Piccole piattaforme aeree capaci di svolgere missioni di guerra elettronica in ambienti contesi, è questa l’idea dietro allo sviluppo di Shadow EW, la soluzione di BAE Systems per combattere nello spettro elettromagnetico con un sistema a basso costo, con basso impatto in termini di dimensioni, peso e potenza, infrangendo le regole della guerra elettronica finora associate a piattaforme di grandi dimensioni con equipaggio umano.
L’obiettivo perseguito da BAE Systems è relativamente semplice: distribuire sul campo un numero elevato di sistemi EW sufficientemente economici da poter essere installati su piattaforme che, fino a pochi anni fa, difficilmente avrebbero potuto disporre di capacità analoghe. Shadow è stato quindi sviluppato privilegiando dimensioni e peso ridotti, bassi consumi e soprattutto la possibilità di essere prodotto in grandi quantità senza raggiungere i costi normalmente associati ai più sofisticati apparati per la guerra elettronica. Una filosofia che passa anche dalla scelta dei componenti. Al posto di affidarsi esclusivamente a costosi apparati elettronici sviluppati specificamente per applicazioni militari, Shadow EW sfrutta anche microchip disponibili sul mercato commerciale. Una soluzione che, secondo BAE Systems, permette di ottenere elevate capacità di calcolo semplificando contemporaneamente la catena di approvvigionamento e, soprattutto, accelerando produzione e consegne.
Il risultato è un sistema pensato fin dall’origine per essere modulare. Hardware configurabile e software aggiornabile consentono infatti di adattare Shadow alle diverse missioni e, almeno nelle intenzioni del produttore, di rispondere rapidamente alla comparsa di nuove minacce senza dover necessariamente modificare l’intero apparato. La sua architettura aperta permette inoltre di integrare il sistema su piattaforme differenti, comprese quelle già esistenti. “Il moderno scenario di combattimento si evolve a una velocità senza precedenti e tutte le piattaforme, indipendentemente dalle dimensioni, necessitano di capacità di guerra elettronica adattabili per garantire la propria sopravvivenza“, ha spiegato la direttrice della linea di prodotti Shadow EW di BAE Systems, sottolineando come la combinazione tra hardware configurabile e continui aggiornamenti software sia stata scelta proprio per permettere al sistema di confrontarsi con minacce destinate a evolversi rapidamente.
Le missioni previste non riguardano infatti esclusivamente la protezione della piattaforma che trasporta Shadow. La famiglia può essere impiegata per aumentare la consapevolezza della situazione circostante, contribuire all’acquisizione dei bersagli, effettuare operazioni di inganno elettronico e migliorare la sopravvivenza dei velivoli, ma anche partecipare in maniera collaborativa alla produzione di effetti nello spettro elettromagnetico. È proprio quest’ultimo aspetto a rendere particolarmente interessante il concetto alla base della famiglia Shadow. Un piccolo drone equipaggiato con Shadow potrebbe non essere semplicemente una piattaforma da proteggere, ma diventare a sua volta un nodo di una rete più ampia. Più sensori distribuiti nello spazio possono infatti osservare l’ambiente elettromagnetico da posizioni differenti e condividere le informazioni raccolte con altre piattaforme con equipaggio umano: i quarterback nelle nuove tattiche incentrate sulla collaborazione tra aerei da caccia avanzati e droni gregari.
La sinergia con il Tempest
Il responsabile delle Electronic Combat Solutions di BAE Systems, ha spiegato che questi apparati potranno funzionare autonomamente oppure affiancare e potenziare sistemi EW già presenti su altri velivoli. Questo significa, ad esempio, poter spingere piccoli sistemi senza pilota più vicino alle aree maggiormente minacciate, utilizzandoli per raccogliere informazioni e contribuire alla costruzione di un quadro più completo dell’ambiente operativo senza esporre necessariamente allo stesso rischio piattaforme pilotate molto più costose. In breve, la base del concetto dei Collaborative Combat Aircraft come gli F-47 e gli F/A-XX sviluppati dagli Stati Uniti, e dei velivoli come il Tempest europeo del programma Global Combat Air Programme (GCAP).
BAE Systems non ha indicato pubblicamente quali saranno i primi velivoli destinati a ricevere Shadow EW, né ha fornito dettagli sulle piattaforme specifiche con cui il sistema è già stato integrato, ma possiamo immaginare si possa trovare una sinergia proprio con il caccia di sesta generazione Tempest sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone, dove BAE Systems gioca un ruolo prominente.
La famiglia comprende più configurazioni e il produttore insiste soprattutto sulla possibilità di scegliere e adattare le capacità in funzione della missione e dell’architettura della piattaforma ospite. È quindi il concetto stesso di Shadow, più che un singolo apparato, a rappresentare l’elemento centrale: trasformare la guerra elettronica da una capacità concentrata prevalentemente su pochi assetti specializzati in qualcosa che possa essere distribuito su un numero molto maggiore di piattaforme.
Una caratteristica che risponde anche alla crescente importanza dello spettro elettromagnetico nei conflitti contemporanei. Individuare un’emissione, disturbare un sensore o una comunicazione, confondere un sistema avversario e condividere rapidamente le informazioni raccolte possono risultare determinanti tanto quanto l’impiego di un’arma tradizionale. E farlo attraverso numerose piattaforme relativamente economiche permette anche di complicare il lavoro dell’avversario, costretto a confrontarsi non più soltanto con pochi preziosi velivoli specializzati, ma con una rete di sistemi distribuiti.
Il Fantasma per la guerra elettronica distribuita di BAE Systems segue una tendenza ormai evidente nello sviluppo dei sistemi militari: trasferire capacità un tempo riservate a piattaforme specializzate come i caccia Growler o come i Gulfstream, verso sistemi più piccoli, numerosi e possibilmente sacrificabili, sui quali distribuire sensori e capacità di disturbo.
L’introduzione di questi nuovi sistemi non potrà sostituire i grandi velivoli specializzati nella guerra elettronica, la cui potenza, capacità di elaborazione e carico di specialisti difficilmente potranno essere replicati da piattaforme di dimensioni ridotte. Potrà però affiancarli con una nuova categoria di strumenti, capaci di operare più vicino alla minaccia e di essere impiegati in numero maggiore, accettando anche eventuali perdite. Perché anche nella guerra elettronica il vantaggio potrebbe non dipendere più soltanto da quanto sia “sofisticato” un singolo sistema, ma da quanti sistemi sia possibile mettere contemporaneamente in campo, distribuendone le capacità, e dalla rapidità con cui questi possano adattarsi alle minacce sempre più mutevoli.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

