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Difesa

Shahab, Ghadr, Emad… Ecco i missili dell’Iran che hanno colpito Israele

Ecco quali sono i missili balistici usati dall'Iran per colpire Israele nell'attacco di rappresaglia.

Nella tarda serata, ora italiana, di martedì 1 ottobre è arrivata la subitanea rappresaglia iraniana per l’avvio dell’operazione terrestre israeliana in Libano: un attacco missilistico di ritorsione che, nello spazio di circa due ore e mezza, ha bucato più volte lo scudo missilistico di Tel Aviv.

Prima di cercare di capire che tipo di missili l’Iran abbia usato, è bene precisare che l’attacco iraniano è stato “telefonato” come il precedente del 13 aprile scorso: Teheran, oltre agli attori regionali, ha avvisato anche Washington, quindi Israele sapeva che ci sarebbe stato e ha preso le dovute precauzioni che spiegano l’assenza di vittime israeliane accertate (a quanto pare l’unica vittima è un palestinese che è stato colpito da un booster di un missile caduto dal cielo). Questa decisione è stata intrapresa per evitare un’escalation che nessuno vuole, nemmeno gli Ayatollah, in quanto in caso di guerra totale vedrebbero il Paese colpito duramente da Israele e dagli Stati Uniti.

A quanto pare, come riportano le IDF (Israel Defense Forces), l’Iran ha lanciato circa 180 missili balistici di vario tipo (altre fonti riportano 200), in gran parte intercettati dallo scudo antimissile israeliano che poteva contare anche sul supporto di un paio di cacciatorpediniere classe Arleigh Burke statunitensi (con relativi missili SM-6) e di batterie di Patriot PAC-2 e PAC-3 del Regno di Giordania: Amman, come nell’attacco di aprile, ha dato il suo sostegno attivo alle difese israeliane.

Questa parentesi sui sistemi antimissile israeliani ci permette di fare una puntualizzazione: non è stato Iron Dome a venire chiamato in causa, bensì i sistemi missilistici Arrow-2 e Arrow-3 insieme ai Patriot delle forze armate israeliane, in quanto Iron Dome è deputato solamente all’intercettazione di razzi campali (come i vari Qassam di Hamas) quindi lavora nel corto raggio, mentre per intercettare un missile balistico a medio raggio come quelli iraniani occorre un altro tipo di sistema, come quelli già citati. Iron Dome, Arrow 2 e 3, Patriot, David’s Sling e Iron Beam (un HEL – High Energy Laser) lavorano insieme per offrire uno scudo su più livelli capace di intercettare una vasta gamma di minacce balistiche, che va dai colpi di mortaio agli MRBM/IRBM.

Chiarito questo aspetto basilare, capiamo che Iron Dome non è stato attivato semplicemente perché, questa volta, l’attacco ha utilizzato esclusivamente missili balistici a medio raggio e non anche droni one way e missili da crociera come accaduto ad aprile. Parecchi vettori iraniani, dalle immagini che ci sono giunte, sono stati intercettati al di fuori dell’atmosfera terrestre: le esplosioni perfettamente sferiche e variamente colorate che sono state osservate lo dimostrano. Ciononostante, almeno una ventina di missili balistici a medio raggio sono riusciti a raggiungere il suolo, e a quanto pare di questi solo pochissimi hanno raggiunto gli obiettivi prefissati da Teheran: il quartier generale del Mossad a Tel Aviv (sfiorato di 500 metri), la base aerea di Nevatim e quella di Tel Nov (non sappiamo quanti e quali danni abbiano riportato ma le operazioni aeree sono riprese già nella giornata di mercoledì).

Cerchiamo ora di capire quali missili balistici siano stati impiegati dall’Iran.

Ci sono conferme visive (dai detriti e dai filmati diffusi dagli stessi iraniani) che sia stato impiegato lo Shahab-3. Si tratta di un MRBM (Medium Range Ballistic Missile) da 1.300 km di gittata che è uno sviluppo evoluto locale del vettore nordcoreano No-Dong 1/A e No-Dong B, e che somiglia molto nelle caratteristiche al missile pakistano Ghauri I, non a caso elaborato sempre grazie a tecnologie nordcoreane. Benché però lo Shahab-3 si basi sulla tecnologia ed il design dei vettori della Corea del Nord, è stato prodotto e sviluppato interamente in Iran e ha rappresentato il primo di una serie di missili che oggi hanno permesso a Teheran di diventare una potenza regionale.

Secondo le prime informazioni, giunte da fonti aperte, sarebbero stati impiegati anche i Ghadr-1 (o Qadr) ed Emad, entrambi varianti dello Shahab-3. Secondo Jane’s, il Ghadr ha una gittata di 1950 km e si pensa che la lunghezza sia di 16,6 metri, con un peso di lancio di circa 19 tonnellate. Si tratterebbe fondamentalmente di uno Shahab-3 allungato per avere serbatoi di carburante e ossidante più grandi e creare più spinta (quindi gittata). L’aumento della massa del missile ha spunto l’Iran a costruire la cellula in lega di alluminio. La combinazione di questi fattori ha portato gli analisti a concludere che la gittata pratica del missile è probabilmente più vicina a 1.600 km. Anche l’Emad deriva dallo Shahab-3, e risulterebbe avere una gittata di 1700 km, con una precisione di 500 m e una capacità di carico utile di 750 kg. Si tratta, anche in questi due casi, di MRBM.

Le IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps), che gestiscono l’arsenale missilistico iraniano, affermano di avere utilizzato anche i nuovissimi vettori ipersoniciFattah” e “Fattah-2”. Queste affermazioni per il momento non trovano riscontro, ma occorre comunque precisare che dei due solo il “Fattah-2”, di cui non si conosce l’operatività essendo stato presentato solo molto di recente e come simulacro, avrebbe le caratteristiche di un vettore ipersonico moderno ovvero capace di manovrare ad altissime velocità. Il “Fattah” si configura più come un MARV (Maneuvrable Reentry Vehicle) ovvero un veicolo di rientro manovrabile.

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