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Con la Russia che, dall’inizio del conflitto in Ucraina, ha preso a far “tintinnare la sciabola nucleare” per intimorire le cancellerie occidentali – ma soprattutto l’opinione pubblica – la possibilità di un conflitto atomico è tornata prepotentemente all’attenzione dei media.

Prima di chiarire quali potrebbero essere gli obiettivi di un attacco russo effettuato con missili nucleari, è bene però fare alcune precisazioni. Innanzitutto dal punto di vista politico la possibilità che Mosca dia il via a un conflitto di questo tipo è remota benché possibile: il Cremlino, ma soprattutto il presidente Vladimir Putin, non vuole essere ricordato nella storia come il soggetto che ha dato il via alla distruzione di gran parte del mondo civilizzato; secondariamente l’agitare lo spettro dello scontro nucleare fa parte della retorica della Russia in quanto è l‘unico mezzo efficace di deterrenza che possiede, stante l’inferiorità del suo strumento militare convenzionale rispetto a quello occidentale nel suo complesso.

Abbiamo già analizzato la dottrina nucleare russa nel suo ultimo aggiornamento (giugno 2020) sottolineando come la decisione di renderla pubblica per la prima volta nella storia rappresenti un segnale di trasparenza volto alla stabilizzazione delle tensioni internazionali, e sappiamo anche, in forza di questo, in che modo Mosca si riserva il diritto di usare ordigni atomici, siano essi tattici o strategici.

Sappiamo anche come funziona la catena di comando russa per l’utilizzo delle armi nucleari strategiche così come sappiamo che lo Stato maggiore di Mosca applica il concetto di “deterrenza progressiva” con più gradini e flessibilità nelle opzioni convenzionali e nucleari per gestire un’escalation.

Come accennato, la modernizzazione delle forze convenzionali (che non è completa) non ha alterato l’importanza data dalla Russia alle armi nucleari non strategiche (o tattiche), impiegate per la deterrenza durante i conflitti – anche regionali – e, in buona sostanza, per gli stessi combattimenti.

Quali sarebbero quindi gli obiettivi di un attacco nucleare russo? Prima di rispondere è bene chiarire un punto dottrinario: esistono due modalità di attacco: counterforce e countervalue.

La doppia dorrina di attacco

La prima consiste nell’usare il proprio arsenale nucleare strategico (la triade nucleare composta da Icbm, Slbm e missili da crociera a carica atomica) per prendere di mira l’infrastruttura militare di un avversario; la dottrina countervalue, invece, prende di mira le città del nemico, per distruggere la popolazione civile e l’infrastruttura economica. La dottrina counterforce afferma quindi che una guerra nucleare può essere limitata e che può essere combattuta e vinta.

La Russia, e l’Unione Sovietica prima di essa, non ha mai considerato molto la filosofia counterforce, al contrario degli Stati Uniti, pertanto è ragionevole supporre che qualora si passi dall’uso del nucleare tattico a quello strategico secondo il principio della “deterrenza progressiva”, l’attacco sarebbe massiccio e totale.

Approcci per la sopravvivenza degli arsenali

La sopravvivenza degli arsenali nucleari è stata a lungo un obiettivo cruciale della pianificazione militare, e sono stati impiegati tre approcci per proteggere le forze nucleari da un attacco: “indurimento”, occultamento e ridondanza.

1. L’indurimento

L’indurimento si è messo in atto dispiegando i missili balistici in silos rinforzati progettati per resistere alle esplosioni nucleari, quindi all’estremo calore e all’enorme pressione dell’onda d’urto generata. Allo stesso modo sono stati costruiti rifugi corazzati per aeromobili e siti protettivi per i lanciamissili mobili; i siti di comando e controllo, nonché i mezzi di comunicazione utilizzati per gli ordini di lancio sono anch’essi rinforzati. Ecco perché, in caso di escalation atomica, per i silos di lancio degli Icbm si ritiene siano necessarie due testate che devono essere fatte esplodere a un intervallo compreso tra i 3 e i 5 secondi per eliminare la possibilità della “distruzione fratricida”, ovvero della distruzione della seconda testata da parte della prima già detonata.

2. L’occultamento

L’occultamento è un’altra opzione percorsa e riguarda sia i sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare (Ssbn) sia i lanciamissili terrestri mobili (usanti veicoli Tel – Transporter Erector Launcher). Gli aerei sono più difficili da nascondere perché richiedono piste per il decollo e l’atterraggio, ma anch’essi possono essere occultati disperdendoli in aeroporti alternativi. Quindi, in caso di conflitto nucleare, il primo colpo dovrebbe per forza di cosa prendere di mira tutti gli aeroporti in cui sarebbe possibile decentrare i bombardieri strategici.

3. La ridondanza

La ridondanza viene utilizzata per rafforzare ogni aspetto della missione nucleare, in particolare la capacità di sopravvivenza. La maggior parte degli Stati dotati di armi nucleari utilizza più tipi di sistemi di consegna complicare i piani di attacco del nemico e proteggersi da possibili malfunzionamenti dei missili balistici. Allo stesso modo, vengono impiegate reti di comunicazione, siti di comando e controllo e sistemi di allerta precoce ridondanti per garantire la sopravvivenza del sistema, e anche questi sarebbero tutti bersagli primari di un attacco atomico.

Nessuna singola strategia di sopravvivenza è ideale, perché ciascuna comporta compromessi significativi: ad esempio l’indurimento è attraente, ma ha il prezzo dell’impossibilità dell’occultamento in quanto è molto difficile nascondere i grandi lavori che comportano la costruzione di un silo nucleare. Inoltre, i siti protetti non sono mobili quindi una volta scoperti restano individuati.

I target negli Usa

Avendo questo in mente, assumiamo che la strategia russa in caso di attacco strategico sarebbe quelle di distruggere il potenziale economico, militare e industriale statunitense, quindi i bersagli primari sarebbero rappresentati da tutti i silos di lancio per Icbm distribuiti tra il 90esimo Stormo Missili della Warren Air Force Base divisa tra il Colorado, il Nebraska e il Wyoming, il 91esimo Stormo Missili della Minot Airf Force Base in Nord Dakota, e il 341esimo Stormo Missili della Malmstrom Air Force Base in Montana; le basi aeree dei bombardieri strategici e relativi aeroporti di dispersione, le basi navali dove hanno sede gli Ssbn e relative strutture di supporto (stazioni di rifornimento, cantieri, depositi ecc), i centri di comando, controllo e comunicazione, depositi di armamento nucleare, e siti di produzione degli ordigni atomici.

Questo attacco prioritario sarebbe preceduto molto probabilmente dal lancio di una o più testate ad alto potenziale che verrebbero fatte detonare ad altissima quota per creare un black out generale sul territorio statunitense causato dall’impulso elettromagnetico (Emp – Electromagnetic Pulse) in modo da interrompere i sistemi di comunicazione non protetti e qualsiasi strumento elettronico non schermato.

Questo attacco probabilmente sarebbe effettuato da Ssbn russi, in modo da dare il minimo tempo di reazione possibile, avendo gli Slbm moderni raggiunto un livello di precisione che è pari a quello degli Icbm.

I possibili obiettivi in Europa

Successivamente, in un tempo stimabile nell’arco di qualche manciata di minuti, l’attacco punterebbe all’ultimazione della distruzione del potenziale bellico bersagliando le basi militari Usa e all’annientamento del potenziale economico e demografico statunitense bersagliando città, centri industriali, aeroporti principali, porti, raffinerie, dighe e altre infrastrutture energetiche maggiori. Attacchi di questo tipo verrebbero portati anche usando i missili da crociera lanciati da bombardieri a lungo raggio o da unità navali (di superficie o sottomarine). Non bisogna dimenticare che esistono bersagli anche in Europa, in quanto la maggior parte dei Paesi del Vecchio Continente fa parte della Nato. In questo caso si assisterebbe alla stessa dinamica coi primi bersagli rappresentati da obiettivi militari di alto valore, e successivamente da quelli di ordine economico e demografico.