Rheinmetall viene favorita eccessivamente dal governo tedesco nel piano di riarmo? Secondo un’azienda australiana che mira a inserirsi nei grandi progetti industriali di Berlino, sì. Andreas Schwer, amministratore delegato di Electro Optic Systems, azienda della difesa australiana che prevede un fatturato di circa 120 milioni di dollari per il 2025, ha contestato l’assegnazione diretta da parte dell’esecutivo di Berlino di un appalto per la realizzazione di un laser da destinare alle navi della marina militare di Berlino.
Valore dell’affare: 390 milioni di euro. Un piccolo tassello di un piano di riarmo che porterà Berlino, nella previsione del governo di Friedrich Merz, a spendere 355 miliardi di euro dal 2026 al 2041, con circa 83 miliardi di euro di appalti che sarebbero già stati più o meno definiti. e ad accelerare una profonda riconversione industriale.
Rheinmetall al centro del riarmo
Il colosso di Dusseldorf sarà la spina dorsale di questo progetto e prevede un decollo del fatturato e degli utili negli anni a venire, non senza la necessità di programmare un’ampia riconversione industriale e un ampliamento delle linee tutt’altro che indifferente. Ma è pur vero che molto spesso le discussioni sul programma di rilancio delle forze armate dell’Unione Europea sono condotte soprattutto sul piano politico e diplomatico prima ancora che industriale. E l’australiana Eos rivendica un principio di mercato: quel che la Germania chiede a Rheinmetall lei ce lo ha già operativo in house.
“Un appalto con un unico fornitore, senza una gara d’appalto aperta, non può essere nell’interesse del contribuente tedesco”, ha detto Schwer al Financial Times, aggiungendo che “le critiche giungono in un momento di forte reazione da parte dei parlamentari tedeschi in merito agli appalti diretti” e l’affondo “rappresenta anche una rara manifestazione pubblica delle rivalità nel settore della difesa, in quanto le aziende competono per trarre vantaggio dall’enorme aumento della spesa”.
Riarmo e concorrenza
Va sottolineato che la competizione interna al settore non è esattamente paragonabile a quella di mercato nel campo della Difesa: alti costi di ingresso, una dipendenza strutturale dal ciclo degli investimenti pubblici, la necessità di far coesistere la sicurezza degli appalti e la gestione di progetti con flussi di cassa incerti, l’attenzione dei governi sul settore concorrono a rendere ridotto il pool di concorrenti in diversi Paesi.
Per attori più giovani e dinamici come Eos, l’altra faccia della medaglia di questo problema è però un’eccessiva dipendenza dal percorso tracciato. E Schwer, ex dirigente della stessa Rheinmetall, lo ha sottolineato. Inevitabilmente, una primazia in termini di capacità industriali, capitali e organizzazione può fare la differenza. Ma sono le aziende a essere dipendenti dalle commesse statali o i governi sostanzialmente chiamati a non aver scelta per convenienza e resistenza al cambiamento? La domanda è legittima. E interrogherà tutto il futuro riarmo europeo, specie laddove si dovesse verificare che alcuni progetti potrebbero ricevere un ridimensionamento di costo aprendoli a una sana concorrenza.
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