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Vladimir Putin fa sempre più affidamento sull’industria militare russa come creatrice di valore strategico per il Paese, come volano per il rilancio economico e come asset pregiato del sistema produttivo e difesa della nazione. Rare volte, infatti, il presidente russo, uomo tutt’altro che digiuno di questioni militari e strategiche, ha rivolto un appello tanto esplicito al complesso militare-industriale della Federazione Russa come quello pronunciato in diretta televisiva nella serata del 3 novembre.

“È particolarmente importante”, ha dichiarato il presidente russo” sviluppare e adottare le tecnologie necessarie per creare nuovi sistemi d’arma ipersonici, laser ad alta potenza e sistemi robotici che ci permetteranno di contrastare con efficace eventuali minacce militari, e dunque di rafforzare ulteriormente la sicurezza del nostro Paese”. Innovazione tecnologica e sviluppo della capacità d’utilizzo dei sistemi d’arma sono visti come un tutt’uno da parte del leader che in passato non ha fatto mistero di ritenere l’intelligenza artificiale e la tecnologia di frontiera due dei campi su cui si giocherà la partita per il dominio globale nel prossimo futuro e che ha sempre fatto dello strumento militare un volano per accrescere l’influenza politica di una potenza sostanzialmente in relativo declino.

Per gli anni a venire, aveva anticipato Putin a Sochi il primo giorno di novembre in una riunione con i vertici militari, le forze armate russe avranno in consegna prevista già 200 aerovelivoli, 26 batterie antiaeree missilistiche S-350 e S-400 e i primi S-500 di ultima generazione. Per il prossimo futuro l’obiettivo di Mosca è di andare ancora oltre, di unire il volano strategico a quello economico-industriale, di fare della tecnologia e dell’innovazione i determinanti della potenza militare russa e il punto di partenza per il consolidamento di un ecosistema industriale composto da ben 1.300 imprese, molte delle quali sotto il controllo pubblico totale o parziale. Tra questi si segnalano autentici colossi: Rostec, Almaz–Antey, Roscosmos, Tactical Missiles Corporation, United Shipbuilding Corporatio e Rosatom, che ha un settore chiave dedicato agli armamenti nucleari. Il settore impiega 2 milioni di persone tra aziende e indotto, il 2,7% della forza lavoro russa.

I 122 miliardi di dollari di budget militare russo stanziati nel 2020 per l’anno in corso non paiono destinati a ridursi nel periodo a venire. E anche depurato dei costi di gestione, del fondo per l’intelligence, del mantenimento della Guardia Nazionale e delle perdite dovute a inefficienze, sprechi e corruzione si tratta di un budget con pochi rivali al mondo. Inoltre, non può essere di diretta utilità la comparazione del budget militare russo con quello statunitense superiore ai 700 miliardi di dollari: la Russia ha un rapporto di costi molto ridotto rispetto agli Usa in termini di manodopera industriale, contratti di fornitura, dipendenza da filiere esterne, costi di gestione degli apparati, costi del personale e stipendi, fattore che riduce notevolmente il differenziale con Washington.

Questo riduce relativamente i costi di gestione dei programmi militari, consentendone un’accelerazione: ad ora in Russia il missile balistico Avangard è in dirittura d’arrivo e il governo prevede entro il 2022 le prime consegne effettive alla Marina e dunque l’entrata in servizio; in seguito si prevedono l’entrata in servizio di prodotti come il vettore ipersonico aviolanciato Kinzhal e il sistema laser Peresvet. Tre sistemi d’arma per un triplice obiettivo: aumentare la proiezione strategica delle forze armate russe, rafforzare il capitale tecnologico del Paese, potenziare l’industria militare.

Anche in un anno di dura crisi come il 2020 pandemico il procurement nazionale ha portato all’industria nazionale commesse per 22 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti i 13 di appalti conquistati all’estero. Defense News sottolinea come un Paese Nato quale la Turchia, dopo l’acquisto degli S-400, è oggi tra gli Stati maggiormente interessati alla tecnologia militare russa e punta a cercare la sponda russa per il caccia TF-X di produzione nazionale e per fare pressione sulla Germania, con cui gli accordi per la co-produzione di sei sottomarini non stanno decollando. Ma il mercato più prolifico potrebbe essere un alleato storico di Mosca quale l’India di Narendra Modi. Nuova Delhi punta al caccia stealth Sukhoi Checkmate, presentato al recente salone aeronautico MAKS21 di Mosca, per la sua aviazione, vede in arrivo gli S-400 e mira ad approfondire la cooperazione in futuro. Mosca punta, in quest’ottica, a conquistare sempre nuovi clienti e partner: la difesa dell’interesse nazionale passa anche attraverso la spinta alla difesa delle parti sane di un’economia anemica. E questo Putin lo sa bene, promuovendo uno dei gioielli di famiglia di un Paese che, assieme all’energia, ha nella Difesa anche un presidio cruciale di crescita e occupazione.

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