Sorpresa: gli Usa non hanno una vera difesa aerea. Per questo Trump vuole un Iron Dome

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Si stenta e crederlo, ma gli Stati Uniti d’America, considerati la prima potenza militare del mondo, attualmente non possiedono un sistema di difesa aerea “completamente integrato”, in grado di intercettare minacce emergenti come le armi ipersoniche e i suoi vettori. Anzi, a quanto pare affidano la loro difesa complessiva a una combinazioni di sistemi missilistici che, stando alle analisi di esperti osservatori come Stephen Bryen, non rappresentano “essenzialmente” quello che potrebbe essere definito “un buon modello” di difesa.

Per questa ragione, negli ultimi giorni si parla della decisione annunciata dal presidente Donald Trump e dal segretario alla Difesa Pete Hegseth di dotare gli Stati Uniti di un sistema di difesa aerea a più livelli, simile al sistema Iron Dome israeliano, che protegge lo Stato ebraico attraverso una serie di sistemi missilistici appositamente scelti per rispondere ai diversi tipi di minaccia che possono interessare uno spazio aereo protetto.

Un sistema come quello di Israele

Come è stato scritto più volte su queste pagine, durante gli attacchi lanciati dall’Iran, dallo Yemen, dal Libano e dall’Iraq contro Israele, il sistema di difesa aerea integrato dello Stato ebraico è composto da Iron Dome, Iron Beam, David’s Sling, Arrow 2 e Arrow 3 che, attraverso radar a lungo raggio intercettano le minacce e ne assegnano l’eliminazione al sistema preposto. Ciò è stato pensato per garantire una una difesa efficace da missili balistici che viaggiano nell’esoatmosfera come da droni o razzi che volano a poche centinaia di metri dal suolo. Gran parte delle tecnologie militari impiegate provengono e sono state finanziate dagli Stati Uniti.

Tra gli ordini esecutivi destinati alla Difesa degli Stati Uniti, quindi, è stato inserito quello di schierare un sistema “come quello utilizzato da Israele per deviare i missili in arrivo“, dal momento che le “minacce ipersoniche si stanno moltiplicando” e si ritiene che” la vecchia dottrina della distruzione reciproca assicurata non funzionerà per prevenire un primo attacco e gli Stati Uniti potrebbero essere sottoposti a un devastante e fatale attacco missilistico nucleare“, spiega Bryen. Ma cosa ha realmente in testa il nuovo Commander in Chief degli Stati Uniti? E quali sono le principali preoccupazioni del Pentagono?

I “buchi” del NORAD

Palloni sonda o spia cinesi e violazioni dello spazio aereo statunitense da parte di misteriosi droni a parte, gli Stati Uniti in questo momento non sono della posizione di vantare una “difesa aerea a tempo pieno” sulla costa orientale, e secondo quando viene reso noto, non esiste una vera e propria difesa integrata nel settore centrale degli Stati Uniti e lungo la costa bagnata dal Mar dei Caraibi.

Se ci immaginavamo una sorta di onnipresenza e onnipotenza del NORAD – North American Aerospace Defense Command – e dei sistemi di Difesa sottoposti ai suoi comandi e pronti a intervenire in una bolla di difesa estremamente efficiente come abbiamo sempre idealizzato, beh, forse sbagliavamo.

I sistemi di difesa degli Stati Uniti

La difesa aerea degli Stati Uniti si basa su una combinazione di sistemi, come è stato premesso non completamente integrati tra loro, che comprendono il GID, Ground Based Interceptor, che fa parte del Ground Based Midcourse Defense System, si basa su sistema di intercettazione hit to kill, ed è focalizzata sull’abbattimento di testate di missili balistici che vengono “distrutte dalla forza cinetica di un veicolo di distruzione non esplosivo parte dell’intercettore“, schierati in Alaska (considerata una “prima linea di difesa” per l’intercettazione) e in California. Tale sistema dovrebbe essere schierato anche sulla costa orientale; sul sistema THAAD, Terminal High Altitude Air Defense, che è schierato in diverse parti del mondo – Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Israele, Romania e sull’isola di Guam; e sui sistemi di difesa aerea AEGIS schierati a bordo dei cacciatorpediniere classe Arleigh Burke e incrociatori Ticonderoga, per un totale di 56 unità di superficie equipaggiate con AEGIS, e tre sistemi AEGIS-Ashore (a terra), schierati a Guam, in Polonia e in Romania.

Tutti i sistemi sono efficaci come i missili balistici e secondo le considerazione di Weapons & Strategy, l’AEGIS è considerato un elemento essenziale per la difesa missilistica statunitense nel Pacifico, nell’Atlantico, nel Mar Rosso e nel Golfo Persico.

Un problema di dottrina

A quanto pare, alla base del problema strutturale della difesa missilistica degli Stati Uniti, che sono considerati “meno preparati a contrastare i missili balistici nemici e altre minacce” rispetto ai Paesi alleati, ci sarebbero i detrattori della Strategic Defense Initiative del presidente Ronald Reagan che negli anni Ottanta erano dell’idea che “realizzare uno scudo missilistico non era né tecnicamente fattibile né strategicamente accettabile“. Ciò minava inoltre la dottrina del Mutually Assured Destruction, o MAD, basata sul concetto che “né gli Stati Uniti né i suoi avversari avrebbero utilizzato armi nucleari poiché il risultato del loro utilizzo sarebbe stata la distruzione assicurata della parte contendente“.

Nel passato gli accordi per il controllo degli armamenti nucleari e per i missili, che hanno sempre rappresentato la principale minaccia in caso di escalation, sono sempre stati concepiti attorno all’opposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica prima e Federazione Russa poi, e hanno sempre posto una particolare attenzione sulla capacità di First Strike. Il desiderio era “ottenere una credibile capacità di primo attacco” che avrebbe come target le armi nucleari dell’avversario per annientarle prima di una rappresaglia, o Second Strike. Ciò non ha tenuto conto di minacce intermedie, né di attori o potenze internazionali emergenti.

Nuovi attori internazionali e nuove minacce

In passato la Cina non partecipava agli accordi sul controllo degli armamenti, e questo nonostante Pechino abbia continuato negli anni ad implementare non solo le capacità nucleari, ma abbia raggiunto, come Mosca, un vantaggio nello sviluppo di armi e vettori capaci di raggiungere velocità ipersoniche: il vero cruccio del Pentagono. Weapons & Strategy cita l’ascesa di quelli che vengono definiti altri “attori nucleari”, come la Corea del Nord e l’Iran, che è in fase di progettazione.

Secondo la US Defense Intelligence Agency, la Cina ha “il principale arsenale ipersonico al mondo“, mentre la Russia ha già impiegato in battaglia un missile balistico a raggio intermedio Oreshnik con un veicolo planante ipersonico Avangard. Mostrando all’Ucraina e al mondo le sue capacità strategiche.

In conclusione, l’Iron Dome a stelle e strisce richiesto da Donald Trump rappresenta una sfida ma anche una necessità per gli Stati Uniti, che devono potersi garantire una difesa integrata ed efficace da minacce convenzionali, armi nucleari e vettori ipersonici, aumentando le capacità di intercettazione nello spazio e integrando i sistemi di difesa con l’Intelligenza Artificiale per “gestire tattiche sempre più sofisticate” in tempi di reazione sempre più rapidi. E devono portare a termine il suo obiettivo prima che i suoi avversari teorici si trovino nella condizione di poter pensare, nonostante la deterrenza, che l’America Continentale, dopo tutto, è un obiettivo plausibile. e che la sua difesa missilistica possa essere vulnerabile alle armi del futuro.