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Nella mattinata di oggi, una coppia di caccia Eurofighter Typhoon della Raf (Royal Air Force), l’aeronautica militare britannica, è decollata su allarme (“scramble” in gergo aeronautico) per intercettare “velivoli sconosciuti” che, penetrando nell’Adiz (Air Identification Zone) inglese, si stavano avvicinando alle coste del Regno Unito. I caccia, in Quick Reaction Alert, sono stati fatti decollare dalla base aerea di Lossiemouth, in Scozia, supportati da un’aerocisterna KC Mk2 Voyager proveniente da Brize Norton e a quanto sembra da un Awacs Boeing E-3.

A quanto sembra i velivoli sconosciuti sarebbero due bombardieri russi Tu-95MS accompagnati da un Beriev A-50, il velivolo da Early Warning delle Vks (Vozdushno-kosmicheskiye Sily), le forze aerospaziali di Mosca e due pattugliatori marittimi Tu-142MZ. I velivoli sono stati scortati per un certo tratto della loro rotta da caccia MiG-31.

I caccia britannici sembra che siano stati accompagnati anche da una coppia di F-16 portoghesi, che sono stati visti volare verso nord a poca distanza dagli aerei della Raf, ma non è noto se abbiano preso parte all’intercettazione.

Tutti i velivoli della difesa aerea britannica vengono coordinati dal National Air Defense Operations Center (Nadoc) del comando aereo di High Wycombe, che raccoglie le informazioni dai siti radar in tutto il Regno Unito, dal traffico aereo civile e dalle agenzie di intelligence.

Le intercettazioni di questo tipo, sebbene non riguardino propriamente i confini aerei di uno Stato, sono di routine: lo spazio aereo sovrano di un Paese si estende per 12 miglia oltre la sua costa, al di sopra delle sue acque territoriali. Tuttavia, ci sono due ragioni principali per cui gli aerei sconosciuti o potenzialmente ostili devono essere intercettati prima che raggiungano quel limite.

Il primo è la sicurezza del volo: ciascun paese è infatti responsabile di garantire la sicurezza dell’aviazione civile, inclusa la fornitura di servizi riguardanti il controllo del traffico aereo all’interno (Atc) di aree note come Flight Information Regions (o Fir). Quest’attività si estende ben oltre il limite delle 12 miglia. L’aviazione russa a lungo raggio transita spesso attraverso la Fir britannica senza presentare un piano di volo, parlare con l’Atc o utilizzando il loro transponder. Questo li rende effettivamente invisibili all’Atc civile ed è molto pericoloso poiché anche gli aerei di linea volano attraverso lo stesso spazio aereo. Seguendo gli intrusi, l’aereo intercettatore può mostrare al controllore dove si trovano, consentendogli quindi di spostare in sicurezza gli aerei di linea lontano dalla traiettoria.

Il secondo motivo è dovuto alla velocità con cui viaggiano gli aerei. Un aereo che vola a 600 nodi percorrerà 12 miglia in poco più di un minuto. Aspettare che un aereo sconosciuto o ostile entri nello spazio aereo sovrano prima di intercettarlo è troppo tardi, ed è proprio per questo che la maggioranza dei Paesi del mondo ha stabilito le Adiz, ovvero zone che si estendono ben oltre lo spazio aereo nazionale in cui si rivendica il diritto di far innalzare la caccia per identificare i velivoli intrusi e sconosciuti.

Non è affatto la prima volta che la Raf viene chiamata a intercettare bombardieri o pattugliatori marittimi russi che penetrano nell’Adiz britannica. Le rotte che conducono i velivoli russi verso l’Oceano Atlantico ricadono a ridosso dello spazio aereo dei Paesi della Nato (Norvegia, Regno Unito, Islanda e Danimarca per quanto riguarda la Groenlandia): un’estensione aerea del famoso Giuk Gap, il passaggio marittimo obbligato per transitare dai mari di Norvegia e del Nord verso l’Atlantico che è l’unico accesso possibile per la flotta di Mosca basata a Murmansk/Poliyarny e Severomorsk.

A ottobre 2020, ad esempio, due Tu-160 avevano effettuato un volo programmato sulle acque dei mari di Barents, della Norvegia e del Nord della durata di circa 12 ore venendo scortati, in alcune fasi della rotta, da caccia MiG-31 dell’aviazione della Marina russa, oltre che da Typhoon della Raf e da F-16 dell’Aeronautica Norvegese.

Queste “puntate”, verso gli spazi aerei Nato, e in particolar modo verso quello britannico, sono cominciate da tempo e sono il metro delle rinnovate tensioni tra Occidente e Russia.

L’azione combinata di bombardieri e pattugliatori a lungo raggio, riportata dal Ministero della Difesa di Mosca, potrebbe essere la risposta di Mosca alla decisione di Londra di sostenere militarmente Kiev inviando in Ucraina materiale bellico.

Il volo di oggi è anche sicuramente anche correlato all’attività navale russa che sta avendo luogo al largo delle coste irlandesi, a quanto risulta al di fuori della Zee (Zona di Esclusività Economica): le esercitazioni in mare aperto della Vmf (Voenno-morskoj Flot), la Flotta Russa, quasi sicuramente prevedono anche la partecipazione di bombardieri/pattugliatori marittimi, come abbiamo già avuto modo di vedere in passate occasioni. Volendo cercare un significato politico più profondo a quanto sta succedendo intorno alle isole britanniche, potremmo dire che l’attività aeronavale russa vuole essere sicuramente un forte segnale a Londra e alla Nato, ma il fatto che, almeno al momento, le navi militari restino al di fuori della Zee, va letto come il tentativo del Cremlino di non esacerbare troppo la tensione.

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