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Ci sono prove evidenti che un complesso di sorveglianza spaziale situato nel Caucaso settentrionale russo sia stato dotato di un nuovo sistema laser chiamato Kalina che servirà a colpire i sistemi ottici dei satelliti di imaging avversari.

Il programma, avviato nel 2011, ha subito numerosi ritardi, ma le recenti immagini di Google Earth mostrano che la costruzione è ora ben avviata. Il laser Kalina fa parte del complesso di sorveglianza spaziale Krona del ministero della Difesa russo, situato diversi chilometri a ovest di Zelenchukskaya. Del complesso fanno parte un sistema radar (designato 40Zh6) e un lidar (designato 30Zh6), distanti diversi chilometri l’uno dall’altro. Il sistema radar ha principalmente lo scopo di fornire al lidar (Laser Radar) dati di traiettoria accurati per puntare i suoi telescopi verso obiettivi di interesse. Entrambi i sistemi, lavorando di concerto, sono in grado di tracciare e di fornire immagini ad alta risoluzione di satelliti in orbite basse e alte.

Da una fonte specializzata, sappiamo che i lavori per espandere il complesso con un nuovo sistema laser, il Kalina, sono iniziati all’inizio dello scorso decennio. La sua esistenza, prima delle recenti immagini satellitari, è stata dedotta solo da una serie di appalti online e atti giudiziari.

Il progetto è iniziato ufficialmente il 3 novembre 2011, con un contratto assegnato alla società scientifica e industriale di Mosca “Precision Instrument Systems”. Il 28 aprile 2011 è arrivata l’approvazione da parte del ministero della Difesa. Da altre prove documentali sappiamo che Kalina è un sistema per la “soppressione funzionale” dei sistemi elettro-ottici dei satelliti con l’aiuto di laser a stato solido e un sistema di ottica adattiva di trasmissione/ricezione. Diversi documenti si riferiscono a Kalina come 30Zh6MK, e sappiamo che i progressi, negli ultimi dieci anni, sono stati inizialmente lenti e hanno subito una velocizzazione tra agosto 2019 e settembre 2020, come mostrano le immagini satellitari. Le riprese più recenti del sito risalgono a marzo di quest’anno, e si può notare la comparsa di una nuova cupola del telescopio, collegata all’edificio lidar da un tunnel.

Non si sa molto del laser in sé, ma le specifiche tecniche presenti nella documentazione della nuova infrastruttura riportano che l’edificio, che ha un diametro alla base di 7,13 metri ed è coperto da una cupola composta da due sezioni che si aprono in meno di dieci minuti, è in grado di resistere a terremoti di magnitudo 7. L’apertura della cupola consente allo strumento di scansionare l’intero cielo dallo zenit fino a un’elevazione di 30°. Il sistema di ottica adattiva, che non si trova sul sistema, è descritto in dettaglio nella documentazione sugli appalti pubblicata nel 2012 e, come tutti questi sistemi, è una combinazione di strumenti per compensare la turbolenza atmosferica e quindi migliorare la risoluzione delle immagini. Molto probabilmente Kalina ha bisogno del sistema di ottica adattiva per produrre immagini del bersaglio sufficientemente nitide e dettagliate in modo da assicurarsi che i raggi laser possano essere successivamente puntati con precisione sui sistemi ottici del bersaglio. Un documento che descrive il sistema necessario per indirizzare i raggi laser allo strumento, afferma che deve essere in grado di trasferirli con una densità di potenza di 0,1 gigawatt per centimetro quadrato. Insieme ad altre caratteristiche è stato dedotto che il laser è del tipo Nd:YAG (che sfrutta come mezzo laser attivo un cristallo di granato di ittrio e alluminio drogato al neodimio), più comunemente usato per il rilevamento della distanza e la designazione del bersaglio.

Le immagini di Google Earth indicano che dopo molti anni di ritardi la costruzione di Kalina è a buon punto anche se è impossibile dire quanta parte dell’hardware sia stata installata all’interno dei nuovi edifici. Si ritiene che il sistema Kalina potrebbe anche essere stato colpito dalle varie sanzioni economiche imposte alla Russia dal 2014, in particolare quelle relative all’importazione di parti elettroniche, ma non è possibile confermarlo.

Il Kalina si integra a un altro sistema laser utilizzato nella guerra antisatellite (Asat – Anti Satellite): il Peresvet, conosciuto anche come Stuzha-RN o 14Ts034. Si tratta di un sistema laser montato su camion che viene affiancato alle unità mobili di Icbm (Intercontinental Ballistic Missile) e destinato a impedire ai satelliti di ricognizione avversari di seguire i loro movimenti. Il Peresvet può “accecare” i satelliti da ricognizione avversari fino a un’altitudine di 1500 chilometri, disabilitandoli mentre passano sul territorio russo. Nella letteratura sui sistemi laser Asat si distingue tra “abbagliare” e “accecare”. L’abbagliamento fa sì che i sensori perdano temporaneamente la loro capacità di imaging inondandoli di luce più luminosa di quella che stanno cercando di acquisire, mentre l’accecamento infligge danni permanenti alle ottiche. Peresvet sembra che sia destinato ad accecare i satelliti avversari, ma forse le dichiarazioni russe in merito non dovrebbe essere prese troppo letteralmente.

I progressi russi nel settore delle armi laser Asat, e in generale nel settore dei sistemi ad alta energia, potrebbero essere legati allo spionaggio cibernetico. Nel 2014 un vasto attacco hacker del gruppo Energetic Bear, ritenuto legato all’Fsb, i servizi di sicurezza di Mosca, è riuscito a colpire con successo i computer e i sistemi di oltre mille organizzazioni operanti nel settore energetico globale. Il gruppo, in quella occasione, ha ottenuto l’accesso a dati e informazioni sensibili ed è anche stato in grado di carpire informazioni in grado di permettere l’interruzione delle forniture di energia. In particolare Energetic Bear ha preso di mira diverse organizzazioni negli Stati Uniti, Francia, Spagna e Germania che operano nel settore energetico ed è riuscito ad ottenere l’accesso a dati critici, tra cui password e documenti riservati. Pertanto è ragionevole pensare, data l’accelerazione temporale nella costruzione di Kalina avvenuta a cominciare dal 2019, che quell’attività di cyber spionaggio possa essere stata tra i fattori principali dei progressi di questa nuova arma Asat russa.

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