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Alla luce dei recenti articoli riguardanti il settore marittimo è possibile sintetizzare una serie di principi che rappresentano una guida strategica per comprendere e affrontare le trasformazioni fondamentali che stanno ridisegnando la sicurezza marittima nel XXI secolo. Non è una semplice analisi degli eventi contemporanei, ma un esercizio di interpretazione profonda, volto a identificare principi guida capaci di orientare la politica e la strategia navale in un contesto globale sempre più complesso, frammentato e tecnologicamente dinamico.

Il primo principio evidenziato è il ruolo cruciale dell’innovazione tattica come vero motore della trasformazione strategica. Contrariamente al paradigma tradizionale che vedeva la tecnologia come strumento secondario al servizio di una strategia prestabilita, oggi sono le innovazioni tattiche – come l’uso diffuso di droni a basso costo, la guerra elettronica distribuita e gli attacchi asimmetrici- in grado di imporre nuovi scenari operativi, costringendo le strategie a rapidi aggiustamenti. In questo contesto, la resilienza strategica richiede sistemi flessibili, modulari e capaci di integrare rapidamente nuove capacità, abbandonando la rigidità dei piani predefiniti.

In secondo luogo, si osserva la democratizzazione della potenza navale, che sfida le tradizionali gerarchie militari. La crescente accessibilità a tecnologie come i droni e i missili economici rende possibile a nazioni di dimensioni medie o modeste mettere in campo capacità di negazione del mare paragonabili a quelle dei grandi Stati. La superiorità non risiede più solo sulla qualità delle piattaforme ma sulla quantità, distribuzione e rapidità di adattamento. Questo ribalta il modello fondato su élite navali costose, suggerendo una strategia che valorizzi flessibilità, pragmatismo e sostenibilità economica.

Un terzo principio riguarda l’integrazione multi-dominio e la centralità dell’ecosistema informativo. Lo spartiacque tra domini spaziale, aereo, navale, subacqueo e cibernetico si dissolve in una rete interconnessa di sensori e piattaforme, che produce un flusso informativo continuo indispensabile per decisioni rapide ed efficaci. L’Intelligenza artificiale amplifica questa capacità, abilitando identificazione autonoma di schemi predefiniti e accelerando il ciclo decisionale, rendendo fondamentale investire non solo in piattaforme militari ma anche in infrastrutture di comunicazione, software e formazione specializzata del personale.

Il quarto principio pone l’accento sulla vulnerabilità delle società aperte dinanzi alla guerra cognitiva. L’erosione della fiducia istituzionale, la manipolazione delle narrazioni pubbliche e la polarizzazione sociale costituiscono un fattore di rischio cruciale per la sicurezza nazionale. Le società divise e confuse non possono sostenere efficacemente sforzi bellici prolungati, indipendentemente dalle capacità militari. Perciò, resilienza sociale, alfabetizzazione mediatica e rafforzamento delle istituzioni democratiche sono nuove frontiere nella difesa nazionale, con particolare rilevanza per l’Italia, dato il suo ruolo strategico nel Mediterraneo e la complessità dei flussi migratori e geopolitici.

Il quinto principio è il multipolarismo come condizione strutturale dell’ordine mondiale. La fine dell’egemonia unipolare occidentale richiede una revisione del paradigma strategico europeo e italiano. L’autonomia strategica non è più un’opzione ma una necessità urgente: definire autonomamente gli interessi, sviluppare capacità industriali e diplomatiche proprie e costruire partnership diversificate è essenziale. Il Mediterraneo assume qui un ruolo chiave come nodo geopolitico di intersezione tra potenze regionali e globali, rendendo imperativo per l’Italia navigare con equilibrio tra le tradizionali alleanze e nuove collaborazioni.

Il sesto principio sottolinea l’importanza della sostenibilità economica e industriale, troppe volte trascurata nelle strategie militari. Il conflitto ucraino ha dimostrato brutalmente come la dipendenza da catene di approvvigionamento globali e la compressione delle capacità produttive industriali possano indebolire la resistenza in conflitti prolungati. La sicurezza richiede capacità produttive sovradimensionate e scorte strategiche che garantiscano resilienza in crisi, e ciò implica per l’Italia un rilancio dei suoi eccellenti distretti industriali, come Fincantieri e Leonardo, e un superamento delle barriere burocratiche che ostacolano innovazione e investimenti.

Il settimo principio è il ritorno fondamentale della geografia e delle infrastrutture critiche come fattori decisivi di sicurezza. La globalizzazione non ha cancellato l’importanza strategica di stretti, canali e passaggi marittimi: questi sono oggi colli di bottiglia geopolitici fondamentali. L’Italia, con i suoi porti cardine – Genova, Trieste, Gioia Tauro – si trova a un crocevia naturale, occasione strategica ma anche condizione di vulnerabilità legato alle instabilità regionali. Investimenti mirati in infrastrutture, sistemi di sorveglianza e capacità di interdizione rapida sono necessari per trasformare questa posizione in un vantaggio competitivo.

L’ottavo principio riguarda l’adattamento dottrinale come processo continuo. In un mondo caratterizzato da cambiamenti rapidissimi e attori non statali sempre più rilevanti, la dottrina militare deve evolversi senza attese, integrando in tempo reale le lezioni del campo e favorendo la sperimentazione bottom-up. Questo richiede una trasformazione culturale nelle forze armate, con decentralizzazione decisionale, empowerment tattico e rapide catene di feedback, nonché collaborazione internazionale per condividere le migliori pratiche. Per l’Italia, ciò implica investimenti formativi e innovativi, oltre a superare le rigidità burocratiche interne.

Infine, il nono principio evidenzia la resilienza come proprietà sistemica, non più attribuibile ai singoli asset. La perdita di unità isolata in un’architettura distribuita non compromette la funzionalità globale. Corrispondenze dinamiche, interoperabilità, standard condivisi e una mentalità orientata alla continuità operativa sono cruciali. Per l’Italia, ciò significa privilegiare investimenti in reti di comunicazioni robuste e capacità di comando distribuite, e puntare sulla cooperazione internazionale come moltiplicatore di resilienza.

In sintesi, i principi esposti propongono una visione integrata e dinamica della sicurezza marittima, fondata su nove principi che vanno dall’innovazione tecnologica alla coesione sociale, dal pragmatismo industriale all’adattamento culturale. L’Italia, grazie alla sua posizione geografica, tradizione e capacità industriali, è chiamata a reinterpretare questi principi in un proprio modello distintivo, capace di affrontare la complessità multipolare e tecnologicamente evoluta del futuro. Il mare non attende: la sfida è navigare con lucidità e audacia verso un futuro incerto ma pieno di opportunità.

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