La Repubblica Popolare Cinese (RPC) ha eretto una serie di difese A2/AD (Anti Access / Area Denial) per impedire agli Stati Uniti di intervenire in difesa di Taiwan in seguito a un eventuale attacco del PLA (People’s Liberation Army).
Questa serie di difese si estende lungo tutta la costa cinese e si estende anche sino al centro del Mar Cinese Meridionale, dove Pechino ha occupato alcune isole (e ne ha create di nuove) costruendo infrastrutture dual use (porti e aeroporti) e installandovi alcuni sistemi d’arma e radar.
La RPC sfrutta anche la profondità del suo territorio per posizionare le forze aeree, missilistiche e antisatellite al suo interno, per aumentare la possibilità di difenderle. Questa combinazione mira a creare veri e propri “santuari” per il PLA, consentendogli di generare attacchi aerei e missilistici da posizioni sicure per logorare le forze statunitensi e la loro capacità di proiettare potenza nel Pacifico Occidentale.
La storia passata e recente ha dimostrato che permettere agli avversari di operare da un santuario è una strategia perdente: durante il lungo intervento USA e NATO in Afghanistan, i talebani potevano ritirarsi nei loro santuari in Pakistan, e da lì tornare a colpire. In uno scenario di difesa di Taiwan da un’invasione cinese, o da un blocco navale imposto dal PLA, si creerebbe quindi una decisiva asimmetria della massa di combattimento a favore della RPC. Pertanto, impedire al PLA di ottenere una testa di ponte sulle coste di Taiwan non garantirà, di per sé, la vittoria. Una strategia vincente deve anche utilizzare il potere aereo a lungo raggio in missioni in profondità per colpire i “santuari” cinesi e ridurre la capacità del PLA di lanciare attacchi aerei e missilistici che potrebbero paralizzare le operazioni statunitensi nel Pacifico Occidentale.
Lunga e costante, ecco la vera campagna aere
Secondo il Mitchell Institute, istituto di ricerca dell’U.S. Air Force, l’attuale dottrina del Pentagono di impedire il “fait accompli” di uno sbarco cinese a Taiwan per poter vincere un conflitto non basta più. Questa postura non è sufficiente di per sé a scoraggiare l’aggressione cinese. Una strategia di guerra equilibrata dovrebbe invece includere operazioni in grado di erodere e successivamente far crollare la capacità della RPC di creare densità di forze in aria, a terra e in mare a grande distanza dalla sua terraferma. Permettere al PLA di lanciare attacchi contro le forze e le basi statunitensi in tutto il Pacifico senza essere ostacolato incoraggerebbe un’aggressione e creerebbe un vantaggio decisivo per la RPC in guerra. Un attacco in forze è la miglior difesa e una campagna vincente deve includere attacchi strategici contro la leadership militare, i centri di comando e il controllo e le forze di combattimento a lungo raggio cinesi che ora minacciano la capacità USA di operare efficacemente nel Pacifico Occidentale.
Il report del Mitchell Institute è stato pubblicato pochi giorni prima dello scoppio del conflitto nel Golfo Persico, altrimenti forse gli autori avrebbero più cautamente osservato che una campagna aerea strategica, per avere effetti effettivamente tangibili nei confronti della leadership militare e politica di un Paese e sul suo potenziale bellico, deve essere prolungata nel tempo ed essere effettuata con una certa costanza. Sebbene l’Iran a tutti gli effetti abbia ridotto esponenzialmente il numero di attacchi con droni one way e missili balistici, senza la conferma – ma solo con stime circostanziali – della riduzione ai minimi termini del suo arsenale a lungo raggio e dei relativi lanciatori, resta sempre la possibilità che questa evidenza statistica sia da imputare alla scelta del regime di conservare il suo unico deterrente strategico.
Un’altra osservazione che avanziamo riguarda il grosso contributo dato dagli assetti navali statunitensi, che hanno utilizzato i missili da crociera Tomahawk in grande numero per effettuare attacchi di precisioni restando a distanza di sicurezza. Inoltre, nonostante l’imponente mobilitazione militare statunitense (la più grande forza aeronavale dai tempi della Seconda Guerra del Golfo), Washington e Tel Aviv non hanno ancora conseguito i rispettivi risultati strategici: rispettivamente portare Teheran a più miti consigli imponendo la rinuncia al nucleare insieme al ridimensionamento del suo potenziale missilistico, ed effettuare un cambio di regime.
Bombardieri e caccia stealth
Bisognerebbe ricordare anche che durante una delle più grandi campagne di bombardamento aereo strategico mai effettuate nella storia, quella sulla Germania durante la Seconda Guerra Mondiale, il Terzo Reich è comunque riuscito a mantenere livelli alti di produzione industriale, con il picco dei caccia costruiti raggiunto tra la fine del 1944 e l’inizio del 1945, quindi nel pieno della campagna aerea. Produzione veramente cessata solo nel momento in cui le forze di terra hanno occupato fabbriche/territorio.
Tornando alla questione cinese, secondo l’U.S.. Air Force, i bombardieri e i caccia stealth sono gli unici sistemi d’arma con la capacità di sopravvivenza necessaria per penetrare in ambienti aerei altamente contestati, ma il loro numero è troppo esiguo e non c’è la capacità di effettuare sortite per impedire le operazioni di attacco a lungo raggio del PLA. La motivazione, ancora una volta, viene trovata nell’insufficienza delle risorse e nella dismissione delle forze al termine della Guerra Fredda, che ha portato a ridurre di due terzi il numero dei bombardieri e di più della metà dei suoi caccia. Il Dipartimento della Difesa, in quegli anni, ha inoltre impedito all’U.S. Air Force di acquisire un numero sufficiente di velivoli stealth – in particolare bombardieri B-2 e caccia F-22 – ovvero gli unici in grado di penetrare il sistema di difesa aerea integrato cinese, considerato altamente efficiente. Mentre gli Stati Uniti smantellavano le forze aeree da combattimento a lungo raggio, la RPC schierava difese aeree avanzate e altri sistemi d’arma a comporre quella linea A2/AD che ora preoccupa i pianificatori dell’U.S. Air Force.
Secondo Samuel Paparo, comandante dell’INDOPACOM, “le capacità A2/AD della Cina sono progettate per impedire alle forze statunitensi di operare all’interno della prima e della seconda catena di isole nel Pacifico occidentale”. In particolare, Pechino ha rafforzato negli ultimi anni questa capacità mostrando una serie di nuovi vettori da crociera antinave e da attacco terrestre a medio/lungo raggio con un ventaglio di velocità tra il supersonico e l’ipersonico. Queste capacità rafforzano lo status di “santuario” della RPC continentale e consentono alle forze del PLA di generare attacchi dall’entroterra quasi senza ostacoli.
Non pensionate i B-52
Le minacce A2/AD, combinate con la ridotta capacità di attacco penetrante dell’U.S. Air Force, potrebbero indurre il Pentagono a fare affidamento sull’utilizzo della massa dei suoi aerei da combattimento – caccia e bombardieri di quarta generazione e precedenti – per lanciare attacchi contro le forze cinesi da distanze di sicurezza. Questi velivoli non stealth non possono penetrare le aree contese create da una difesa aerea integrata a lungo raggio, quindi devono lanciare le loro armi da circa 500 o più miglia nautiche dalla costa cinese, riducendo notevolmente la densità, la frequenza e l’efficacia degli attacchi.
La soluzione richiesta dal Mitchell Institute è quasi elementare: avere più caccia e bombardieri di quinta e sesta generazione. Si afferma che servirebbe una forza di almeno 200 nuovi bombardieri B-21 “Raider” (quindi raddoppiare la produzione prevista) e un aumento del rateo di ingresso in servizio degli F-35 in attesa di vedere arrivare il nuovo F-47, o NGAD (Next Generation Air Dominace), ovvero il caccia USA di sesta generazione. Un aumento del budget di almeno 40 miliardi di dollari all’anno consentirebbe all’U.S. Air Force, secondo l’istituto, di raddoppiare il tasso di acquisizione del B-21 e di aumentare l’acquisizione dell’F-35A ad almeno 72 velivoli all’anno. Questo fornirebbe inoltre risorse sufficienti per acquisire a breve termine i droni tipo CCA (Collaborative Combat Aircraft), e 300 caccia F-47 a medio termine.
Questa combinazione contribuirebbe a ripristinare la deterrenza e a creare una forza più equilibrata che compensi il crescente vantaggio di massa in combattimento della RPC nel Pacifico. Si consiglia anche di mantenere tutti i B-52 rimanenti fino al loro pensionamento previsto nel 2050, e almeno da questo punto di vista siamo quasi certi che sarà così, considerando l’avvio della modernizzazione dei vecchi bombardieri e la recente decisione di aumentarne il numero per il ruolo nucleare dopo la fine del Trattato START.