rafforzare la condivisone delle informazioni e di aumentare il coordinamento su vari livelli anche grazie a periodiche consultazioni.
Dall’altro lato, l’arrivo dello Uss Michigan, ovviamente programmato, non è solo giunto dopo imponenti esercitazioni congiunte tra i due Stati, ma è stato anche “salutato” poche ore prima dal lancio di due missili balistici da parte delle forze della Corea del Nord. Secondo la maggior parte degli osservatori, questo test da parte di Pyongyang sarebbe da interpretare come una riposta dei militari di Kim alle manovre. I missili, caduti nella zona economica esclusiva giapponese, sono stati definiti dai governi di Giappone e Corea del Sud come “una chiara violazione di diverse risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu” che “dimostra la minaccia che armi illegali di distruzione di massa e programmi di missili balistici rappresentano per la regione”.
Il sottomarino nucleare statunitense non fa altro che confermare i pericoli di quel quadrante e anche il segnale lanciato da Washington riguardo il pieno impegno nel Pacifico, smentendo anche le voci di chi riteneva che la Casa Bianca stesse ipotizzando una riduzione delle forze schierate nell’area in vista di un maggiore impegno dei partner regionali. Del resto, la scelta di questa unità ha un precedente: il 25 aprile del 2017, il Michigan fu inviato proprio a Busan per unirsi al Carrier Strike Group 1 della portaerei Uss Carl Vinson. Anche in quel caso, era un momento di forte innalzamento delle tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti.

