Presentato alla Camera il rapporto per una strategia di sicurezza nazionale

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Lunedì 16 giugno è stato presentato, alla Camera dei Deputati, il “Rapporto per una strategia di sicurezza nazionale”. Il documento è stato redatto da una squadra di esperti individuati da “2030-2040 Futuri probabili”, un progetto di ricerca che si occupa di ricerca transdisciplinare nato nel 2024, per “proporre all’attenzione dei decisori politici le aree che potrebbero prioritariamente rientrare nella nostra strategia”.

Si afferma, nell’incipit, che la selezione delle tematiche non è stata esaustiva, ma operata sulla base del contesto internazionale, delle priorità, del cambiamento d’epoca, dei bisogni interni, delle minacce e delle opportunità, degli obbiettivi sociali ed economici. Il Rapporto individua le aree di maggiore rilevanza strategica, ma non propone soluzioni, se non quando richiama soluzioni già in corso. Si tratta quindi di un documento di orientamento che analizza le principali minacce e criticità riguardanti la sicurezza nazionale, che prende le mosse dall’assunto che “la sicurezza,non consiste solo nella difesa militare […] ma comprende anche la libertà dei cittadini di effettuare le proprie scelte nella vita quotidiana, la certezza di una formazione adeguata alle necessità del lavoro e della vita, la possibilità di disporre dei beni e dei servizi essenziali, di energia, di alimenti, di un ambiente sicuro senza costrizioni politiche e senza condizionamenti economici o sociali” per cercare di essere una linea guida per la definizione governativa di una strategia di sicurezza nazionale.

Il documento si articola su diverse aree tematiche, ma è particolarmente centrato sulla dimensione marittima del nostro Paese, con un’ampia sezione dedicata al Mediterraneo e all’ambiente subacqueo. Si trovano pertanto considerazioni già individuate dagli esperti della Marina Militare e ribadite da tempo dallo Stato Maggiore Marina: il Mediterraneo è attraversato da oltre il 20% del traffico marittimo mondiale; inoltre, più del 16% del traffico digitale globale transita lungo le sue dorsali sottomarine. Il Mare Nostrum è contornato da e sede di instabilità diffusa, che può mettere seriamente a rischio il benessere e la sicurezza dei nostri concittadini.

Si ritrova anche il concetto di Mediterraneo Allargato, visto come spazio in cui “occorre coordinare l’uso degli strumenti nazionali diplomatici, economici, securitari, culturali, informativi e di cooperazione, con il fine di assumere e mantenere un ruolo centrale e di rilievo in questo importante spazio geopolitico”. Viene ribadita la proiezione euro-atlantica ed euro-mediterranea del nostro Paese (del resto individuate in ogni DPP Difesa), e benché venga citata la partecipazione italiana all’India-Middle East-Europe Economic Corridor e venga individuato il “pivot to Asia” degli interessi globali, con lo spostamento del baricentro geopolitico dall’Atlantico al Pacifico, la zona geografica compresa nella dottrina del Mediterraneo Allargato viene vista ancora come un recinto d’azione per garantire gli interessi nazionali, dimenticando il concetto di interdipendenza, valido globalmente come riferiva Joseph Nye, che lega strettamente le sorti del Mediterraneo Allargato a quelle dell’Indo-Pacifico, essendo sede ed origine di linee di comunicazione marittima fondamentali per il nostro sistema Paese che, negli ultimi lustri, sono minacciate dal nazionalismo espansionista della Repubblica Popolare Cinese (Taiwan – Mar Cinese Meridionale).

Focus sul trasporto marittimo

Siamo d’accordo sulla conclusione di questa analisi marittima, ovvero che una strategia di sicurezza nazionale deve considerare la dimensione marittima come uno dei temi portanti, fondamentale per la competitività economica e la stabilità geopolitica dell’Italia e che proteggere le rotte marittime e l’industria della navigazione italiana significa tutelare gli interessi nazionali, anche ai fini dell’incremento dell’autonomia energetica.

Considerata anche l’importanza del Piano Mattei voluto dall’attuale Governo, definito come “un modello di cooperazione paritaria tra Italia e Africa”, e sottolineando la sua attenzione particolare dedicata alla formazione delle giovani generazioni africane, essenziale per lo sviluppo civile ed economico. Molto interessante il capitolo sul trasporto marittimo nazionale, una criticità ben nota da decenni e che abbiamo recentemente ricordato. Si afferma infatti che il trasporto marittimo pesa per il 60% dell’interscambio internazionale italiano, e si definisce la flotta mercantile italiana, diversificata in tutti i settori di maggior rilievo per l’industria nazionale, un asset strategico fondamentale.

Individuati anche i problemi ambientali nell’area mediterranea, che possono mettere a rischio la sicurezza alimentare nazionale, pertanto si è considerato anche l’approvvigionamento degli alimenti senza dimenticare la sicurezza energetica e tecnologica, data appunto anche, ma non solo dall’inclusione dell’ambiente (ma meglio definirlo dominio) subacqueo per via delle risorse minerarie ivi presenti.

Dalle tecnologie digitali allo spazio

Il capitolo sulle priorità italiane per la sicurezza nazionale identifica aree strategiche fondamentali per garantire la stabilità del Paese e affrontare le sfide globali. Nel rapporto si individua la necessità di rafforzare la rapidità decisionale delle istituzioni democratiche, contrastare l’autoritarismo digitale e promuovere i valori democratici. Il contrasto al crimine organizzato, la cui pericolosità è amplificata dalle nuove tecnologie. Le tecnologie digitali viste non solo come enabler ma come possibile minaccia per quanto riguarda il rapporto con le le Big Tech e per quanto riguarda la sicurezza informatica. Interessante, in questo paragrafo, l’individuazione delle neurotecnologie come potenzialmente pericolose se mal utilizzate e non regolamentate, da cui deriva la necessità di garantire la libertà cognitiva. Ancora l’energia, con l’obiettivo di diversificare le fonti e ridurre la dipendenza estera, infine lo spazio, visto come un settore strategico per la sicurezza e lo sviluppo tecnologico.

Il rapporto individua anche altre criticità come l’approvvigionamento di materie prime critiche, il dissesto idrogeologico e l’agricoltura, nonché la formazione del “capitale umano”, ma secondo chi scrive manca di una parte fondamentale che si lega strettamente alla capacità cognitiva, alla difesa dei principi democratici, alla sicurezza tecnologica e perfino energetica, ovvero la necessità di individuare strumenti statali e collettivi per la difesa dalla multiformità della guerra ibrida moderna, che spazia dalla disinformazione alle azioni cinetiche sulle linee sottomarine passando per le tecniche di guerra cognitiva. Tutti fenomeni che incidono pesantemente, ad esempio, sulla capacità decisionale della popolazione e quindi, di riflesso, sull’efficacia della liberaldemocrazia.