Negli ultimi giorni le manovre della Cina attorno a Taiwan hanno assunto forme e connotati diversi dal solito. Aerei da guerra e droni dell’esercito cinese sono stati avvistati nei pressi dell’isola, ben oltre la zona di identificazione di difesa aerea taiwanese (Adiz). Non ci sarebbe niente di strano, visto che da anni incursioni del genere scuotono sempre più spesso la quotidianità di Taipei, se non che la traiettoria combinata dei mezzi inviati da Pechino ha destato più di un sospetto.

Mentre i 20 aerei rilevati lo scorso 26 agosto hanno lambito la parte meridionale di Taiwan, creando una sorta di cuscinetto aereo a sud, a nord sono invece entrati in azione un paio di droni che, con le loro traiettorie, hanno chiuso idealmente il cerchio attorno all’isola.

Gli Uav in questione, un Bzk-005 Long-Range Recon Drone e un Tb-001 Heavy Duty Scorpion Drone, hanno spinto il Giappone a far decollare un aereo da caccia per monitorare gli ospiti indesiderati in azione tra l’isoletta nipponica Yonaguni e la stessa Taiwan.

I velivoli cinesi senza pilota provenivano dal Mar Cinese Orientale e sono andati fino al Canale Bashi, area strategica che separa la costa meridionale taiwanese e le Filippine. Allo stesso tempo, Tokyo ha anche inviato i suoi caccia dell’Air Self Defense Force contro i bombardieri cinesi che stavano volando vicino a Okinawa, sede di un’importante base militare statunitense.



Traiettorie sospette

Il notevole e recente aumento dell’attività dei droni, le insolite traiettorie di volo e l’accerchiamento ideale totale di Taiwan, sono tutte variabili che lasciano presupporre che Pechino abbia simulato un “finto blocco” aereo attorno all’isola.

Secondo quanto riportato dall’agenzia taiwanese Cna, le insolite traiettorie di volo del Bzk-005 e del Tb-001 si sono sovrapposte a quelle di un Y-8 in uno spazio aereo al largo della costa sud-orientale di Taiwan, sopra il Pacifico. È dunque possibile che l’aereo di ricognizione in questione fosse presente per condividere informazioni tra i vari mezzi e le navi coinvolte nelle manovre.

La Cina ha notevolmente aumentato la sua conduzione di esercitazioni militari che simulano il contenimento di Taiwan da quando, oltre un anno fa, l’ex speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi, ha visitato l’isola. Di pari passo, ha evidenziato Nikkei Asian Review, l’attività dell’esercito cinese intorno a Taipei è cambiata.

Prima della visita di Pelosi, infatti, gli aerei e le navi militari cinesi si muovevano raramente a est di Taiwan, impegnandosi per lo più in attività a sud-ovest dell’isola. Nell’ultimo anno, invece, sono diventati attivi nel Pacifico occidentale e nel Mare delle Filippine. Basti pensare che lo Shandong, la prima portaerei sviluppata a livello nazionale dalla Cina, il 5 aprile scorso è stato inviato per la prima volta da Pechino nel Pacifico occidentale per esercitazioni di decollo e atterraggio che sono durate alla fine del mese. Esercitazioni, si badi bene, precedute a dicembre da quelle condotte da un’altra portaerei cinese, la Liaoning, nelle acque orientali di Taiwan.

Bloccare l’isola

La Cina può tecnicamente utilizzare più tipi di blocchi per isolare Taiwan. Da un lato c’è il classico blocco militare, attuato per tagliare fuori Taipei dal resto del mondo, impedendo quindi che gli Usa possano inviare supporto militare in caso di conflitto. Dall’altro vale la pena prendere in considerazione anche l’opzione del blocco commerciale, che verrebbe messo in atto per strangolare il governo taiwanese dal punto di vista economico, limitando o annullando ogni possibile scambio commerciale con l’esterno.

Ma, tecnicamente parlando, quale potrebbe essere la prima mossa attuata dalla Repubblica Popolare nel caso in cui volesse veramente imporre un blocco su Taiwan? C’è chi parla dell’invio di navi e sottomarini per impedire a chiunque di entrare o uscire dai porti taiwanesi e, allo stesso tempo, dell’utilizzo di aerei da guerra e missili per prendere il controllo dei cieli attorno all’isola.

Dal momento che gran parte del traffico marittimo transitante attraverso lo Stretto di Taiwan approda ai porti di Kaohsiung e Taichung, anche un blocco limitato di Taipei minaccerebbe una delle rotte commerciali più trafficate al mondo, con ripercussioni sull’intera economia internazionale.