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Difesa

Record di spese militari, la Turchia di Erdogan lancia la sfida a Israele

La Turchia prepara l'espansione di un apparato militare capace di reagire a potenziali crisi nella regione.

La Turchia ha presentato una proposta di budget per la Difesa del 2027 che potrebbe portare la spesa militare a livelli record e segnare un boom dell’acquisto di armamenti per le forze armate di Ankara, seconde in dimensione nel campo Nato, nel quadro di un sistema di sicurezza mediorientale profondamente deteriorato e in cui il Paese anatolico intende rafforzare la sua proiezione.

La proposta del Governo

Defense24 ha riportato i dati della bozza di bilancio per il 2027 del governo del presidente Recep Tayyip Erdogan, in cui la spesa per la funzione difesa toccherà i 44,5 miliardi di dollari nel quadro di un’allocazione totale per la sicurezza che considerando anche i fondi per la sicurezza interna supererà i 69,6 miliardi di dollari (quasi 3.500 miliardi di lire turche). La spesa complessiva allocata per l’anno in corso è di circa 27,3 miliardi di dollari. Cevdet Yilmaz, vice di Erdogan, ha specificato che si prevede un incremento della spesa per il procurement di asset militari del 229% nel disegno di legge per la manovra finanziaria, che ora dovrà ottenere l’avvallo della Grande Assemblea Nazionale, il parlamento di Ankara dove Alleanza Popolare, la coalizione guidata dal Partito Giustizia e Sviluppo del presidente, controlla 323 seggi su 600.

L’analisi di Defense24 nota che la Turchia, ormai capace di produrre internamente l’83% dei componenti per la Difesa, deve tener conto del fatto che Ankara ha tuttora debolezze “nei sistemi di propulsione avanzata, nella microelettronica altamente specilizzata e su certe tipologie di componenti per sensori e radar” e aggiunge che è doveroso domandarsi se “l’ampio aumento degli ordini governativi sia corrisposto da un’accelerazione dei programmi di sostituzione delle importazioni”, ma fotografa un contesto che mostra la robustezza della capacità di approvvigionamento della Turchia. (A proposito, hai letto i nostri approfondimenti su InsideWeek, la newsletter gratuita di InsideOver? Non perdertela!)

Le sfide strategiche alle porte

Un consolidamento che va di pari passo con un contesto strategico in cui Ankara bilancia ambizione, proiezione e percepite sfide potenziali e che si inserisce in un quadro geostrategico che vede conflitti e opportunità alle periferie, un nuovo partenariato militare prendere forma col Patto di La Mecca esteso a Pakistan e Arabia Saudita che ha proprio nella capacità industriale turca uno dei suoi motori e una sfida prospettica, a volte evocata come rivalità da attenzionare nei prossimi anni, con Israele.

In prospettiva, la partita a scacchi per la grande egemonia nel quadrante mediorientale vede la Turchia impegnata su molti teatri, dal Corno d’Africa alla Siria, con una postura di crescente spinta al rafforzamento della propria influenza. Tutto questo mentre sul breve periodo anche l’estero vicino del Paese può risultare turbolento e si apprestano alla Turchia prove come un possibile coinvolgimento in sostegno all’Arabia Saudita contro i raid balistici degli Houthi yemeniti.

E mentre l’industria militare nazionale si prepara a un totale di volumi consolidato per il 2026 di 20 miliardi di dollari, alimentante anche un importante export, la Turchia prepara l’espansione di un apparato militare capace di reagire a potenziali crisi nella regione tanto con programmi nazionali quanto con strutture legate al mercato estero. Il Capo di stato maggiore, generale Selcuk Bayraktaroglu ha di recente indicato nei droni, eccellenza del Paese anatolico, una priorità e, come ricordato da Turkiye Today, Ankara mira a mettere in cantiere 5 milioni di droni kamikaze entro cinque anni e il doppio in un decennio, secondo l’analista geopolitico Emanuel Pietrobon segno che Ankara “si prepara a combattere una grande guerra regionale nel prossimo futuro”.

Procurement su ogni fronte

Il procurement non riguarda però solo i velivoli senza pilota e la Turchia sta consolidando i suoi apparati militari su molti fronti, che vanno dal progetto di acquisto degli Eurofighter Typhoon di produzione britannica concluso nel 2025 e di cui si attende l’implementazione, a un’ampia serie di progetti in ambito marittimo. Tutto questo mentre per i caccia del futuro lo sblocco degli F-35 americani ancora non si è concretizzato e si attende il futuro sviluppo del caccia nazionale Kaan.

In questo senso, se il Parlamento approverà la proposta di espansione delle spese militari e Erdogan vorrà rafforzare le sue ambizioni per fare del Paese anatolico una potenza militare sempre più operativa e approfondita, è possibile che ogni dominio possa essere coinvolto dall’espansione delle commesse. Per la Turchia resta il grande dilemma di un’economia vulnerabile agli scossoni globali e di una proiezione geopolitica che rischia, potenzialmente, di tendere alla sovraestensione. Ma la prontezza crescente dello strumento militare turco e la volontà di Ankara di non lesinare, ove necessario a usarlo, sono un dato di fatto strategico. Eventuali nuovi finanziamenti renderanno la Turchia ancora più da osservare in una regione contesa e complessa, densa di rivalità e tensioni.

Fonti

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