L’11 maggio la DIA (Defense Intelligence Agency) ha presentato un rapporto al Congresso USA che fornisce una panoramica generale del contesto internazionale individuando tutte le minacce per gli Stati Uniti. Il dossier si sviluppa, come detto, con un approccio globale: vengono individuate le minacce alla homeland security, arrivando ad analizzare la situazione in Asia meridionale passando per Africa, Medio Oriente e, naturalmente, Cina e Russia che occupano rispettivamente il primo e il secondo posto nella “classifica”, subito dopo la regione nordamericana.
L’incipit afferma quello che ormai è noto da tempo: oltre alla tradizionale modernizzazione militare, gli sviluppi nell’intelligenza artificiale (Ia), nella biotecnologia, nelle scienze quantistiche, nella microelettronica, nello spazio, nella cybersecurity e nei sistemi senza pilota stanno rapidamente trasformando la natura dei conflitti e il panorama delle minacce globali. Gli avversari degli USA stanno intensificando la cooperazione, spesso prestando reciproco sostegno militare, diplomatico ed economico ai conflitti e alle operazioni, per aggirare gli strumenti di potere di Washington.
Cina e Russia sono minacce diverse
Come accennato, la Cina rappresenta la minaccia più grande: si afferma che Pechino mantiene i suoi obiettivi strategici di essere la potenza preminente nell’Asia orientale, di sfidare gli Stati Uniti per la leadership globale, di unificare Taiwan con la Cina continentale, e di promuovere lo sviluppo e la resilienza dell’economia cinese e raggiungere l’autosufficienza tecnologica entro la metà del secolo. La Cina continua a migliorare le sue capacità globali per affrontare gli Stati Uniti e i suoi alleati in ambito diplomatico, informatico, militare ed economico. Il presidente cinese Xi Jinping continuerà a supervisionare gli sforzi dell’intero Governo per preparare al meglio la Cina alla competizione con gli Stati Uniti e i loro alleati nella regione indo-pacifica e oltre, e a concentrare gli sforzi per minare il sostegno popolare e politico alle alleanze militari e alle partnership di sicurezza statunitensi. Secondo la DIA, quest’anno Pechino osserverà attentamente Washington per eventuali cambiamenti di politica estera e probabilmente sta predisponendo misure per scoraggiare, contrastare e reagire contro qualsiasi mossa statunitense che percepisca come volta a compromettere gli obiettivi diplomatici, economici e di sicurezza della Cina. I funzionari cinesi cercheranno anche opportunità per creare divisioni tra gli Stati Uniti e i suoi alleati e partner.
Per quanto riguarda la Russia, che subito segue l’analisi sulla Cina, viene detto che il presidente russo Vladimir Putin considera la guerra in Ucraina una lotta esistenziale contro l’Occidente che determinerà il posto della Russia nel mondo, la sua presa di potere e la sua eredità storica. Si tratta in effetti di un’analisi abbastanza scontata, considerando che il Cremlino da tempo ha indicato chiaramente il conflitto ucraino come esistenziale, rifiutando di giungere ad accordi per il cessate il fuoco che non siano stabiliti alle proprie condizioni. Si legge inoltre che il presidente russo rimane fiducioso nella vittoria finale in Ucraina ed è pronto a ricorrere alla forza militare almeno fino a tutto il 2025. Putin rimane inoltre fermo nella sua richiesta di vietare definitivamente all’Ucraina di aderire alla NATO, insistendo al contempo sul ritiro di tutte le sue forze militari dalle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. Ovvero esattamente quanto afferma la macchina informativa del Cremlino in questi anni di guerra.
Quello che è interessante, ma che dalle nostre colonne abbiamo detto più volte, è che nonostante l’Occidente fornisca aiuti militari consistenti e letali all’Ucraina, la Russia cerca quasi certamente di evitare un conflitto diretto con la NATO, poiché ritiene di non poter vincere uno scontro militare convenzionale con l’Alleanza. Tuttavia, Mosca rimane pienamente in grado di impiegare capacità asimmetriche contro gli Stati Uniti e i suoi alleati, comprese campagne informatiche e di disinformazione, e, in definitiva, possiede una capacità di minaccia esistenziale con le sue forze nucleari strategiche in grado di raggiungere il territorio nazionale statunitense. La guerra in Ucraina rientra negli obiettivi più ampi di Putin: recuperare il prestigio e l’influenza globale che, a suo avviso, la Russia ha perso con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 ed esercitare il controllo sugli ex Stati sovietici. Mosca infatti mira a esercitare una forte influenza sulle politiche estere, interne ed economiche di questi Stati, limitando al contempo le incursioni delle potenze straniere rivali.
L’analisi delle minacce militari
Dal punto di vista strettamente militare, per quanto riguarda la Russia il rapporto afferma che è probabile che le sue capacità convenzionali di dissuadere, combattere o competere militarmente con la NATO saranno degradate per almeno i prossimi tre anni, poiché la maggior parte delle unità russe idonee al combattimento sono impegnate nella guerra in Ucraina. Al contempo, aggiungiamo noi, l’allargamento dei confini con la NATO con l’ingresso della Finlandia nell’Alleanza ha costretto Mosca a militarizzare quella regione di confine che va dalla Penisola di Kola sino alla Carelia, con ulteriore dispendio di risorse.
La Marina russa sarà quasi certamente il principale strumento di proiezione di potenza globale della Russia nel prossimo anno, mentre l’eccessivo utilizzo di aerei e piloti nelle operazioni di combattimento in Ucraina, così come la scarsa implementazione delle forze aerospaziali, probabilmente ne metteranno a dura prova le operazioni nel 2025, ma non ne interromperanno il ritmo di impiego nel conflitto. Queste forze hanno dimostrato diversi gradi di competenza e capacità in Ucraina, il che ha portato sia a sostanziali perdite di equipaggiamenti e personale veterano, sia allo sviluppo di nuove tattiche per l’impiego di armi, come le bombe plananti.
Passando al versante militare cinese, il rapporto afferma che Pechino sta rapidamente promuovendo la modernizzazione militare e sviluppando capacità in tutti i settori bellici che potrebbero consentirle di conquistare Taiwan con la forza, di proiettare meglio la propria potenza nel Pacifico occidentale e di ostacolare i tentativi degli Stati Uniti di mantenere la presenza o di intervenire in un conflitto nella regione indo-pacifica. I leader cinesi sottolineano l’imperativo di raggiungere gli obiettivi chiave di trasformazione militare fissati per il 2027 e il 2035, come da politica di Xi Jinping, e queste tappe fondamentali mirano ad allineare la trasformazione dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) con gli altri sforzi di modernizzazione nazionale, che includono la promozione di “un nuovo tipo di relazioni internazionali”, il coinvolgimento attivo nella “governance globale” e l’unificazione con Taiwan. Nel 2025, la Cina ha annunciato un aumento nominale del bilancio militare annuo del 5,2%, portandolo a 247 miliardi di dollari, tuttavia, la spesa effettiva per la Difesa cinese è significativamente più elevata, in quanto ci sono voci pubblicamente omesse, come la ricerca e sviluppo e i sussidi alla base industriale della Difesa.
L’Esercito Popolare di Liberazione ha aumentato la pressione militare su Taiwan dimostrando una crescente capacità di condurre esercitazioni quasi simultanee e geograficamente distribuite. In particolare, la serie di esercitazioni cinesi “Joint Sword” ha dimostrato che la Cina sta migliorando le sue capacità di bloccare Taiwan. L’Aeronautica Militare (PLAAF) e l’Aviazione Navale (PLANAF) continuano a evolversi in forze tecnologicamente più avanzate, efficaci e capaci di condurre operazioni congiunte: lo scorso anno, la Cina ha presentato il J-35A, un caccia di quinta generazione in grado di operare dalle portaerei. Singolarmente non viene indicato lo sviluppo di nuovi caccia stealth tipo ala volante come il J-36 e il J-50, forse perché svelati dalla Cina alla fine dello scorso anno o forse perché, come abbiamo detto più volte, non è affatto sicuro che siano prototipi di velivoli di sesta generazione, ma potrebbero essere solo dei dimostratori tecnologici per la ricerca in tal senso.
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