All’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina il settore sudcoreano della Difesa ha spiccato il volo surfando la necessità di riarmo in chiave anti russa incarnata da numerosi governi europei (Polonia e Paesi scandinavi in primis).
Per non spaventare l’opinione pubblica, che nel momento in cui si parla di armi è sempre suscettibile, Seoul ha iniziato a riferirsi all’intero dossier con un termine rassicurante, K-Defense, così da evocare il K-pop, i K-drama e i tanti altri marchi di fabbrica nazionali che hanno riscosso un enorme successo globale.
Adesso che il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha proposto una “Partenariato 2.0 con la Nato nel settore della Difesa”, un partenariato che prevede lo sviluppo e la produzione congiunta di armi con l’Alleanza Atlantica, la Corea del Sud intende trasformarsi in una specie di “Arsenale del mondo libero“.
Due le ragioni che hanno spinto la nazione asiatica a convergere verso la Nato: l’idea che la sicurezza dell’Europa e dell’Asia siano inseparabili e la constatazione che l’ombrello difensivo degli Stati Uniti non sia più grande e accogliente come in passato. Sia perché Washington, impegnata in un dispendioso conflitto in Medio Oriente, ha risorse limitate, sia perché Donald Trump non ha più alcun interesse a garantire la sicurezza globale in nome degli Usa.

Corea del Sud e Nato: amici per le armi
Il risultato è che la Corea del Sud è pronta a realizzare armi insieme alla Nato. L’Amministrazione per gli Approvvigionamenti della Difesa della Corea del Sud (Dapa) ha infatti introdotto per la prima volta linee guida formali che stabiliscono come aziende, istituti di ricerca e agenzie governative del Paese possano richiedere, ottenere e gestire gli standard dell’Alleanza Atlantica, ovvero regole e specifiche tecniche comuni che permettono agli eserciti di Stati alleati di utilizzare insieme armi, veicoli, munizioni, sistemi elettronici e altri equipaggiamenti militari.
“Si tratta di standard comuni di ampio respiro che riguardano non solo l’hardware, ma anche il software, come i protocolli di comunicazione, nonché le procedure amministrative operative e logistiche e le linee guida di sicurezza per i materiali classificati”, ha spiegato un funzionario della Dapa al quotidiano sudcoreano The Herald Business. Le nuove norme definiscono anche le procedure relative alla sicurezza e all’utilizzo di questi parametri tecnici, colmando un vuoto normativo che finora non era stato disciplinato in modo organico.
Fino a oggi le aziende sudcoreane della Difesa dovevano affidarsi ai canali intergovernativi o presentare richieste informali direttamente a società locali o agenzie governative straniere, con non poche difficoltà nell’export di armamenti. “Se un tempo l’esportazione di prodotti finiti come lo Shingung, il K2, il K9 e il Chunmoo rappresentava il fulcro dell’attività, ora il raggiungimento degli standard Nato crea le condizioni per diversificare sia i sistemi d’arma che le destinazioni di esportazione”, ha chiarito la stessa fonte, aggiungendo che il potenziale per espandere la base di esportazione verso i Paesi partner in Sud America e oltre, non solo i membri della Nato, è considerevole.

La mossa di Seoul
A cosa punta la Corea del Sud? Due gli obiettivi di Seoul: sostenere la crescita dell’industria nazionale della Difesa sui mercati internazionali, per lo più appannaggio dei grandi colossi statunitensi ed europei, ma anche assicurarsi un certo sostegno della Nato in merito alla questione nordcoreana così da rimpiazzare un’eventuale vuoto lasciato dall’amministrazione Trump.
Le freschissime linee guida dovrebbero permettere al governo sudcoreano di ampliare la propria strategia di esportazione, andando oltre la vendita di sistemi d’arma completi, e favorendo anche l’export di componenti, tecnologie e sistemi d’arma più diversificati.
Non solo: rispettare gli standard Nato offre alle aziende sudcoreane la chance di poter certificare e collaudare i propri prodotti secondo parametri riconosciuti dagli alleati occidentali, facilitandone l’integrazione con gli equipaggiamenti militari degli alleati occidentali. La Corea del Sud, insomma, non vuole soltanto essere un cliente della Nato: intende essere un suo stretto partner.

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