Ho frequentato per diversi giorni la base italiana di Nassirya, in Iraq, e l’ho lasciata due giorni prima che fosse fatta saltare dai terroristi. Ho visto i nostri soldati agire, ed eccellere, in Libano, in Afghanistan, in Kosovo e altrove. Li ho seguiti e ho goduto del loro aiuto e delle loro conoscenze. Ho quindi troppo rispetto per la nostre Forze Armate per non accogliere con soddisfazione tutto ciò che va incontro alle loro esigenze operative e offre un giusto premio al lavoro dei loro uomini. Ma solo un ingenuo, oggi, può pensare che un semplice “più soldi ai soldati” possa essere la formula magica per risolvere tutti i problemi. Anche per questo credo sia giusto dire che il famoso piano ReArm Europe, presentato in tutta fretta dalla Commissione europea e con altrettanta fretta approvato dal Consiglio europeo, è un’iniziativa disgraziata che, per com’è concepita, andrebbe respinta, non sostenuta con manifestazioni di piazza. E che dovrebbe essere considerato un passo forse fatale per l’Europa che abbiamo immaginato, a questo punto forse solo sognato.
Le ragioni per trarre questa conclusione, almeno a parere di chi scrive, sono numerose. Possiamo provare a dividerle tra quelle “accessorie” e quelle “sostanziali”. Tra le accessorie, la prima che ci viene in mente è che ReArm Europe (che, come sappiamo, è stato anche sottratto alla verifica del Parlamento europeo), è di fatto affidato a personaggi dei quali è impossibile fidarsi, in primo luogo Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea ma nella sua carriera precedente ministro prediletto di Angela Merkel (l’unico ad avere comunque un dicastero per tutto il cancellierato merkeliano) e in particolare, dal 2013 al 2019, ministro della Difesa della Germania. A detta degli esperti, il peggior ministro della Difesa nella storia della Germania. È un tema su cui InsideOver era intervenuto in tempi già critici ma non sospetti e non aggiungiamo altro. A ruota viene Kaja Kallas, alto commissario per la Politica estera, una politica per la quale esiste solo l’incubo russo e il resto del mondo chissà. È un’estone, si può anche capirla. Ma a quei livelli serve altro (e il perché lo abbiamo spiegato qui), soprattutto se devi spendere in modo strategico 800 miliardi.
Altra ragione accessoria: è vero, spenderemo a debito. Ma anche i debiti sono soldi. L’Italia, per esempio, dovrà investire in quattro anni tra 88 e 120 miliardi. Li abbiamo? Dove li prenderemo? A cosa li toglieremo? Non ci pare questioncina da poco, considerato il nostro debito pubblico.
Quanto spendiamo davvero
Ma a poi, come si diceva, ci sono le ragioni sostanziali. Ci si dice: dobbiamo spendere di più per la Difesa, dopo il crollo dell’Urss ci siamo rilassati troppo e abbiamo tagliato questo genere di investimenti perché ci sentivamo sicuri all’ombra della Nato. Davvero? L’Osservatorio CPI diretto da Carlo Cottarelli ci ha appena spiegato a suon di cifre che nel 2024 la spesa militare europea ha superato quella russa del 58% (719 miliardi di dollari internazionali contro i 462 della Russia). Il bilancio Usa della Difesa per l’anno fiscale 2025 sfiora i 900 miliardi di dollari, più del doppio della Russia, tre volte quello della Cina. E se andiamo a vedere lo storico recente delle spese militari dei Paesi Nato, vediamo più o meno questo: nel 1980 Usa sopra il 5%, Nato in generale sopra il 4%, Nato non Usa sopra il 3%; nel 2000 Usa al 4%, Nato intorno al 2,5%, Nato non Usa appena sotto il 2%; nel 2020 Usa appena sotto il 4%, Nato appena sotto il 3%, Nato non Usa appena sotto il 2%. Se confrontiamo il Pil della Russia di quegli anni, peraltro oggetto di molte ironie, con il Pil degli Usa o dei più potenti Paesi d’Europa, vediamo che noi abbiamo continuato nel tempo a spendere molto di più in armamenti. E infine, come ricorda il Centro studi sul federalismo: “L’incremento delle spese militari tra il 1998 ed il 2022, a valori costanti 2021, e limitatamente ad alcune aree geografiche, è da imputarsi per: 40 miliardi all’Arabia Saudita e all’Ucraina, 55 miliardi all’India, 57 miliardi alla Russia, 60 miliardi all’Unione europea, 263 miliardi alla Cina e 328 miliardi agli USA”.
Dunque: come possiamo dire di non aver speso abbastanza? Se abbiamo “speso male”, come dicono molti, non sarebbe il caso di imparare a spendere meglio prima di gettare nella fornace altri 800 miliardi? Inoltre: a chi andranno questi soldi? Abbiamo spiegato qui che il 64% delle armi di cui l’Europa dispone ci sono vendute dagli Usa, e in ogni caso ci vorranno anni per adeguare le strutture produttive delle industrie europee alle nuove esigenze. In più, abbiamo l’Alto commissario Kallas che ripete a pappagallo che non dobbiamo nemmeno immaginare di renderci più autonomi dalla Nato. Altra ragione sostanziale per diffidare di questo ReArm Europe: con i confini Nato ormai sovrapposti a quelli Ue, è facile capire chi detterà le danze. Ovviamente per il nostro bene, no? Come quando Barack Obama organizzò le basi missilistiche in Romania spiegandoci che voleva proteggere l’Europa dal rischio… Iran. Risultato: nel 2007 Putin va a Monaco a spiegare quanto sono incazzati i russi e nel 2008 arrivano i tank russi a venti chilometri da Tbilisi, capitale della Georgia.
Abbiamo fin qui usato il paragone con la Russia non per caso. Perché ora ci viene detto che non dobbiamo solo difendere l’Ucraina (e questo ha una sua logica, politica e strategica, anche se gli stessi leader europei dicono che senza gli Usa è quasi impossibile farlo) ma anche l’intera Europa dalla Russia. Emmanuel Macron l’ha detto esplicitamente, gli altri lo fanno capire: Vladimir Putin non si fermerà all’Ucraina. Ho un delizioso nipotino di tre mesi che si chiama Arturo: persino lui sa che questa è una enorme bufala. Perché la Russia dovrebbe attaccare l’Europa, e con essa la Nato? Con quali mezzi? Con quali risorse economiche? Con quali speranze di vittoria? Solo perché i russi sono cattivi di natura?
Diventa quindi piuttosto chiaro a che cosa davvero serve questo ReArm Europe, in un’Europa che ha sbagliato in pratica tutte le sue scelte strategiche, dal Green Deal all’Ucraina: a congelare la situazione politica e a soffocare qualunque forma di dissenso, bella o brutta che sia. Non è un caso se chiunque prova a esprimere un diverso parere viene immediatamente bollato come “putiniano” o “filorusso”. La prospettiva del cosacco alle porte è un ottimo sistema per instillare paura e governare con più facilità, soprattutto se sei una Von der Leyen con una maggioranza ballerina (meglio, quindi, evitare il passaggio al Parlamento europeo) o un Macron ampiamente sfiduciato dalla grande maggioranza dei francesi o un cancelliere Scholz che con i suoi alleati Verdi è riuscito a innalzare l’estrema destra dell’AfD al rango di secondo partito tedesco (152 seggi contro i 164 della CDU). Serve, la paura della Russia, a giustificare la complicità nella strage dei palestinesi di un’Europa che si riempie la bocca di “diritto internazionale” e “diritto umanitario”. A coprire operazioni come quelle condotte in Romania, dove il candidato alternativo al regime, e favorito dagli elettori, deve essere bloccato a ogni costo. Anche con complottismi da commedia dell’arte, come l’ultima “congiura putiana” finita in farsa. Anche annullando d’imperio il voto popolare se non gradito, come teorizzato dall’ex commissario europeo Thierry Breton, che invitava a farlo anche nel caso in cui in Germania avessero vinto le destre.
Ecco le ragioni per cui bisogna diffidare di questo ReArm Europe. Fondamentalmente, perché non serve a difendere l’Europa con le sue caratteristiche migliori ma, al contrario, a comprimere le libertà civili e gli spazi della politica. Non serve a proteggere l’Europa ma a stravolgerla e, alla fin fine, ad affondarla.
