Riarmare l’Europa sarà una grande impresa, trovare gli uomini per combattere nelle forze armate del Vecchio Continente sarà una sfida ancora più complessa. Lo sa bene la Germania di Friedrich Merz, che ha messo nel cassetto, almeno per ora, la possibilità di ripristinare la leva obbligatoria ma non gli obiettivi di ampliamento delle forze armate, a cui mira ad aggiungere circa 80mila effettivi stabili ai 180mila attuali entro dieci anni.
Cosa hanno deciso Cdu e Spd sulla leva
La coalizione tra l’Unione Cristiano-Democratica (Cdu) e il Partito Socialdemocratico (Spd) sta pensando dunque un progetto di vasti incentivi per l’arruolamento, a cui però aggiungere una coscrizione per sorteggio qualora non si raggiungessero i target di arruolamento previsti.
Come ha ben spiegato Euractiv:
I negoziatori di Cdu e Spd hanno concordato che tutti i giovani adulti di sesso maschile saranno sottoposti a una visita medica obbligatoria per determinare la loro idoneità al servizio militare, a partire dalla metà del 2027.
Il servizio militare, della durata massima di 11 mesi, rimarrà volontario, a condizione che si arruoli un numero sufficiente di persone.
Essendo la più grande economia d’Europa, la Germania si è impegnata a rafforzare la propria forza militare a circa 260.000 soldati entro il 2035, oltre a 200.000 riservisti che saranno reclutati principalmente tra i volontari. Attualmente, le forze armate tedesche contano solo circa 183.000 soldati, di cui quasi 11.000 volontari.
Se non saranno raggiunti i target annuali di arruolamento, Berlino sta valutando di provvedere a una leva per sorteggio tra tutti i soggetti dichiarati abili, che potrebbero essere chiamati a completare i ranghi. Sono previste forme d’incentivo notevoli: 2.600 euro di paga mensile e per i più giovani la possibilità di preparare gratuitamente l’esame per la patente di guida, per conseguire la quale Deutsche Welle stima che ogni tedesco spenda ormai tra i 2.500 e i 3.500 euro.
“Pronti alla guerra”: la Germania guarda alle minacce
La parola d’ordine è stata coniata dal ministro della Difesa, il socialdemocratico Boris Pistorius: la Germania deve essere “kriegstüchtig” (pronta alla guerra) entro il 2029, anno nel quale ritiene plausibile un possibile scontro di terra in Europa e in direzione del quale sta strutturando la sua preparazione militare, ad esempio ipotizzando le nuove “forze medie” altamente mobili per un confronto con la Russia nei Paesi baltici.
La testata tedesca Hartpunkt ritiene la leva militare uno strumento di rafforzamento della deterrenza e ha scritto che ha suo avviso per i giovani tedeschi “pochi mesi in caserma eviteranno anni in trincea” riprendendo un concetto già chiaro nel quadro delle strategie di sicurezza nazionale di Paesi come il Regno Unito (che ha messo la warfighting readiness al centro) e la Francia (per cui una guerra di terra in Europa su media-larga scala è possibile entro il 2030).
Dal 1956 al 2011 la Germania ha avuto un programma di leva obbligatoria abolita dal governo di Angela Merkel, dunque su iniziativa della stessa Cdu. Il vento è cambiato e ora sia Merz che il duro della Spd, Pistorius, mirano a un rafforzamento delle capacità militari di Berlino tramite il doppio binario del riarmo e dell’aumento degli effettivi. Al Bundestag Cdu e Spd hanno trovato l’accordo-quadro sulla riforma, che si applicherà ai nati dopo l’1 gennaio 2008 e sul versante del sorteggio richiederebbe però alcune modifiche legislative, probabilmente di rango costituzionale, per entrare in vigore.
Il dilemma della leva
Patrick Sensburg, presidente dell’Associazione dei Riservisti delle Forze Armate Tedesche dal 2019, ha dichiarato a WirtschaftsWoche che per il governo “il compito attuale è ricostruire gradualmente l’infrastruttura della Bundeswehr nei prossimi cinque-sette anni. Questo include il personale, ma anche le strutture. Il ripristino della coscrizione è solo una piccola parte di questo processo”.
L’Istituto Economico Tedesco (IW) ha però sottolineato che al 2035 servirebbe garantire un ricambio di 50mila volontari l’anno e potenzialmente di veder sotto le armi, tra militari e riservisti, il 7% dei nati dal 2011 in avanti o addirittura il 15% degli uomini.
I tedeschi divisi sulla leva
Numeri complessi che devono comunque toccare anche la realtà della popolazione direttamente interessata: recenti sondaggi hanno evidenziato che il 54% dei tedeschi sostiene il ritorno della leva, ma tra di essi il tasso di consenso degli over 70 (66%) è quasi doppio di quello della fascia 18-29, ovvero dei diretti interessati della leva, che si ferma al 35%.
La logica del sorteggio nasce da questa constatazione ma ad oggi sul riarmo così come sulla leva Berlino deve scontare un gap critico: è difficile mettere in moto una macchina militare con una popolazione riluttante. Un dato di fatto politico e strategico che Merz e Pistorius dovranno tenere a mente.
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