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Il 26 aprile, la U.S. Navy ha tenuto la più grande esercitazione coinvolgente droni navali e aerei al largo della California. Le manovre navali sono cominciate ufficialmente il 19, quando le prime unità navali hanno cominciato a mobilitarsi.

Nella giornata del 20 un cacciatorpediniere classe Zumwalt, l’Uss Micheal Monsoor (Ddg-1001) è stato visto uscire dal porto di San Diego con montato, sul ponte di volo di poppa, un vistoso radome utilizzato probabilmente per le comunicazioni satellitari. L’esercitazione, formalmente nota come Unmanned Integrated Battle Problem 21 (UxS IBP 21), ha visto la partecipazione di 29 diversi sistemi senza pilota, di cui circa il 50% erano navi di superficie senza equipaggio (Usv), circa il 30% erano veicoli sottomarini senza pilota (Uuv) e il restante 20% circa erano piattaforme aeree.

La Marina statunitense non ha fornito un elenco completo degli assetti senza pilota coinvolti, ma conosciamo una vasta gamma di veicoli che vi hanno partecipato, dai droni più tradizionali, come il MQ-9 Sea Guardian, lo Uav Vanilla, l’MQ-8B, a vari altri Usv, come il Sea Hunter ed il Sea Hawk, Uuv della classe Triton, e anche palloni da alta quota oltre ad assetti satellitari.

Ad accompagnare questa serie di droni navali e aerei una serie di unità: oltre al già citato caccia della classe Zumwalt, altri quattro della classe Arleigh Burke, un incrociatore classe Ticonderoga (il Princeton CG-59), tre navi da assalto anfibio (due Lcs e una Lpd), un sottomarino nucleare da attacco classe Los Angeles (l’Hampton Ssn-767). Consistente anche il dispositivo aereo pilotato, composto da pattugliatori P-8 Poseidon, E2-C Hawkeye, EA-18G Growler oltre ad elicotteri MH-60S ed R. Da fonti open source sembra che si siano visti in volo anche RC-135. Il tutto sotto l’attento occhio dei satelliti militari.

L’obiettivo dell’esercitazione

Scopo dell’esercitazione era colpire un bersaglio di superficie – messo in mare dalla Lpd Uss Anchorage – ben al di là della “linea di visuale” con un missile, dopo essere stato scoperto e seguito dalla rete di sorveglianza che ha integrato tutti gli assetti già citati. Il contrammiraglio James Aiken, l’ufficiale in comando dell’esercitazione, ha detto che il lancio del missile è solo uno dei tre eventi principali di questo tipo che coinvolgono assetti con equipaggio e senza pilota. Gli altri due riguarderanno operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr) e di squadra con equipaggio senza pilota.

L’esercitazione ha avuto successo. Il caccia Uss John Finn, uno dei quattro cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke che hanno preso parte all’esperimento, ha colpito il bersaglio con un missile SM-6 “Standard”. Può sembrare un fatto del tutto privo di importanza, ma l’unità era molto lontana dal suo obiettivo ed i dati per il lancio sono stati comunicati al cacciatorpediniere proprio attraverso la rete di informazioni aeronavale messa in campo; una rete “passiva”.

“E ‘stato davvero davvero complesso”, ha spiegato il contrammiraglio Aiken. “Sono stati totalmente passivi”, ha continuato, riferendosi ai sensori impiegati, e “abbiamo utilizzato una capacità di fusione (delle piattaforme n.d.r.) su cui stiamo ancora effettuando sperimentazioni”.

I sensori passivi non emettono segnali propri, sebbene i sistemi di comunicazione necessari per trasmettere le informazioni che raccolgono lo facciano. Tuttavia, le emissioni ridotte rendono più difficile per un avversario rendersi conto di essere almeno sorvegliato, se non puntato, e persino impedire di localizzare e attaccare le stesse fonti che emettono i segnali. Tutto ciò rende più difficile per rispondere in modo tempestivo ed efficiente a qualsiasi attacco in arrivo.

I riflessi sulla difesa

È interessante notare che il John Finn ha usato un SM-6, proprio il tipo di missile che la Difesa Usa intende usare ad interim per intercettare i missili ipersonici. Come già detto dalle colonne di InsideOver, il sistema Aegis imbarcato potrebbe già avere una qualche capacità di intercettare i missili ipersonici proprio grazie allo “Standard Eram” (Extended Range Active Missile) Rim-174 SM-6, che è un’arma a doppio scopo capace anche di attacchi contro obiettivi di superficie.

La Missile Defense Agency, insieme alla U.S. Navy, ha infatti in programma di testare un missile SM-6 contro una “minaccia manovrante avanzata”, un termine che è stato utilizzato in relazione ai veicoli boost-glide ipersonici non alimentati, entro la fine dell’anno. Il Pentagono afferma che versioni non specificate dell’SM-6 hanno già dimostrato un certo grado di capacità contro questi tipi di armi ed è previsto che sarà garantita la piena operatività entro il 2024. Questa esercitazione di “super sciami”, è la prima che coinvolge droni aerei, di superficie e subacquei in così gran numero contemporaneamente.

La tattica degli “sciami” è l’ultima frontiera della “guerra di droni”: grazie alla miniaturizzazione e all’intelligenza artificiale è possibile avere stormi di piccoli Uav che volano autonomamente e altrettanto autonomamente entrano in azione per colpire i propri obiettivi. Qualcosa che è stato già testato negli Stati Uniti negli scorsi anni e che Cina e Russia stanno mettendo in campo di recente.

In questo caso, però, siamo su un altro livello: l’utilizzo esclusivo di sensori passivi, utilizzati dagli assetti presenti durante l’esercitazione, rappresenta un unicum nel panorama dell’utilizzo di questi nuovi sistemi d’arma. Sino ad oggi non si era mai visto un dispiegamento così imponente, eterogeneo e “multilivello” di assetti autonomi e “con equipaggio” operanti secondo questo principio: una delle sfaccettature di quel macrocosmo “stealth” che prevede non solo di eludere i sensori radar e Ir avversari, ma anche di emettere meno emissioni possibili in una vasta gamma dello spettro delle frequenze d’onda.