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Abd al-Kuri è un’isola lunga circa 35 km e larga 5 nel suo punto più ampio. L’isola è spoglia e disabitata, priva di risorse naturali, ma si trova vicino al Corno d’Africa a non molta distanza da un’altra isola, Socotra, e soprattutto è situata a poca distanza dall’imboccatura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Golfo di Aden. Nel punto più largo di Abd al-Kuri da tempo è in costruzione una lunga pista di atterraggio (circa 3 km): immagini del sito Planet Labs scattate lo scorso marzo hanno mostrato veicoli e l’avanzamento dei lavori di una striscia di cemento che sarebbe in grado, data la lunghezza, di accogliere aerei da attacco, sorveglianza, trasporto, persino alcuni bombardieri.

I lavori di costruzione sono stati inizialmente osservati a gennaio 2022, ma si sono poi interrotti per poi riprendere recentemente: al 23 dicembre 2024 erano stati completati 1800 metri di pista, dipinti con indicatori di distanza e “tasti di pianoforte” all’estremità meridionale, e anche il piazzale era stato rivestito. Il 28 dicembre una parte della porzione settentrionale della pista era da completare, ma la sua estremità presentava già la segnaletica dipinta, segnando un’accelerazione dei lavori. Quella che sembra essere una caserma con dieci nuove casematte è stata costruita a Khaysat Saleh, quattro miglia a Ovest della pista, con la strada che mostra segni di recente intenso utilizzo. Un nuovo molo sembra essere stato costruito sulla spiaggia di Kilmia, esposta a Sud e al riparo, quindi meglio protetta da potenziali attacchi di droni Houthi rispetto al molo in uso sulla costa settentrionale. Sembra che ci sia una qualche forma di sito di servizio sul punto più alto di una collina di 100 metri a Ovest, adiacente all’estremità settentrionale dell’aeroporto. Al ritmo con cui procedono i lavori, sembra che la struttura sarà in grado di ospitare operazioni aeree entro poche settimane, momento in cui potrebbe diventare più chiaro per chi e per quale scopo è stato costruito questo aeroporto che domina gli accessi marittimi al Golfo di Aden.

Tornando indietro al marzo dell’anno scorso, le stesse immagini satellitari di Abd al-Kuri avevano mostrato quelli che sembravano mucchi di terra disposti a formare la scritta “I love UAE”, ma gli Emirati Arabi Uniti potrebbero non essere i soli coinvolti nella costruzione di quella che a tutti gli effetti sembra una base aerea. Nello stesso periodo, infatti, un funzionario della Difesa statunitense aveva affermato che gli Stati Uniti stavano rinforzando “le nostre difese missilistiche sull’isola di Socotra” in previsione di un possibile attacco dei ribelli Houthi alle basi statunitensi nell’area. Socotra, come detto, è l’isola principale di quel piccolo arcipelago e dista circa 100 chilometri da Abd al-Kuri. L’esercito statunitense aveva dichiarato all’Associated Press di non essere coinvolto nella costruzione dell’aeroporto di Abd al-Kuri e che non vi era alcuna “presenza militare” americana altrove nello Yemen, tuttavia sappiamo che esiste il progetto di far rientrare l’isola di Socotra (ufficialmente yemenita) in una catena regionale di difesa aerea congiunta nota come Middle East Air Defense Alliance (MEAD) proprio grazie agli Emirati Arabi Uniti.

Nel 2018, infatti, gli EAU hanno schierato truppe sull’isola di Socotra, innescando una disputa con il Governo in esilio dello Yemen. Due anni dopo, sono scoppiati scontri tra i separatisti yemeniti sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti e altre forze presenti.

Tornando al MEAD, si tratta di un sistema di comunicazione unificato che collega tutti i sensori di allerta precoce schierati dai Paesi partecipanti sotto la supervisione del CENTCOM (Central Command) statunitense: una rete di allerta radar condivisa che consentirà di individuare e tracciare in tempo reale le minacce aeree, come UAV (Unmanned Air Vehicle) o missili balistici e da crociera. Tra le nazioni mediorientali partecipanti, oltre agli EAU, ci sono Israele, Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Bahrein e Giordania.

Se Socotra potrebbe ospitare il MEAD, è quasi consequenziale che l’isola vicina possa ospitare una base aerea per controllare meglio la regione del Golfo di Aden al riparo da occhi indiscreti, e probabilmente anche in questo caso gli Stati Uniti hanno qualche interesse diretto vista la lotta aperta agli Houthi da quando questi hanno cominciato a bloccare il traffico navale lungo il Mar Rosso.

Socotra e Abd al-Kuri non sono l’unico esempio di isole che vengono occupate lontano dai riflettori della politica internazionale. A maggio del 2021 vi avevamo raccontato di quanto stava accadendo sull’isola di Mayun (anche conosciuta come Perim), che si trova nello Stretto di Bab el-Mandeb a poca distanza dalla costa yemenita. Su quel piccolo lembo di terra, situato in uno specchio d’acqua tra i più importanti del mondo e per questo punto strategico, era stata notata la costruzione di una pista di atterraggio con annesse strutture di supporto. Sebbene non vi siano prove dirette del coinvolgimento degli Emirati Arabi Uniti in quei lavori che potrebbero portare alla nascita di una base aerea, sappiamo che anni fa Abu Dhabi aveva cercato di avere un punto di appoggio per le operazioni militari in Yemen in sostegno all’Arabia Saudita in lotta contro gli Houthi spalleggiati dall’Iran.

Nonostante il ritiro formale degli EAU dalla campagna contro i ribelli Houthi, è probabile che il precipitare della situazione nel Mar Rosso abbia permesso ad Abu Dhabi di riprendere l’iniziativa di allargamento strategico nella zona dello Stretto con il placet di Washington, che potrebbe avere anche una parte attiva nella costruzione di queste nuove infrastrutture aeroportuali in vista di un loro possibile futuro utilizzo come una sorta di base aerea alternativa a Diego Garcia, considerando anche i recenti sviluppi riguardanti il ritorno della sua sovranità al governo delle Isole Mauritius.

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