Qualche giorno fa vi abbiamo dato la notizia che la Russia ha firmato il primo contratto di acquisto per i nuovi sistemi da difesa aerea S-500 costruiti dalla Almaz-Antey.

Il contratto prevede la fornitura di oltre 10 sistemi Prometey – così si chiamano gli S-500 – alle Forze aerospaziali (Vks) della Federazione Russa e le consegne inizieranno nella prima metà del 2022. L’annuncio è stato dato durante lo svolgimento del Maks, il salone internazionale dell’aeronautica e dello spazio che si è tenuto dal 20 al 25 luglio a Mosca/Zhukovsky.

Una fonte dell’agenzia Tass ha affermato che, al momento, “proseguono i test del sistema di difesa aerea in uno dei poligoni di prova nel sud della Russia” e dovrebbero essere completati alla fine del 2021. Nonostante il sistema non sia ancora effettivamente entrato in servizio, ha attirato l’attenzione degli analisti internazionali ed in particolar modo di quelli cinesi: un esperto, che scrive dalle colonne di The Paper, ritiene infatti che la Cina dovrebbe “studiare l’introduzione di tale missile” nel suo sistema difensivo antiaereo qualora la Russia dovesse produrne una versione per l’esportazione, come è stato fatto coi precedenti S-300 e 400.

Lin Sen, l’analista del quotidiano cinese appartenente allo Shangai United Media Group, compagnia statale di informazione, sostiene infatti che “sebbene la tecnologia cinese di difesa aerea e antimissile si sia sviluppata molto rapidamente negli ultimi anni, non ha ancora raggiunto il punto di poter “guardare dall’alto in basso” i missili da difesa aerea di fabbricazione russa”. L’esperto ha proseguito dicendo che “negli ultimi anni, abbiamo sviluppato con successo una serie di nuovi sistemi di difesa come gli Hongqi-9B, Hongqi-22 e Hongqi-19, che mostrano quali sono i nostri ultimi risultati in questo settore e nella tecnologia antimissile, ma non c’è niente di simile all’S-500 per la difesa integrata dello spazio aereo, quindi se la Russia lancerà una versione per l’esportazione di S-500 in futuro, vale la pena studiare se introdurlo”.

Lin Sen sembra essere rimasto particolarmente colpito dal recente test del nuovo sistema di fabbricazione russa: il 20 luglio scorso, presso il poligono di Kasputin Yar, è stata svolta la prima prova di lancio pubblicizzata. L’S-500 integrerà e poi sostituirà il sistema di difesa aerea S-400 Triumph. Attualmente gli S-400, con gli S-300 ed S-350, rappresentano il fulcro dei sistemi missilistici da difesa aerea della Russia, ed insieme ad altri come il Tor e il Pantsir vanno a comporre l’architettura multistrato della difesa aerea russa. L’S-500 è l’ultimo sistema missilistico antiaereo e antimissili balistici a lungo raggio e può essere visto come una versione avanzata dell’S-400. Il suo sviluppo è iniziato nel 2002 e si ritiene che la produzione iniziale sia iniziata nel 2017, anche se altri rapporti ne spostano l’inizio al 2019.

L’S-500, però, non è un aggiornamento dell’S-400, ma piuttosto un nuovo sistema. Utilizza infatti molte nuove tecnologie ed è superiore al suo predecessore: a differenza dell’S-400, infatti, è stato progettato principalmente per intercettare i missili balistici. Si pensa possa avere una gittata di 500-600 chilometri con una quota massima raggiungibile di 200 consentendogli così di avere la possibilità di venire impiegato come arma Asat (Anti Satellite) per i satelliti in orbita bassa; alcune fonti affermano anche che sia in grado di tracciare sino a 20 bersagli balistici e intercettarne fino 10 contemporaneamente.

I missili di difesa aerea di fabbricazione sovietica/russa hanno un profondo impatto sulla costruzione del sistema di difesa aerea della Cina e sul suo sviluppo missilistico, a partire dal primo S-75 (SA-2 “Guideline in codice Nato) introdotto nei primi giorni della fondazione della arrivato all’inizio del nuovo secolo.

Per adattarsi a molteplici compiti della difesa aerea, come quello antimissile e antiaereo, il sistema S-500 integra due sottosistemi diversi e complementari. Gli S-500 sono compatibili con i missili lanciati dal sistema S-400, comprese le serie 40N6, 48N6 e 9M96. Questi missili sono principalmente utilizzati per colpire bersagli in atmosfera, veicoli di rientro di missili balistici e missili da crociera. Le operazioni antimissile esoatmosferiche e antisatellite sono invece affidate ai missili 77N6N e 77N6N1. A causa dei diversi compiti, anche l’architettura di comando/controllo e radar dell’S-500 è più complessa, includendo un sistema di comando e combattimento per compiti di difesa aerea e uno per compiti antimissile. È dotato di radar 96L6 “Cheese Board” da acquisizione ed early warning, del 91N6AM “Big Bird” da sorveglianza e tracciamento, dal 76T6 da ingaggio per bersagli endoatmosferici e dal 77T6 da ingaggio Abm (Anti Ballistic Missile).

Alcune fonti ritengono anche che i radar dell’S-500 siano in grado di rilevare e ingaggiare i velivoli stealth, ma la questione è ampiamente dibattuta: se anche fossero in grado di rilevarli, ma soprattutto di ingaggiarli per poter lanciare un missile, è plausibile che la distanza a cui avviene l’ingaggio sia troppo breve per poter eliminare la minaccia in arrivo prima di una sua possibile reazione, che comporterebbe l’inevitabile distruzione della batteria.

L’esperto cinese ci ricorda che nel dicembre 2020, il presidente di Rostec, Sergey Chemezov, ha rivelato ai media in quel momento che “alcuni Paesi” avevano espresso le loro opinioni in merito all’S-500, probabilmente gli stessi che hanno già acquistato i sistemi S-400. Attualmente questi sistemi sono in uso in Cina, India e Turchia, ma quali saranno esattamente i Paesi a cui fa riferimento Chemezov lo sapremo solo col tempo.

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