Era giugno del 2024 quando, a Pyongyang, il presidente russo Putin concluse un accordo di cooperazione strategica con il leader nordcoreano Kim Jong-un, una partnership che da lì a poche ore sarebbe arrivata nelle prime pagine di tutti i media occidentali allarmati dai dettagli di questa nuova intesa. Assistenza e difesa militare reciproca, maggiore cooperazione economica e un generico impegno a non firmare accordi con paesi terzi che possano danneggiare i loro interessi. Erano questi i capisaldi della collaborazione che oggi è origine di conseguenze nelle relazioni fra i due stati e negli scenari più o meno conflittuali che li coinvolgono.
Pochi mesi dopo infatti, precisamente nel novembre del 2024, la Corea del Nord sarebbe diventato il primo Stato esterno al conflitto russo-ucraino ad inviare truppe regolari per sostenere i combattimenti di Mosca in Ucraina. Erano più di 10mila i soldati partiti in supporto delle truppe russe a ridosso del confine russo-ucraino, fra il Donbass e la regione russa del Kursk. Difficile stabilire ora la sorte e il peso bellico che hanno avuto i rinforzi nordcoreani per via delle continue smentite che provengono da diverse parti, ma, secondo alcune intelligence occidentali, oggi queste truppe sono già in stato di ritirata. Troppo poca l’esperienza e troppo alto il costo umano da sopportare, con una stima di più di 3.000 morti e circa 2.700 feriti in soli due mesi nelle file di Pyongyang.
Il supporto tecnologico della Russia
La cooperazione russo-nordcoreana non si è però fermata a questo e, se oggi si osservano alcuni dati di intelligence e non, risulta facile comprendere come il rapporto fra i due attori si stia notevolmente rafforzando sotto tutti i punti di vista. Recentemente, il Nis, l’agenzia d’intelligence della Corea del Sud, ha riferito che nel 2024 sono stati più di 13mila i cittadini nordcoreani entrati in Russia con visti di studio o lavoro per rimpiazzare l’elevata richiesta di manodopera che attualmente interessa il mercato del lavoro russo. Si tratta di un incremento di enormi dimensioni, ben 12 volte superiore alle stesse quote che hanno interessato l’immigrazione di nordcoreani Russia nel corso del 2023. Come ricostruito in maniera puntuale su questo giornale, la Federazione Russa sta infatti affrontando una crisi significativa in alcuni settori del mercato del lavoro scoperti di manodopera e l’apporto nord-coreano in questo senso può essere di vitale aiuto.
L’approfondimento della cooperazione riguarda anche il settore militare negli interessi di Pyongyang, che ovviamente riceve qualcosa di strategico e cruciale in cambio del proprio sforzo dimostrato nei confronti della Russia di Putin. Fra i due Paesi c’è infatti un’intesa operativa che permetterà alla Corea del Nord di avviare una produzione in massa di droni militari grazie alla collaborazione e al supporto tecnologico della Russia. A riferirlo è la testata giapponese Nhk, che precisa come questo interscambio sia parte dello stesso accordo che ha portato le truppe nordcoreane a combattere sul suolo europeo.
La posizione scomoda della Cina
Di fronte all’infittirsi di queste relazioni, che rende oggi la Corea del Nord il principale partner strategico della Russia, sarà cruciale capire quale potrebbe essere la reazione di Pechino, che rischia di rimanere isolata fra Pyongyang, suo principale alleato regionale, e Mosca, con cui vige un’intesa definita “senza limiti” in nome di una comune rivendicazione e auspicio di multipolarità dell’ordine internazionale, ma allo stesso tempo anche un rapporto di diffidenza, tipico di due grandi potenze confinanti e storicamente affini, ma mai alleate e spesso in aperto contrasto nel corso ventesimo secolo.
In questa cornice, il ruolo della Cina appare particolarmente complicato. Se da un lato infatti Xi Jinping è politicamente e ideologicamente vicino a Russia e Corea del Nord, allo stesso modo la postura della Cina sul conflitto ucraino è sempre stata caratterizzata da una controversa neutralità mediatrice e da un tentativo di ripristino dello status quo sulla base del diritto internazionale. Dimostrare solidarietà nei confronti dell’intesa russo-nordcoreana rischia quindi di far saltare questo approccio e di compromettere la saldatura economica vigente fra la Cina e gli stati occidentali, vero serbatoio della crescita cinese già in declino per via della politica di sempre maggiore “decoupling” richiesta da Washington ai suoi alleati.