Il primo ministro della Polonia, Mateusz Morawiecki, esponente del partito catto-conservatore Diritto e Giustizia, ha annunciato che Varsavia aumenterà la sua spesa per la Difesa al 4% del Pil, un record europeo nella Nato, sulla scia delle conseguenze della guerra in Ucraina.

“La guerra in Ucraina ci fa armare ancora più velocemente“, ha dichiarato il 30 gennaio in conferenza stampa l’esponente del partito di Jaroslaw Kaczynski che dal 2015 governa la Polonia e ha fatto della russofobia un motore della propria politica estera, estremamente ambiziosa. “Ecco perché quest’anno faremo uno sforzo senza precedenti: 4% del Pil per l’esercito polacco”, ha detto ai giornalisti Morawiecki. La Polonia ha speso l’equivalente del 2,4% del suo Pil per l’esercito nel 2022, la terza percentuale più alta tra i paesi della Nato.

Arrivando al 4% del Pil, secondo i dati dell’Alleanza Atlantica, la Polonia supererà gli Stati Uniti e la Grecia, oggi rispettivamente secondi col 3,47% del Pil e prima col 3,76% del Pil dedicato alle forze armate.



Su queste colonne avevamo approfondito nel novembre scorso le ambizioni geopolitiche e militari di Varsavia, desiderosa di tornare a essere quella potenza militare che per secoli, prima delle spartizioni del XVIII secolo, era riuscita a diventare, influenzando in forma decisiva le politiche dell’Europa centro-orientale. Dalla Confederazione Polacco-Lituana di allora alla Polonia gendarme atlantico di oggi il mondo è radicalmente cambiato. Non la volontà di una nazione che si ritiene centrale in Europa di contare sempre più.

Il grande disegno di Morawiecki

Morawiecki e il suo governo hanno lanciato un piano di modernizzazione militare avente l’orizzonte temporale del 2035 e con un costo stimato di 524 miliardi di zloty (115 miliardi di euro). Portata al 4% del Pil, che nel 2022 era pari a 717 miliardi di euro, la Polonia arriverà a spendere 28,68 miliardi per le forze armate. Considerando che a parità di potere d’acquisto il Pil polacco era pari a 1.600 miliardi di euro, e contando le ridotte spese per il personale dovuto al basso costo della vita, tali spese equivalgono a quelle di una nazione occidentale che spende più di 60 miliardi di euro l’anno. Dunque, in proporzione, la Polonia ha un margine reale per l’acquisto di armamenti paragonabile a quello di Francia, Regno Unito e Germania.

Per fare un esempio, i militari polacchi guadagnano dai 940 euro al mese dei soldati di leva fino al massimo stipendio, quello del capo di Stato maggiore, paragonabile a 4.500 euro (15mila zloty) al mese. A paragone, un militare francese non guadagna, entrato in servizio, meno di 1.575 euro al mese. La Polonia può dunque dedicare un grande margine di spesa a ricambiare i propri arsenali ancora ricolmi di vecchi dispositivi d’epoca sovietica acquistati tra fine Anni Settanta e inizio Anni Ottanta, dai caccia MiG-29 e Su-22 ai carri T-72, e di dispositivi occidentali prossimi alla radiazione come vecchi caccia F-16.

“Mentre la Germania continua a discutere i dettagli di ciò che chiama la Zeitenwende, o punto di svolta strategico innescato dall’invasione russa dell’Ucraina, la Polonia sta già facendo investimenti sostanziali”, ha scritto Politico.eu. “La Polonia ha firmato un accordo da 23 miliardi di złoty (4,9 miliardi di euro) per 250 carri armati Abrams dagli Stati Uniti questa primavera – una rapida sostituzione per i 240 carri armati dell’era sovietica inviati in Ucraina” e al contempo ha “un ordinativo per armi da 12 miliardi di euro” alla Corea del Sud che include “180 carri armati K2 Black Panther, 200 obici K9 Thunder, 48 aerei da attacco leggero FA-50 e 218 lanciarazzi K239 Chunmoo“. In via di consolidamento anche un accordo con Washington per 4,6 miliardi di dollari per 32 caccia F-35.

Contrastare la Russia

La spesa militare polacca potrebbe toccare il 5%. L’ambiziosa espansione militare nasce dal desiderio di contrastare il militarismo russo e stuzzica gli appetiti del nazionalismo polacco, tornato in forze dopo la Guerra Fredda. Chiaramente, tra gli studiosi e gli esperti economici l’ampiezza di questi progetti solleva ampi dubbi sulla Polonia, che sarà interessata da un’inflazione media oltre l’8% nel biennio 2023-2024 secondo le stime, possa davvero permettersi una massiccia importazione di costose tecnologie estere. La risposta di Varsavia potrebbe essere quella di aprire a una prospettiva di inserimento della Polonia nelle catene di subfornitura dell’industria militare globale, capace di sfruttare il costo del lavoro favorevole e l’abilità delle maestranze polacche.

Nel frattempo, chi si congratula con Varsavia per la decisa svolta militarista sono gli Stati Uniti. Nella serata del 30 gennaio Joe Biden ha annunciato un suo prossimo viaggio in Polonia nella fase di avvicinamento all’anniversario del conflitto a Est. Il 25 marzo scorso aveva compiuto proprio nel Paese uno dei primi, significativi viaggi dopo l’attacco russo in Ucraina, visitando le truppe americane in Polonia.

Ora ribadirà la vicinanza di Washington al suo nuovo “gendarme” europeo. Perno del contenimento di Mosca nel cuore di un continente titubante, contrapposto non solo idealmente alla Germania “spina nel fianco” della strategia anti-russa degli States. E Paese dalle grandi ambizioni, superiori forse alle proprie capacità. Ma in nome della russofobia la Polonia è pronta a spingere i suoi limiti fino al punto massimo in cui il suo sistema economico e industriale le può permettere di arrivare.