Pubblichiamo un intervento di Roberto Domini sul tema dell’Infinito Mediterraneo. Ufficiale Ammiraglio della riserva, Domini ha percorso l’intera carriera da Ufficiale di Stato Maggiore della Marina Militare nella specializzazione di direttore del tiro. Ha comandato nave Mogano, il contingente italiano in Sinai e le basi navali di Venezia e Augusta. Ha frequentato il Naval Staff College della Royal Navy a Greenwich (Londra) ed è stato Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata Italiana di Zagabria. Ha insegnato a lungo Strategia marittima e Storia navale all’Istituto di Guerra Marittima di Livorno e all’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia. È presidente del CESMAR (Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima “Circolo Fratelli Bonaldi”).
Il concetto di Mediterraneo Allargato rappresenta da tempo il pilastro della dottrina strategica italiana, definendo lo spazio geografico vitale per la sicurezza e la stabilità nazionale. Tuttavia, l’era della globalizzazione, con le sue interconnessioni economiche e commerciali su scala mondiale, aveva reso evidenti i limiti di una visione puramente regionale. In risposta a questa evoluzione, il CESMAR nel 2020 aveva elaborato il concetto di Infinito Mediterraneo: non un sostituto, ma un’evoluzione necessaria del precedente concetto nato tra le mura degli Istituti di formazione della Marina.
Questa visione strategica nasceva dalla consapevolezza che, in un mondo interdipendente, nessuna “fortezza”, per quanto estesa, poteva garantire una sicurezza completa. L’Infinito Mediterraneo trasformava quindi il Mediterraneo Allargato da area da presidiare a piattaforma di lancio per proiettare e tutelare gli interessi nazionali a livello globale. Il suo nome non evocava ambizioni di dominio, ma sottolineava l’assenza di limites geografici fissi in un’epoca in cui sfide e opportunità — dalla sicurezza energetica alle catene di approvvigionamento, dal dominio digitale ai flussi migratori — non conoscono confini.
Paradossalmente, le recenti crisi globali, che hanno favorito una geopolitica di chiusura e di competizione aggressiva, non hanno invalidato questa visione, ma ne hanno rafforzato l’urgenza. L’attuale spinta verso l’autonomia strategica non implica un ripiegamento isolazionista; al contrario, richiede una diversificazione di partner, rotte e alleanze ben oltre il vicinato immediato. In questo scenario frammentato, il Mediterraneo Allargato da solo potrebbe non bastare più. L’Infinito Mediterraneo si rivela così lo strumento indispensabile per navigare le complessità del XXI secolo, garantendo al Paese la resilienza e la proiezione necessarie per prosperare.
L’attualità e l’urgenza del concetto di Infinito Mediterraneo emerge da tre sfide cruciali che definiscono il nostro tempo. Innanzitutto, l’interdipendenza, le relazioni economico-finanziarie e le comunicazioni hanno reso ogni crisi, anche in teatri operativi lontani, una minaccia diretta alla nostra stabilità economica, imponendo un approccio preventivo e una “difesa stratificata” che agisca d’anticipo su scala globale.
Parallelamente, la dimensione digitale ha trasformato i fondali marini nel nuovo fronte strategico: la vera ricchezza delle nostre società dell’informazione viaggia sui cavi sottomarini, rendendone la protezione una priorità assoluta.
Infine, l’apertura di nuove rotte commerciali, come quelle artiche, rischia di marginalizzare il ruolo storico del nostro mare, obbligando l’Italia a proiettarsi su scenari inediti per non perdere competitività. In questo contesto, la sinergia tra Mediterraneo Allargato e Infinito Mediterraneo offre la chiarezza strategica necessaria per definire il ruolo dell’Italia come “media potenza regionale con interessi economici globali”.
I due concetti lavorano come un sistema integrato: il Mediterraneo Allargato agisce come scudo della nostra sicurezza, l’area prioritaria dove difendere con la massima autonomia la stabilità e la sopravvivenza nazionale. Esso rappresenta il teatro operativo marittimo di principale interesse nazionale, comprendente tutti quei paesi verso i quali l’Italia definisce una propria e indipendente strategia di sicurezza; esso comprende geograficamente anche aree d’interesse dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione Europea.
L’Infinito Mediterraneo rappresentainvece il motore del nostro sviluppo, lo spazio d’azione globale dove reperire risorse, mercati e opportunità di crescita che l’area vicina non può più garantire da sola. Rappresenta pertanto non uno spazio fisico, ma un concetto geopolitico che consente di collegare dinamicamente il teatro operativo di preminente interesse nazionale (Mediterraneo Allargato) con gli interessi nazionali di portata globale. In questo modo “la capacità di dominare lo spazio vicino consente quindi l’irraggiamento verso l’infinito ovvero l’esterno del Mediterraneo Allargato”.
In conclusione, l’Infinito Mediterraneo non è una semplice estensione geografica, ma un cambio di paradigma. Permette all’Italia di superare una visione puramente difensiva per assumere un ruolo da protagonista attivo sulla scena mondiale. In questa prospettiva, il nostro baricentro mediterraneo si trasforma da confine da proteggere a trampolino di lancio strategico verso un orizzonte di stabilità e prosperità globali.
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