Il ministro della Difesa Oleksij Reznikov è di nuovo sulla graticola dopo lo scandalo invernale che ha colpito l’Ucraina a gennaio e febbraio, portando all’azzeramento di fatto del funzionariato del suo dicastero da parte del presidente Volodymyr Zelensky. Allora si parlava di politiche corruttive da parte di funzionari e imprenditori per fornire all’esercito ucraino in guerra contro la Russia dispositivi di utilità generale, come i generatori d’emergenza, e pasti militari a prezzi maggiorati. Oggi a tenere banco è uno scoop del giornalista investigativo ucraino Yuriy Nikolov, che ha scoperto un potenziale scandalo nell’acquisto di un lotto di giubbe militari invernali da parte dell’esercito ucraino in Turchia.

“La documentazione della dogana relativa a una spedizione ha rivelato un sorprendente aumento dei costi per un lotto di 4.900 giacche in viaggio dalla Turchia all’Ucraina. Il prezzo era triplicato, passando da 142mila a 421mila dollari”, scrive il Kyiv Post, aggiungendo che “è stato rivelato che le giacche, nonostante siano state commercializzate come abbigliamento invernale, si sono rivelate leggere” e dunque non utilizzabili nell’inverno in arrivo.

Nikolov, ai microfoni dell’Ukrainska Pravda, ha parlato di “un vero schifo”, senza mezzi termini, in relazione a questo fatto, aggiungendo che mostrerebbe un grave deficit nella capacità ucraina di essere autosufficienti nel prossimo inverno di guerra contro la Russia, dato che Kiev non ha una sufficiente produzione nazionale di indumenti militari. La Pravda ha ricostruito un sistema di società su cui Reznikov avrebbe avuto la macchia di non investigare in maniera costruttiva: Vector Avia, la società produttrice dei dispositivi militari incriminati, fa riferimento a un cittadino ucraino di Zaporizhzhia, un imprenditore di nome Roman Plentov.

Ebbene, la società di diritto turca avrebbe però avuto fino a febbraio 2023 tra i suoi azionisti anche Oleksandr Kasay, un nome che fuori dall’Ucraina non dice molto ma che porta al cuore del potere nazionale. Il manager ed ex azionista è infatti nipote dell’influente politico Gennadij Kasay, fedelissimo di Zelensky e membro del Parlamento per la formazione del capo dello Stato (Servitore del Popolo). Soprattutto, Kasay alla Rada siede come membro della Commissione per la sicurezza nazionale, la difesa e l’intelligence. La cui importanza in tempo di guerra è facilmente intuibile.

Plentov ad oggi risulta arrestato e indagato per potenziali frodi nella costruzione deliberata di sistemi volti a gonfiare il prezzo dei dispositivi e a frodare l’esercito ucraino vendendo un prodotto di minor costo e valore rispetto a quello indicato nei lotti di spedizione a un prezzo artificialmente gonfiato. Kasay junior non risulta indagato. Ma il timore delle autorità ucraine è che lo scandalo si espanda, a maggior ragione alla luce del fatto, riportato dal Kyiv Post, che “la famiglia Kasay ha avuto legami di lunga data con Vyacheslav Bohuslaev, l’ex proprietario di Motor Sich, il principale produttore ucraino di motori aeronautici, che è stato arrestato per aver deliberatamente bloccato la fornitura di un elicottero Mi-2 all’intelligence della difesa ucraina l’anno scorso all’inizio dell’invasione russa”.

Reznikov ha affidato un’indagine interna al Consiglio pubblico anticorruzione del ministero della Difesa ma ormai la sua capacità di governo di crisi di questo tipo appare enormemente appannata. E i media ucraini e gli analisti indipendenti ritengono che questo scandalo possa segnare definitivamente la sua permanenza alla Difesa, già in bilico in passato. Zelensky avrebbe già individuato in Rustem Umerov, capo del Fondo del Demanio dal 2022 ed ex parlamentare di Servitore del Popolo, il suo sostituto, anche per dare una svolta politica chiara con la provenienza etnica del successore che appare più papabile: Umerov, infatti, è un tataro di Crimea.

Reznikov, l’uomo che ha lottato come un leone per chiedere all’Occidente armi e sostegno ed è parso il portavoce della volontà di resistenza ucraina più che un decisore attivo sulla guerra, da Toledo, dove si trova per incontrare i colleghi europei, ha fatto filtrare nuove voci volte a confermare di ritenere ormai “un Calvario” il suo incarico. Ma ha messo una cortina fumogena sul suo futuro. Zelensky, a quanto ricostruito dai media ucraini, lo vorrebbe per colmare il posto vacante di ambasciatore a Londra, capitale ove Reznikov è ben inserito in virtù degli ottimi rapporti avviati a partire dai frequenti colloqui con Ben Wallace, suo omologo britannico dimessosi nella giornata del 31 agosto. Reznikov sarebbe ritenuto la figura ideale per sanare gli screzi degli ultimi mesi col governo di Sua Maestà.

Reznikov ha di recente fatto spallucce su questo fatto, dichiarando di aver già rifiutato l’incarico. Tutto è in bilico: Zelensky sembra da un lato non riporre più fiducia nella capacità di Reznikov di governare un ministero nel caos dopo una serie di scandali e dall’altro desideroso di garantire al suo fedelissimo, dal curriculum personale non toccato da scandali che lo coinvolgono direttamente, un’uscita onorevole. Il diretto interessato, nel frattempo, fa quello che gli esce meglio: continuare col suo lavoro, da attore non protagonista ma essenziale della macchina dello Stato. Fino alle decisioni definitive del comandante in capo, non c’è da attendersi un diverso atteggiamento da parte dell’uomo che guida, dall’inizio della guerra, il dicastero-chiave del Paese invaso.