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Difesa

Sistema Amorphus, lo stratega delle armate di droni che combatteranno le guerre del futuro

Gli Stati Uniti hanno fatto grandi passi avanti, e la nuova tecnologia che gestirà gli "sciami di droni" potrebbe essere presto una realtà.

Aria, terra, mare, spazio e cyberspazio. La guerra del futuro si combatte e combatterà in cinque domini e sempre, sempre di più verrà combattuta alla velocità istantanea dei segnali che condurranno armi autonome, siano droni dotati di intelligenza artificiale o comandati in remoto da team di operatori altamente specializzati. Questa concezione, accennata in modo superficiale, è alla base di piani complessi che puntano a lanciare in battaglia non un singolo sistema, come i droni attuali, o le future formazioni aeree composta anche di “loyal wingman“, i fedeli gregari dei caccia di 6ª generazione; ma intere armate di droni interconnessi tra loro.

Si tratta di un progetto reale, un piano che era già stato preventivato negli anni passati e che ora non sembra molto più che semplice fantascienza. Del resto, lo ripeto spesso, “Le tecnologie che ci vengono rivelate oggi come “operative” sono frutto di progetti incubati e sviluppati anche venti o trent’anni fa“.

In questo campo gli Stati Uniti, rimasti indietro in altre corse agli armamenti – come quelli ipersonici – hanno fatto grandi passi avanti, e per il Pentagono la nuova tecnologia che gestirà gli “sciami di droni a bassa larghezza di banda e alta autonomia” potrebbe essere presto una realtà. Ciò consentirebbe all’Esercito degli Stati Uniti, o al Corpo dei Marines, o all’Us Navy di condurre operazioni con piccoli team in grado di gestire simultaneamente e con la massima efficienza centinaia o anche migliaia di droni; siano essi gli Uav della prima ora, i noti aeromobili a pilotaggio remoto che hanno rivoluzionato le operazioni militari nel Medio Oriente; gli Usv, le imbarcazioni a pilotaggio remoto come come quelle ampiamente utilizzati dai commando ucraini per riequilibrare le forze nel conflitto del Mar Nero; o i meno noti ma altrettanto letali Ugv, i mini-carri armati robot schierati dal Cremlino sempre sul fronte ucraino.

Delle vere “armate di droni” pensate da L3Harris

Il nuovo programma di pilotaggio di sciami di droni rilasciato L3Harris all’inizio di quest’anno e la serie di operazioni condotte – sul campo – attraverso nuovi sistemi d’arma condotti in remoto in campo aereo, terrestre, navale e subacqueo ci hanno aperto uno spiraglio sulle guerre convenzionali del futuro. Conflitti in cui delle vere e proprie armate di droni potrebbero confrontarsi su campi di battaglia più o meno remoti, dai confini dell’Europa all’Artico, dal deserto alle profondità marine. Limitando le perdite umano ma non risparmiando colpi e conseguenze letali per le vittime collaterali.

In questo futuro non distante, un team di forze speciali o addirittura un singolo operatore potrebbe essere in grado di controllare decine droni di tipi diversi – terrestri, navali e aerei – per svolgere operazioni di guerra più o meno complesse. A dichiararlo sono gli stessi funzionari dell’azienda statunitense che avrebbero giù svolto testo sovvenzionati dal governo.

Questo esaltante sviluppo arriva mentre il Pentagono si confronta con la difficoltà di gestire sciami di droni in un conflitto caratterizzato da attacchi elettromagnetici alle comunicazioni, ma anche in un momento in cui i droni sono i veri “protagonisti” dell’unico conflitto convenzione attivo, quello che si sta consumendo tra Russia e Ucraina che si conferma pioniera di tattica nell’uso “creativo” dei queste nuove armi.

Il futuro degli “sciami di droni” secondo L3Harris

Secondo quanto riportato da DefenseOne, per raggiungere la scala desiderata l’azienda sta utilizzando un approccio che riduce al minimo lo scambio di dati tra l’operatore e lo sciame, gravando ulteriormente sulle capacità di intelligence a bordo del drone. I vertici di L3Harris affermano che l’approccio utilizzato in Amorphous, prevede che “droni altamente autonomi” capiscano “cosa stanno facendo insieme” e “collaborino con un input minimo da parte dell’operatore“. Il risultato finale dovrebbe consegnare nelle mani del Pentagono un’architettura software in cui lo scambio di dati tra i droni e l’operatore viene ridotto all’incirca alle dimensioni di un semplice Sms.

Stiamo cercando messaggi molto sottili che non richiedano un’eccessiva larghezza di banda e non consumino un’elevata quantità di potenza di elaborazione, affinché queste piccole risorse a basso costo possano essere utilizzate e interoperare“, spiegano gli sviluppatori. Secondo gli sviluppatori i droni devono “capire come svolgere diversi aspetti della missione con istruzioni limitate e comunicazioni minime” senza che l’operatore debba impartire istruzioni specifiche, mentre l’operatorie potrà controllare lo stato dello sciame, monitorarne i movimenti e modificare in tempo reale i compiti assegnati alle singole unità “in base ai requisiti emergenti della missione“.

Il Pentagono ha annunciato di aver assegnato contratti per la realizzazione di prototipi di software per gestire le “armate di droni” a tre aziende, Oltre alla L3Harris, la Anduril e la Swarm Aero si stanno occupando dello sviluppo. I contratti fanno parte di un programma chiamato Autonomous Collaborative Teaming, o Act.

Amorphus: il sistema che condurrà i droni in battaglia

L’approccio utilizzato dal sistema Amorphous rappresenta un cambiamento importante, spiegano, rispetto al livello di “controllo” che caratterizzava le operazioni dei droni durante le operazioni statunitensi in Medio Oriente, ossia quando gli analisti e operatori si sedevano e osservavano pazientemente centinaia di ore di riprese in diretta dai droni.

Sebbene possano verificarsi ancora dei casi in cui un drone che opera in quello che viene definito un “ambiente disconnesso, degradato, intermittente e a bassa larghezza di banda” sia in grado di inviare riprese video, questa necessità sarà un più essenziale ma accessoria. Anche per via del fatto che una singolo operatore umano incaricato di gestire migliaia di droni su terra, mare e aria non potrebbe visionare una tale quantità di dati, che invece verranno processati in automatico e probabilmente “selezionati” per il loro valore.

L’aspetto più importante del controllo previsto per il futuro, è comunque la “capacità di interrompere i processi automatizzati che non seguono le intenzioni dei comandanti“. Una capacità che rimette nelle mani dell’uomo l’odine definitivo. Tema che turba e ha sempre turbato chiunque si interroghi sui rischi dell’Intelligenza Artificiale e delle decisioni autonome che i sistemi d’arma, prima o poi, prenderanno in base alla loro “esperienza” maturata sul campo.

Lo sviluppo di tecnologie militari d’avanguardia e il loro schieramento deciderà le sorti delle guerre future. Conoscerle, analizzarle, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei conflitti è parte del nostro sforzo quotidiano. Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro, abbonati oggi!

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