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Difesa

Russia, Cina e Stati Uniti: chi vince la corsa alle armi ipersoniche

Grandi potenze come Russia, Cina e Stati Uniti competono anche sul fronte delle armi ipersoniche: chi sta vincendo questa corsa.
missili

Da tempo Stati Uniti, Russia e Cina hanno abbracciato strategie di sviluppo della tecnologia ipersonica per conseguire i propri obiettivi internazionali. Capaci di viaggiare a velocità superiori a 5 Mach (5400 km/h) e manovrabili con traiettorie imprevedibili per i sistemi anti-missilistici tradizionali, le armi ipersoniche sono la nuova posta in gioco nella arms race del XXI secolo.

Le armi che (quasi) tutti vogliono

Il 27 gennaio di quest’anno, l’ordine esecutivo della Casa Bianca intitolato Iron Dome for America definiva “la minaccia di attacchi con missili balistici, ipersonici e da crociera” come “la minaccia più catastrofica che gli Stati Uniti devono affrontare” nei confronti di “avversari pari, quasi pari e avversari canaglia [rogue]”.

Ma il riferimento è chiaro: Cina e Russia, in particolare, sono gli unici competitor in grado di accrescere il proprio arsenale di armi subsoniche e supersoniche con nuove armi e vettori ipersonici su più ampia scala. Si tratta, in particolare, di tre principali categorie di oggetti interessati dalla tecnologia ipersonica: missili balistici, missili da crociera e veicoli plananti (Hypersonic Glide Vehicles o HGV).  

I missili balistici ipersonici rappresentano la categoria più numerosa: dotati di testata convenzionale o nucleare, possono raggiungere oltre 20 Mach (24.500 km/h), mentre i missili da crociera viaggiano a propulsione continua, che li rende in grado di sostenere un volo orizzontale manovrabile a lunga distanza. 

Gli HGV sono veicoli che utilizzano la traiettoria balistica del missile come boost iniziale, per poi separarsi dal vettore missilistico quando questi raggiunge il suo apogeo suborbitale, quindi planare a velocità ipersonica sul bersaglio in modo guidato. Si tratta quindi di oggetti con capacità di volo anomale che rappresentano i nuovi “game changer” contro sistemi anti-balistici (ABM) avanzati o reti radar di rilevamento.

Il divario con la Cina si riduce

Gli USA avrebbero schierato per la prima volta all’estero il sistema HGV denominato Long-Range Hypersonic Weapon (LRHW), noto anche come “Dark Eagle”, nel contesto dell’esercitazione “Talisman Sabre 2025”, svoltasi lo scorso luglio tra l’Australia e la Papua Nuova Guinea. Da parte sua, Pechino avrebbe condotto il 25 settembre 2024, nell’Oceano Pacifico, il primo lancio di un missile balistico intercontinentale (ICBM).

Nonostante non vi siano evidenze di test militari cinesi recenti effettuati con sistemi HGV, già lo scorso aprile l’ammiraglio statunitense James Paparo, in un documento declassificato, dichiarava che “la Cina sta sviluppando e integrando tecnologie all’avanguardia – intelligenza artificiale, missili ipersonici e avanzati, e capacità spaziali – a un ritmo allarmante”. Proprio la recente parata a piazza Tienanmen ha svelato il missile a medio raggio Dongfeng-17 (DF-17) progettato specificamente per essere equipaggiabile con HGV. Non mancano, comunque, ICBM cinesi “candidati” a lanciare un HGV, come gli DF-5 e DF-41, dotati di elevate capacità di carico utili per il trasporto di un aliante ipersonico.

Le armi ipersoniche già operative

Il teatro ucraino ha rappresentato un vero e proprio laboratorio dell’arsenale russo ipersonico. Per la prima volta, durante il conflitto russo-ucraino, Mosca avrebbe infatti impiegato missili balistici e da crociera ipersonici.

Nel marzo 2022 la Russia utilizzò il Kh-47M2 Kinzhal, un missile balistico aviolanciato capace di raggiungere una velocità Mach 10 (12.350 km/h circa), che può essere lanciato anche dal sistema balistico a corto raggio Iskander (9K720-M). Risale al febbraio 2024, invece, il primo impiego del missile da crociera 3M-22 Tsirkon, capace di atterrare su un bersaglio con velocità Mach 9 (11.000 km/h circa).

Dalla metà del 2022, inoltre, è stata posta in stato di allerta, presso la regione di Orenburg, la divisione responsabile dell’unità HGV Avangard, progettata per essere lanciata tramite il missile balistico UR-100N (SS-19 Stiletto). Benché non impiegato ancora in un teatro operativo, il velivolo rappresenta un importante passo avanti nella capacità offensiva ipersonica di Mosca, con una velocità dichiarata superiore a 25 Mach (30.625 km/h circa).

La corsa continua

Nel frattempo, i due programmi ipersonici chiave dell’Air Force degli Stati Uniti affrontano importanti ritardi: la produzione del veicolo planante Air-Launched Rapid Response Weapon (ARRW) è prevista non prima del 2026, mentre quella per il missile da crociera Hypersonic Attack Cruise Missile (HACM), in regime di “capacità operativa”, soltanto nell’anno fiscale 2027. In Europa, si stima che il Regno Unito non avrà il suo HCM prima del 2030.  

E Israele, recentemente, ha manifestato apprensioni per l’utilizzo iraniano del missile balistico ipersonico Fattah, che durante la “guerra dei 12 giorni” ha bucato le difese di Tel Aviv al punto da far dichiarare al vicepresidente della Rafael Advanced Defence Systems, l’urgenza di sviluppare una capacità difensiva contro attacchi lanciati utilizzando veicoli ipersonici.

Secondo “Foreign Policy” Cina e Russia starebbero già vincendo la corsa ipersonica. Per certo, la corsa non accenna a fermarsi. 

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