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L’F/a-Xx è destinato a diventare il fulcro della proiezione di potenza degli Stati Uniti d’America come caccia di sesta generazione con capacità stealth e configurazione in open architecture a cui affiancare i droni della nuova tipologia nota come loyal wingman. Per questa ragione i vertici dell’Us Navy hanno richiesto un miliardo e mezzo di dollari al fine di sviluppare il vettore segreto, quanto decantato, nel contesto del più ampio programma Next-Generation Air Dominance (Ngad).

L’intenzione – nonostante l’entrata in servizio attivo degli F-35C Joint Strike Fighter che andrà a coadiuvare – è quella di sostituire l’intera flotta di cacciabombardieri di quarta generazione l’F/a-18 Super Hornet (compresi i velivoli per guerra elettronica Ea-18G Glower basati sulla medesima cellula), e svolgere il ruolo di “quarterback” dei gruppi aerei imbarcati sulle portaerei della Marina statunitense classe Gerald R. Ford e Nimitz.

Quali caratteristiche avrà l’F/a-Xx

Se si fa affidamento sui primi render proposti dalla Boeing per il progetto preliminare della piattaforma F/a-Xx, il nuovo caccia multiruolo dotato allo stesso tempo capacità da superiorità aerea appare come una sorta di ala volante priva di impennaggi, sicuramente dotato di vani/stive ventrali per il trasporto di missili e bombe, spinto da una coppia di motori a ciclo adattivo, e provvisto di una cabina di pilotaggio per accogliere un operatore umano; sebbene sia stato avanzata dai vertici della Marina l’ipotesi che il velivolo possa operare autonomamente come i droni che andranno a completare il pacchetto della prossima generazione per il “dominio aereo”: il drone gregario Mq-28 Ghost Bat e il drone cisterna Mq-25 Stingray che vanterà capacità secondarie di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr).

Il design dell’F/a-Xx rispecchierà in pieno la nuova concezione di velivoli con “architettura aperta”, che consentono di integrare e collegare diversi sensori, potendo contare su una vasta gamma di carichi utili e diversi tipi di munizionamento specifico per l’altrettanto vasta gamma di missioni/sortite che potrebbe andare a svolgere, spaziando dal combattimento aereo puro all’attacco al suolo con munizionamento di precisione; dalla ricognizione/acquisizione bersagli e guerra elettronica.

L’F/a-Xx dovrebbe inoltre essere dotato della cosiddetta “smart skin“, un rivestimento intelligente di ultima generazione dotato di sensori che lo terranno connesso con satelliti, altri velivoli e qualsiasi apparato che possa fornire informazioni per massimizzare le prestazioni sul campo di battaglia in tempo reale, seguendo il concetto di “rete di battaglia” Naval Integrated Fire Control-Counter Air al quale sta approcciando l’Us Navy.

Addio agli Hornet, i calabroni dell’Us Navy

Il nuovo velivolo F/a-XX decreterà il definitivo pensionamento dei cacciabombardieri basati sulla cellula F/a-18 Super Hornet, mantenendo un carico utile di armamento analogo se non addirittura superiore al fedele strumento delle portaerei statunitensi che hanno lo imbarcano dal 1999 in sostituzione dell’F-14 Tomcat e delle precedenti versioni di cacciabombardiere F-18 Hornet, entrate in servizio del 1983 come sostitute degli F-4 Phantom e degli A-7 Corsair.

Secondo l’analisti del Pentagono il Super Hornet sono prossimi al termine della loro “vita utile“, quanto obsoleti per il concetto di supremazia, essendo velivoli di quarta generazione. Per colmare i divario con le minacce teoriche ed eventuali è stato già schierato o comunque in procinto di schieramento diffuso il caccia multiruolo F-35 Joint Strike Fighter nella sua versione C – ossia la versione per portaerei con sistema Catobar per il decollo assistito da catapulta/Recupero con cavi di arresto – ma risulta quanto risulti necessario, almeno per l’Us Navy che rappresenta attraverso le proprie portaerei il massimo della proiezione di potenza degli Stati Uniti, potersi avvalere entro il 2040 di un caccia di sesta generazione che garantisca prestazioni di grande velocità, alta manovrabilità e connettività con la nuova rete integrata di sistemi per garantire la sempre bramata supremazia nel campo degli armamenti che fanno sentire al sicuro Washington e i suoi alleati.

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