Nessun dibattito politico. Parlamento scavalcato, umiliato, messo da parte nel nome dell’emergenza perpetua, quella che consente a questo establishment politico screditato e delegittimato di governare, di mantenere il potere. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, sembra determinata a ignorare il già discutibile processo democratico dell’Unione Europea con il suo ambizioso piano ReArm Europe da 800 miliardi di euro. A confermarlo, come riportato da vari media, tra cui l’Ansa e l’Atlantic Council, la stessa Von der Leyen durante la conferenza dei capigruppo dell’Eurocamera, annunciando l’intenzione di utilizzare l’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) per aggirare il voto del Parlamento Europeo.
L’emergenza come metodo di governo
Questo strumento, pensato per emergenze eccezionali, le permetterebbe di imporre un pacchetto da 800 miliardi di euro per il riarmo europeo senza alcun dibattito. Ma è possibile chiedere ai 27 Paesi europei di indebitarsi per i prossimi anni – aumentando il debito pubblico – senza uno straccio di dibattito in un Parlamento già svuotato di reali poteri? Che democrazia è mai questa? E quale sarebbe l’emergenza, dato che si tratta di un progetto da qui ai prossimi anni?

Bypassare il voto parlamentare non è solo una scorciatoia procedurale; è un’umiliazione deliberata di un’istituzione che, pur con i suoi (mille) difetti, rappresenta un contrappeso alla Commissione europea stessa. Secondo Von der Leyen, l’articolo 122 è giustificato da una presunta “emergenza esistenziale” per l’Europa – evocata anche dal presidente francese Macron nel suo discorso alla nazione – legata alle minacce alla sicurezza e al conflitto in Ucraina. In buona sostanza, la minaccia è rappresentata dalla Russia, che sarebbe pronta a invadere l’Europa, una tesi ripetuta a pappagallo dagli zelanti adulatori dell’establishment bellicista, dai vari “no-pax“, ma che rimane priva di reale fondamento.
Cosa significa per l’Italia
Per l’Italia, conti alla mano, come spiega Skytg24, si tratta come minimo di mettere in campo – in deficit, perché per le armi si può – da un minimo di 88 miliardi di euro a un massimo di 120 miliardi di euro. In quattro anni. Questo significa che già quest’anno sarebbero necessari 7 miliardi di euro in più rispetto al 2024. Considerando il fatto che l’Europa è in un momento di grave stagnazione economica, in prospettiva significa – come minimo – dover alzare ulteriormente la pressione fiscale (quindi alzare le tasse), se non tagliare welfare e servizi, peraltro con il rischio (concreto) di gonfiare ulteriormente i bilanci delle grandi aziende della Difesa degli Stati Uniti. Perché il conto prima o poi qualcuno lo deve pagare.

