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Assistenza finanziaria, linee di credito, sostegno ai profughi. E soprattutto forniture militari. Gli aiuti occidentali all’Ucraina stanno già ammontando, dal 24 febbraio ad oggi, a diversi miliardi di dollari. Oltre 5 miliardi e mezzo di dollari, in particolare, il valore degli aiuti militari. Da soli, nota il Corriere della Sera, “gli Usa stanno praticamente spendendo 800 milioni di dollari alla settimana” a partire dall’inizio dell’invasione in un contesto in cui ogni tipo di mezzo viene fornito, eccezion fatta per gli aerei da guerra: lanciarazzi, missili anticarro, mezzi di trasporto, carri armati, munizioni. “L’ultima consegna di mezzi e munizioni è appena arrivata in Ucraina”, nota il corrispondente da Washington Giuseppe Sarcina “e Joe Biden già annuncia che a breve ne autorizzerà un’altra, sempre dello stesso ammontare. A quel punto il governo americano avrà stanziato 3,4 miliardi di dollari, divisi in otto tranche, per appoggiare la resistenza ucraina”. Nell’ultima tranche di armi letali rientrano 2mila Javelin, degli obici da 155 millimetri, mitragliatrici e pistole con complementari munizionamenti.

Il governo britannico di Boris Johnson è altrettanto solerte: migliaia di Javelin e Nlaw, veicoli da combattimento, 84mila elmetti più una spedizione da 100 milioni di sterline, per un ammontare complessivo di oltre mezzo miliardo di dollari.

L’Unione Europea, tramite la European Peace Facility, fornirà 1,5 miliardi di dollari in armi letali, equipaggiamento, munizioni, protezioni difensive. A ciò bisogna aggiungere lo sforzo coordinato di ogni singolo Paese del gruppo dei Ventisette, che bisognerà capire in che prospettiva  si sommerà o sarà piuttosto coperto dal finanziamento di Bruxelles. Gli aiuti da 100 milioni della Francia deliberati il 26 febbraio, i missili inviati dalla Germania e i carri armati di provenienza dalla Repubblica Ceca sono ad esempio stati donati con iniziative unilaterali che permettono di aggiungere almeno un altro mezzo miliardo di dollari di valore nelle forniture comunitarie. La cifra di 6 miliardi di dollari complessivi tra Usa, Ue, Regno Unito non è dunque difficile da ipotizzare.

Munizioni, missili, veicoli sono invece parte dell’aiuto militare da oltre 100 milioni di dollari deliberato dall’Australia; ufficialmente di circa 80 ma possibilmente, visto le stime degli equipaggiamenti non comunicati ma consegnati, pari a quello di Canberra il contributo del Canada. Con i 50 milioni della Svezia si arriva a 6,25 miliardi di dollari di assistenza.

L’Italia, in quest’ottica, ha inviato sistemi anticarro e antiaereo, mitragliatrici leggere e pesanti e mortai dal valore stimato tra 100 e 150 milioni di euro. A cui aggiungere un contributo da 110 milioni di euro versato a fine febbraio al governo ucraino. Le consegne, come riportato da Floriana Bulfon su “Repubblica”, procedono a pieno ritmo. E Sarcina sottolinea che gli Usa sono i primi fautori di questa strategia: Biden “si sta assumendo rischi in un primo tempo scartati. Per esempio: mandare istruttori militari per addestrare gli ucraini a usare i missili o i cannoni americani. Oppure chiedere ai costruttori nazionali di armi di mobilitarsi, quasi come se gli Usa fossero direttamente in guerra”. La strategia è chiara: sconfiggere Putin grazie all’Ucraina e alle armi occidentali, come richiesto anche da Londra e dalla Polonia. Oltre alla guerra, si pensa alla ricostruzione. E l’Italia è in prima linea. Mario Draghi ha confermato che oltre agli aiuti militari “abbiamo stanziato circa 500 milioni di euro per sostenere gli ucraini che arrivano in Italia e 110 milioni in assistenza finanziaria per il governo ucraino” nel suo intervento in video all’evento finale della campagna di raccolta fondi internazionale “Stand up for Ukraine”. Oltre agli aiuti militari, Roma partecipa sul fronte umanitario e di sostegno finanziario.

Gli Stati Uniti hanno stanziato 13,6 miliardi di dollari con una linea di credito preferenziale, il Regno Unito ha fatto altrettanto con un miliardo, i Paesi dell’Unione Europea hanno toccato 10 miliardi complessivi, sino ad ora. In totale circa 25 miliardi di dollari di assistenza  hanno contribuito ad alleviare il costo finanziario di un conflitto che, per Kiev, potrebbe avere un conto pari a mezzo trilione di dollari a guerra finita. Il piano Marshall per Kiev, in un certo senso, è già iniziato. Ma la richiesta del governo ucraino è semplice: armi, armi, ancora armi. L’Ucraina vuole resistere e ricevere più rifornimenti di spedizioni miltiari, ritenendo quelle ricevute sinora non sufficienti. Ma lo sforzo posto in essere dall’Occidente non si può dire sia stato banale e secondario, anzi. La scelta di dirottare alla ricostruzione parte di questi fondi potrebbe essere la scelta decisiva per “vincere la pace”. Ma alla pace bisogna arrivare. E l’Occidente a guida Usa ha deciso: bisogna mettersi l’elemtto con sempre crescente convinzione. Una scommessa rischiosa ma che svela, per la prima volta, una chiara strategia. Al cui interno c’è la sensazione che Vladimir Putin può essere fermato per mezzo di una disfatta militare dopo lo scacco delle prime settimane di guerra.

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