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Difesa

Riportare in uso le corazzate? Trump lo propone ma forse non ha molto senso

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vorrebbe riattivare le corazzate. Ma sono davvero utili nella guerra navale moderna?


Prima dell’affermazione del potere aeronavale, e delle portaerei come suo centro nevralgico, le corazzate erano definite le “regine dei mari”. La Seconda Guerra Mondiale ha ridefinito i compiti di queste imponenti unità navali, dotate di cannoni di grosso calibro, relegandole a supporto delle operazioni anfibie e come piattaforme antiaeree di scorta salvo sporadici scontri diretti (ad es. Punta Stilo o Golfo di Leyte), mentre le portaerei, con gli stormi imbarcati, certificavano come il potere aereo fosse decisivo anche sul mare: la battaglia di Midway, e ancor prima quella del Mar dei Coralli, si combatterono senza che le due squadre navali (giapponese e statunitense) venissero a contatto diretto.

Al termine di quel conflitto, le corazzate divennero pertanto obsolete, e l’avvento dell’era dei missili, e relativa capacità di colpire con efficacia e precisione a grande distanza, le fece sparire dai registri delle flotte da guerra mondiali. Esse però ebbero tre “sussulti d’orgoglio” nei decenni post Seconda Guerra Mondiale: i conflitti in Corea, Vietnam e nel Golfo Persico recuperarono le corazzate statunitensi classe Iowa, se pur in modo marginale, con compiti di bombardamento controcosta e missilistico (nel 1991) grazie all’installazione di missili da crociera.

Le 4 corazzate classe Iowa (Iowa, New Jersey, Missouri e Wisconsin) sono oggi tutte dei musei galleggianti: Missouri e Wisconsin ebbero il loro “canto del cigno” nella Prima Guerra del Golfo (1991) mentre Iowa e New Jersey vennero messe “sotto naftalina” per poi essere decurtate dai registri navali, insieme alle altre due unità gemelle, a partire dalla seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso.

1,6 miliardi per ogni nave

Oggi, la presidenza degli Stati Uniti ha espresso il desiderio di riattivare le quattro corazzate. Donald Trump, durante una riunione plenaria dei massimi ufficiali militari statunitensi presso la base del Corpo dei Marines a Quantico (Virginia) tenutasi la scorsa settimana, ha espresso la possibilità di riattivare le unità navali parlandone col segretario della U.S. Navy John Phelan. Riattivare una corazzata, soprattutto dopo che è stata per più di un decennio un museo galleggiante, avrebbe dei costi non indifferenti: è stato calcolato che si aggirerebbero intorno agli 1,6 miliardi di dollari ciascuna, al netto delle nuove installazioni e degli eventuali lavori di sbarco di torrette di vario calibro e sistemi elettronici obsoleti.

Una cifra che sarebbe comunque inferiore al costo unitario di un cacciatorpediniere classe Arleigh Burke Flight III (lievitato a 2,5 miliardi) e di un nuovo DDG(X), il cui costo stimato è di 3,3 miliardi. Cerchiamo di essere più chiari: 1,6 miliardi di dollari sarebbe la cifra da spendere solo per la riattivazione, ovvero il ripristino delle funzionalità base della corazzata (come ad esempio il sistema propulsivo): l’imbarco di nuovi sistemi d’arma e di nuovi sensori richiederebbe costi aggiuntivi.

Se pensiamo poi alla possibilità di farne un’unità con un discreto numero di celle di lancio per missili, cosa che rimedierebbe a un annoso problema della U.S. Navy relativo alla diminuzione complessiva del numero di celle VLS (Vertical Launch System) dato il ritiro dal servizio degli incrociatori classe Ticonderoga, i costi aumenterebbero ulteriormente e in modo sensibile, data la necessità di sbarcare alcune torrette delle artiglierie per fare posto nell’opera viva delle navi.

Inoltre, dopo la loro ultima riattivazione, le Iowa imbarcavano oltre 1500 membri d’equipaggio, ovvero un numero oltre cinque volte superiore a quello di un cacciatorpediniere classe Arleigh Burke. Anche ipotizzando un’automazione spinta per ridurre tale numero, avere un equipaggio molto numeroso su una singola nave sarebbe problematico per una marina che sta avendo difficoltà a raggiungere gli obiettivi di reclutamento, senza considerare la possibilità di perdita in caso di conflitto.

Il pericolo dei missili moderni

Il problema maggiore che espone le corazzate a un elevato rischio di perdita è dato dall’armamento costituito da artiglierie, che pur essendo di grosso calibro non hanno una gittata sufficiente per poter colpire lontano dall’area di maggior pericolo. Una corazzata, per poter usare le proprie artiglierie principali, deve infatti portarsi entro il loro raggio d’azione: i cannoni da 406 millimetri delle Iowa hanno una gittata massima di circa 38 chilometri, quindi ben al di dentro della kill zone di missili antinave moderni, cacciabombardieri e perfino di nuove artiglierie terrestri dotate di gittata aumentata e guidata. Inoltre, ci sarebbe bisogno di una categoria di marinai – i cannonieri – che la U.S. Navy non ha più in servizio né in addestramento.

Sebbene, poi, l’idea di avere unità corazzate sia affascinante per quanto riguarda la protezione da missili antinave, bisogna sempre considerare che la cintura corazzata di queste unità è poderosa solo lungo le fiancate (eccezion fatta per il torrione dove ha sede la centrale di combattimento) e quindi esse sarebbero comunque vulnerabili rispetto ai missili balistici antinave e a quei vettori da crociera che sono in grado di effettuare un attacco dall’alto durante la loro fase terminale. Tornando all’armamento principale, l’installazione di possibili railgun – di cui però l’U.S. Navy ha sospeso ufficialmente la sperimentazione – aumenterebbe la gittata rispetto alle classiche artiglierie e ridurrebbe i costi rispetto all’utilizzo dei missili.

Forse l’idea di Trump è dovuta soprattutto ai costi: un bombardamento missilistico è notevolmente più costoso rispetto a uno effettuato con proiettili d’artiglieria, ma un missile da crociera può colpire il suo bersaglio da migliaia di chilometri di distanza.

Occorre poi chiedersi quale sarebbe il ruolo di una corazzata nel quadro delle operazioni navali, considerando che nella modernizzazione della dottrina di guerra anfibia USA, i Marines e la U.S. Navy stanno cercando unità più piccole (anche uncrewd) ma pesantemente armate per penetrare il più possibile furtivamente le bolle A2/AD (Anti Access/Area Denial).

Probabilmente, quindi, siamo davanti a un’altra affermazione roboante del presidente Trump che non avrà alcun seguito fattuale, però permetteteci una considerazione puramente romantica per una volta: nella storia della marineria, nessuna nave ha mai sventolato la propria bandiera in modo così elegante e al tempo stesso poderoso come una corazzata.

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