Più di 220 aerei di modelli diversi provenienti da 25 Paesi e circa 10mila militari coinvolti (2600 statunitensi): questi sono i numeri (approssimativi) di Air Defender 2023, la più grande esercitazione aerea della Nato sin dalla sua fondazione nel lontano 1949.
Il Paese ospitante – e guida – sarà la Germania che metterà a disposizione le basi di Neuburg, Lechfeld, Schleswig/Hohn, Wunstorf insieme a Geilenkirchen e Spangdahlem che sono rispettivamente basi della Nato e dell’Usafe (United States Air Force in Europe), quest’ultima sede del 52esimo Fighter Wing utilizzante gli F-16.

Le forze aeree partecipanti provengono da Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Giappone, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia, Regno Unito, e ovviamente Stati Uniti, i quali saranno coinvolti con un’ampia aliquota dell’Ang (Air National Guard). Il contributo statunitense, infatti, ruoterà intorno a circa 100 aerei della Guardia Nazionale che rappresenteranno quasi la metà della potenza aerea prevista e saranno messi a disposizione da 46 Stormi provenienti da 35 stati Usa, rappresentando così il più grande dispiegamento dell’Ang oltre Atlantico dalla Prima Guerra del Golfo.

Per quanto riguarda i velivoli statunitensi che parteciperanno, sebbene non ci siano ancora comunicazioni ufficiali in merito, le prime indiscrezioni riferiscono di un’ampia gamma di assetti inclusi F-35A, F-15C e F-16 insieme ad A-10C, aerocisterne KC-135 e KC-46A, aerei da trasporto C-17A e C-130J e a quanto pare almeno un drone MQ-9 Reaper del 147esimo Attack Wing della Texas Air Guard. Presente anche la U.S. Navy con caccia F/A-18 giunti alla base aerea di Hohn, oltre ovviamente agli E-3 della Nato basati a Geilenkirchen.
Air Defender 23 partirà lunedì 12 giugno e si chiuderà il 23 dello stesso mese usando anche basi in Repubblica Ceca, Estonia, Lituania e Paesi Bassi. Le manovre avverranno prevalentemente nello spazio aereo tedesco ma con corridoi che si allungheranno sino alla Romania e all’Estonia a quote di volo, nelle tre aree di addestramento in Germania, che vanno da 2500 a 15mila metri e oltre. I voli di addestramento al combattimento aereo si svolgeranno ad altitudini di 2500 o 3mila metri, a seconda dello spazio aereo attivato, mentre i voli a bassa quota di caccia e aerei da trasporto sono previsti in una parte dell’area orientale di esercitazione nota come Fight 1. Questa area di addestramento si estende sul Brandeburgo settentrionale, su parti del Meclemburgo-Pomerania occidentale e sul Mar Baltico. Inoltre la Bundeswehr riferisce che sporadici voli a bassa quota avranno luogo presso le aree di addestramento militare di Baumholder e Grafenwoehr.
Con Air Defender 23 la Nato intende dare un segnale altamente visibile e potente di deterrenza credibile nel dominio aereo, nonché rassicurare i partner dell’Est e del Sud-Est Europa. Le finalità generali, infatti, sono quelle di promuovere la difesa collettiva e la reattività della potenza aerea dimostrando che la superiorità aerea alleata è lo strumento chiave per proteggere la popolazione e le forze dell’Alleanza. Air Defender quindi riflette la guerra di aggressione russa in Ucraina e durante il suo svolgimento verranno effettuate una varietà di esercitazioni simulate, comprese quelle che richiederanno alle forze di rispondere ad attacchi fittizi sotto forma di missili terra-aria o disturbatori di comunicazioni elettroniche. I partecipanti eserciteranno anche le loro capacità di effettuare operazioni controaeree sia offensive che difensive utilizzando velivoli aggressori, nonché capacità di supporto aereo ravvicinato e attacco al suolo.

Durante Air Defender 23 si svolgerà anche una dimostrazione del concetto di Agile Combat Employment (Ace) dell’aeronautica statunitense. Secondo quanto previsto dai piani, si testerà la capacità delle forze statunitensi di dispiegarsi rapidamente da e verso località che si trovano in un ambiente contestato, degradato o remoto nel teatro delle operazioni. Pertanto, sulla base di questo principio, si esploreranno i modi in cui le forze alleate possono operare da “aeroporti austeri” (quindi mettendo in pratica la capacità expeditionary land based) nell’Europa orientale per un tempo limitato.
Air Defender si sovrapporrà a Defender 23, che, cominciata il 22 aprile, terminerà il prossimo 23 giugno e vede coinvolti circa 9mila soldati statunitensi e circa 17mila altri provenienti da 26 nazioni alleate e partner della Nato.
Abbiamo solo accennato alla presenza, all’esercitazione aerea, dell’A-10 “Thunderbolt II”, ma meglio noto col nomignolo non ufficiale di “Warthog”, facocero. Si tratta del ritorno in Europa dopo molti anni del velivolo nato per contrastare i mezzi corazzati avversari e per fornire supporto aereo ravvicinato: lunedì 5 giugno 12 A-10 dell’U.S. Air Force sono arrivati all’aeroporto di Prestwick, in Scozia, dopo aver effettuato la traversata transatlantica da Gander. Questi velivoli si sono aggiunti agli altri 6 A-10 arrivati la sera precedente portando il totale complessivo a 18 velivoli che parteciperanno ad Air Defender 23.
L’A-10 ha effettuato il suo primo volo nel lontano 1972 ed è entrato in servizio tra il 1975 e il 1976. A oggi il velivolo, unico nel suo genere, è difficilmente sostituibile proprio per le sue caratteristiche: l’A-10 ha un’elevata capacità di resistere a estesi danni di combattimento (è in grado, ad esempio, di volare avendo perso un complesso deriva/timone o senza uno dei semipiani orizzontali di coda) ma soprattutto è stato “forgiato” intorno al cannone Gau-8A a sette canne rotanti che può sparare proiettili anticarro all’uranio impoverito con una cadenza di tiro di 4200 colpi/minuto. Inoltre il pilota è “avvolto” da una vasca corazzata di titanio che lo protegge dal fuoco di terra sino a un calibro di 23 millimetri. Con queste caratteristiche si capisce bene perché l’Usaf non sia ancora riuscita a trovare un degno sostituto dell’A-10, che ha garantito il supporto alle forze terrestri sin dalla Prima Guerra del Golfo.
L’arrivo dei “Thunderbolt II” in Europa è un segnale aggiuntivo alla Russia (e di rassicurazione per gli alleati), oltre quello dell’enorme dispiegamento aereo dell’Alleanza, determinato proprio dalla natura del conflitto in Ucraina, dove le forze corazzate sono tornate protagoniste nelle operazioni belliche.
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