La Cina è davvero pronta a scatenare una guerra contro Taiwan? Il ministro degli Esteri taiwanese, Joseph Wu, ha condannato le recenti esercitazioni militari di Pechino, lanciando un preoccupante avvertimento. “Sembra che stiano cercando di prepararsi a lanciare una guerra contro Taiwan”, ha dichiarato alla Cnn Wu, riferendosi alle manovre del Dragone.
Alla domanda se Taipei abbia un’idea dei tempi entro i quali potrebbe concretizzarsi una potenziale offensiva guidata da Xi Jinping, l’alto funzionario dell’isola ha usato parole emblematiche: “I leader cinesi ci penseranno due volte prima di decidere di usare la forza contro Taiwan. E non importa se ciò accadrà nel 2025 o nel 2027 o anche oltre. Taiwan deve semplicemente prepararsi”.
Date le valutazioni dell’intelligence statunitense, secondo cui Xi avrebbe incaricato i suoi militari di essere preparati entro il 2027, Wu ha espresso fiducia nei preparativi taiwanesi.
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L’ombra della Cina su Taiwan
Per la prima volta, durante le recenti esercitazioni la marina cinese ha simulato attacchi di aerei da guerra basati su portaerei. La Cina ha lanciato le sue manovre lo scorso sabato, ovvero il giorno dopo che Tsai Ing Wen, presidente taiwanese, è tornata da una visita di 10 giorni in America centrale e negli Stati Uniti, dove tra l’altro ha incontrato il presidente della Camera Usa Kevin McCarthy e altri legislatori statunitensi.
Pechino ha descritto le suddette esercitazioni come “un serio monito contro la collusione delle forze separatiste di Taiwan con forze esterne e una mossa necessaria per difendere la sovranità nazionale e l’integrità territoriale”. Alla domanda se i costi della visita di Tsai fossero troppo alti, Wu ha spiegato che la Cina non può dettare le mosse di Taiwan né come “i nostri amici vogliono mostrare sostegno a Taiwan”.
Nelle ultime ore, intanto, Reuters ha parlato di un possibile blocco dei voli a nord dell’isola, per il prossimo 16 aprile, deciso dalla Cina a causa di “attività spaziali” non meglio precisate effettuate da Pechino. In un primo momento si ipotizzavano tre giorni di no-fly zone, poi ridotti a circa mezz’ora per la sola giornata di domenica.
Xi stringe i muscoli
Nel frattempo il presidente cinese Xi Jinping ha fatto appello alle forze armate della Cina perché “rafforzino l’addestramento in direzione di combattimenti veri“. Xi, citato dall’emittente Cctv, ha parlato in occasione di un’ispezione navale presso il Comando del Teatro Sud della Marina, tecnicamente responsabile di un’azione a Taiwan, dopo i tre giorni di esercitazioni aero-navali attorno all’isola.
Come riporta l’agenzia di stampa Xinhua, il leader cinese ha sottolineato che le forze armate cinesi devono continuare l’addestramento per essere pronte al combattimento e migliorare la loro modernizzazione su tutti i fronti. “Costruire una potente marina non è mai stato un compito così urgente come lo è oggi”, sosteneva nel 2018 Xi Jinping.
Nel frattempo la marina cinese è stata protagonista di un “grande balzo in avanti”, all’apparenza ben più efficace della mossa economica maoista. Mentre la flotta degli Stati Uniti continua a sfoltirsi – al momento Washington controlla 297 navi e conta di scendere a 280 entro il 2027 – la Cina ne conta 355 e punta ad arrivare a quota 460 entro il 2030.
Sull’altro lato dello Stretto di Taiwan, intanto, Taipei teme che le esercitazioni militari condotte dalla Cina possano essere una dimostrazione del fatto che Pechino voglia lanciare una guerra contro Taipei. La tensione continua a crescere.