Con una decisione per nulla inattesa, gli Stati Uniti hanno fatto sapere che a partire dal 2026 schiereranno capacità missilistiche di lungo raggio in Germania. L’annuncio è stato dato congiuntamente dalle parti in causa nella giornata del 10 luglio a margine del vertice NATO di Washington, dichiarando che le nuove capacità missilistiche “avranno una portata significativamente più lunga rispetto agli attuali sistemi di fuoco basati a terra in Europa. L’esercizio di queste capacità avanzate dimostrerà l’impegno degli Stati Uniti nei confronti della NATO e il suo contributo alla deterrenza integrata europea”.
Si tratta dell’arrivo in Germania di missili da crociera “Tomahawk”, dei vettori antimissile SM-6 “Standard” e di imprecisati missili ipersonici attualmente in fase di sviluppo. Questi vettori saranno gestiti dalla Second U.S. Army Multidomain Task Force (MDTF) attivata a Wiesbaden a settembre del 2021 (la prima ha sede presso la base “Lewis McChord” nello Stato di Washington), e utilizzeranno un lanciatore universale di nuovo tipo montato su veicolo terrestre testato l’anno scorso, il Typhon Weapon System.
Il sistema Typhon ha quattro lanciatori verticali montati su semirimorchio, un posto di comando, oltre a veicoli di ricarica e supporto tutti su rimorchi. I dati di lancio (anche di tracciamento per quanto riguarda gli SM-6) sono forniti da fonti esterne, e una batteria completa utilizza quattro veicoli di lancio, per un totale quindi di 16 missili pronti al fuoco. La variante SM-6 più aggiornata attualmente in servizio, la Block IA, è un missile superficie-aria utilizzato dalla U.S. Navy ma ha anche capacità di colpire bersagli terrestri, mentre il “Tomahawk”, come noto, è principalmente un missile da attacco terrestre, ma le versioni attuali hanno anche una certa capacità antinave. La nuova variante Block IB dell’SM-6 è attualmente in fase di sviluppo e si prevede che avrà velocità ipersoniche e altre capacità migliorate e si ritiene che potrebbe essere usata dal Typhon.
Per quanto riguarda i missili ipersonici, sebbene non sia noto quali potranno essere, sappiamo che l’U.S. Army ha testato ad aprile 2023 le capacità legate al vettore LRHW (Long-Range Hypersonic Weapon) che sta sviluppando insieme alla U.S. Navy in quanto esso è composto dal Common Hypersonic Glide Body (C-HGB) che sarà utilizzato anche dalla marina statunitense. Quel test non fu a fuoco, ma vennero messa alla prova solo le capacità expeditionary dell’intero sistema di lancio, ma sappiamo che il LRHW avrà una portata di circa 2.700 chilometri e una velocità di crociera superiore a 6.100 Km/h, quindi più di Mach 5.
Questo ne farebbe lo strumento perfetto per colpire preventivamente bersagli di alto valore come altri siti di lancio per missili, centri C3, basi aeree, concentramenti di mezzi/truppe ecc. Il missile da crociera “Tomahawk” è una vecchia conoscenza dell’ambiente militare e anch’esso, sebbene subsonico, ha una lunga gittata che varia dai 1.300 ai 2.500 chilometri a seconda del modello.
Sappiamo che l’U.S. Army ha un altro reparto MDTF nel teatro indo-pacifico, e ha l’intenzione di costruirne altri due, per un totale di cinque, di cui tre saranno focalizzati sulle operazioni nel Pacifico, uno in Europa, e uno avrà sede negli Stati Uniti a Fort Liberty, nella Carolina del Nord, e sarà in grado di dispiegarsi rapidamente dove necessario. Queste unità sono progettate per operare in tutti i settori – terra, aria, mare, spazio e cyberspazio – e sono completamente mobili per poter essere ridispiegate in breve tempo ovunque ve ne sia bisogno. Il piano dell’esercito statunitense è quello di completare tutte le unità MDTF entro la fine del 2028.
Quello che in tempi non sospetti avevamo preconizzato si è alla fine avverato: in Europa sono tornati i missili da crociera basati a terra, che insieme ai missili balistici (tipo Pershing e Pershing II) erano chiamati negli anni Ottanta gli “euromissili”.
La motivazione di quanto sta accadendo va ricercata nella fine del Trattato INF (Intermediate-range Nuclear Forces) che era in vigore dal 1988 e che proibiva a Stati Uniti e Unione Sovietica non solo lo schieramento di vettori basati a terra (da crociera o balistici) a raggio medio e intermedio, ma anche la loro fabbricazione e quella dei relativi sistemi di lancio. Questo trattato è stato uno dei più importanti della Guerra Fredda e ha contribuito alla mitigazione della tensione tra i due blocchi contrapposti che stava pericolosamente aumentando agli inizi degli anni Ottanta, ed è stato ricusato unilateralmente dagli Stati Uniti nel 2019 in quanto Washington riteneva (a buon diritto visti gli ultimi esiti) che la Russia lo avesse infranto con la costruzione del vettore 9M729, un missile da crociera su lanciatore mobile terrestre con una gittata stimata di circa 2.500 chilometri.
In realtà, come sappiamo, il Trattato INF era ritenuto obsoleto dagli Stati Uniti, che si sono trovati a dover affrontare la nuova minaccia missilistica cinese (la Cina ha un poderoso arsenale di vettori a corto, medio e raggio intermedio) senza poter schierare (e fabbricare) qualcosa di analogo nel Pacifico. La Russia, dopo questa decisione di Germania e USA, si è affrettata a dire che i siti di lancio dei futuri “euromissili” saranno un bersaglio legittimo, ma va notato che in Europa sarà schierato un solo reparto dei cinque previsti, a testimonianza, ancora una volta, di come il vero interesse statunitense sia rivolto all’Indo-Pacifico e non al Vecchio Continente.