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E se Emmanuel Macron avesse deciso di sfruttare la crisi dei sottomarini? Mentre la Francia protesta ancora vigorosamente per la decisione australiana di stracciare l’accordo sui sottomarini, da Parigi arrivano diversi segnali su come si sta muovendo la diplomazia. Perché dopo la protesta (considerata improvvida da molti esperti) formalizzata nel ritiro degli ambasciatori da Canberra e Washington, dall’Eliseo hanno deciso di riprendere in mano il dossier della difesa europea. Un problema che da tempo Macron considera centrale e su cui la Francia ha da tempo messo gli occhi: perché Oltralpe non hanno mai nascosto l’obiettivo di guidare l’Unione europea della Difesa. Magari dando ossigeno anche all’industria militare francese.

Australia, Regno Unito e Stati Uniti, siglando il patto Aukus, hanno sicuramente dato man forte all’idea dell’autonomia strategica europea. E questo tutto sommato non dispiace a Parigi. Il fatto era stato sollevato già molto tempo fa dallo stesso presidente francese nella famosa intervista in cui definì la Nato “in morte cerebrale”. Parole significative cui si sono aggiunte di recente le disquisizioni sul ruolo dell’Alleanza atlantica nel momento in cui gli Stati Uniti hanno deciso in via unilaterale tempistiche e metodo del ritiro dall’Afghanistan. E ora ribaditi dalla scelta di concludere un accordo tripartito con Regno Unito e Australia non solo escludendo l’Ue dalle trattative, ma condannando anche l’accordo tra Francia e Australia sui sottomarini dal valore di decine di miliardi di euro.

Questi elementi di “rottura” sono solo le punte dell’iceberg di una latente tensione tra le due sponde dell’Atlantico che Parigi ha provato a cavalcare. A volte in via del tutto solitaria, altre con l’ausilio di Berlino. Per Francia e Germania è sempre stato particolarmente importante modellare la politica industriale della difesa con un occhio bene attento alle logiche europee. E più autonomia strategica del continente si traduce, o al più si potrebbe tradurre per Francia e Germania, in un sostegno proprio ai campioni industriali di questi due Paesi. Elementi economici cui si aggiungono idee di natura strategica, che vedono Parigi da sempre capofila di progetti europei tesi a compattare le forze dei Paesi membri ma saldamente a guida francese. Task Force Takuba in Sahel e la missione Emasoh nello Stretto di Hormuz sono in questo senso emblematiche dell’impegno transalpino nella ricerca di leadership di missioni europee convergenti con i propri interessi ma distaccati dagli obiettivi americani e del Patto atlantico.

Ecco allora che il governo francese, senza tralasciare ovviamente il danno economico, può provare ora a capitalizzare questo schiaffo in una virata più decisa dell’Europa verso la Difesa comune. E lo può fare anche interpretando il ruolo della vittima di questi Stati Uniti che da tempo vengono accusati di essersi distaccati dalla solidarietà con il Vecchio Continente. La stessa ministra della Difesa, Florence Parly, ha detto al quotidiano Le Monde di non considerare più Washington come partner “affidabile”, ribadendo però di non essere sorpresa da questo atteggiamento Usa. “Sono già diversi anni che segnaliamo questa tendenza di fondo da parte del partner americano”, ha sentenziato Parly. E questa presa di coscienza francese non può non essere letta parallelamente ai continui rilanci sulla difesa comune, sull’autonomia strategica e soprattutto con l’avvento della presidenza di turno francese nell’Ue. Parly, nella sua intervista al quotidiano transalpino, è stata chiara: “È un lavoro che vogliamo portare fino in fondo e che contribuirà alla costruzione di una difesa europea. L’Europa ha un’opportunità unica per affermarsi come potenza strategica. Questo sarà l’obiettivo del suo primissimo Libro bianco, la ‘bussola strategica’, che sarà adottato sotto la presidenza francese dell’Ue nel 2022. A noi la scelta: o l’Europa affronta i problemi o è cancellata”. Ma è una scelta che sembra ben poco europeista e molto più orientata sugli interessi di Parigi: come del resto nella maggior parte delle scelte strategiche di tutti i Paesi membri dell’Ue.