Portaerei, droni e caccia: i progressi (quelli veri e quelli presunti) della Cina

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La Repubblica Popolare Cinese (RPC) sta dimostrando una notevole vivacità nel settore militare, con nuovi sistemi d’arma che sono in via di sperimentazione o stanno per entrare in servizio.

Il complesso militare industriale di Pechino negli ultimi decenni ha intrapreso un percorso di modernizzazione determinato dalla politica di riarmo del Politburo volta a far diventare la RPC una potenza militare mondiale, in modo da poter fronteggiare alla pari, e cercare di superare, gli Stati Uniti in un settore fondamentale per il perseguimento dei propri interessi strategici e strettamente correlato alle innovazioni tecnologiche. Sappiamo che ormai da anni la RPC è in vantaggio nel campo della missilistica ipersonica, anche se questo divario con gli USA si sta colmando, e sappiamo che la marina militare di Pechino è diventata la prima al mondo numericamente parlando.

L’impulso principale è stato proprio dato alla cantieristica, e la RPC oggi può schierare tre portaerei, di cui la terza – il “Fujian” – è prossima a entrare in servizio con qualche mese di anticipo rispetto a quanto previsto. A metà giugno 2025, in occasione del terzo anniversario del varo del “Fujian”, i media cinesi hanno riferito che la portaerei sarà consegnata alla flotta entro il 2025 – alcuni prevedono entro settembre – avendo completato diverse prove in mare tra cui la certificazione del sistema di catapulte elettromagnetico conosciuto come EMALS (Electromagnetic Aircraft Launch System). Proprio verso la fine di luglio, infatti, sono circolate immagini del lancio di caccia J-15 dal “Fujian” e a quanto sembra i test sono stati positivi.

L’EMALS è un tipo particolare di catapulta che permette di lanciare i velivoli dal ponte di una portaerei senza l’utilizzo del vapore compresso usato classicamente: in questo modo il sistema è più efficace, non avendo perdite di spinta, e altamente modulabile potendo variare la potenza elettrica che trasmette la trazione al bussolotto della catapulta. L’EMALS è stato già introdotto in servizio sulla portaerei statunitense “Ford” (prima dell’omonima nuova classe), e ha richiesto una lunga messa a punto insieme al sistema di arresto avanzato AAG (Advanced Arresting Gear) che permette di far appontare droni di massa inferiore rispetto a quella dei caccia, quindi più versatile rispetto al classico sistema idraulico presente sulle portaerei di classe Nimitz e anche sul “Fujian”.

La nuova portaerei cinese ha un dislocamento di circa 80mila tonnellate, inferiore rispetto alle 100mila delle Nimitz/Ford, e monta un sistema di propulsione convenzionale, ma la RPC ha già in cantiere una quarta unità – nota come Type 004 – che si ritiene possa essere equipaggiata di reattori nucleari. Questo fattore, insieme alla spinta industriale per avere una marina militare numerosa e di livello, dimostra come la RPC abbia la volontà di espandere il suo raggio d’azione sui mari non limitandosi alla Prima o Seconda Catena di Isole, ma di arrivare ad avere una portata globale: le portaerei a propulsione nucleare nascono proprio per questo.

Secondo i media cinesi, il “Fujian” è capace di supportare un reparto aereo diversificato comprendente caccia ad ala fissa, velivoli da guerra elettronica, piattaforme di Early Warning (EW), aerei antisom e sistemi senza pilota. I commentatori militari cinesi hanno dichiarato che i velivoli che saranno imbarcati sulla nuova portaerei saranno il caccia J-15T, la variante da guerra elettronica J-15D e aerei di nuova generazione come il J-35 e il velivolo da EW KJ-600, copia del ben noto E-2 “Hawkeye” della U.S. Navy.

Anche il settore prettamente aeronautico cinese ha dimostrato una particolare vivacità, con alcuni prototipi di velivoli di nuova generazione manned e unmanned. Abbiamo già osservato il Chengdu J-36 – che sarebbe meglio definire JH-36 per dimensioni e compiti – ovvero un velivolo pilotato, biposto affiancato, trimotore, ad ala volante che potrebbe essere il primo prototipo di un bombardiere medio dalle caratteristiche stealth (ma non così spinte date le derive presenti bordo d’uscita alare inferiore) per poter colpire con armamento stand-off le basi statunitensi più lontane nell’immenso teatro del Pacifico. Si è osservato anche lo Shenyang J-50, un altro tipo di prototipo di ala volante (ma dal disegno completamente diverso, a lambda) monposto e bimotore, che appare avere un disegno stealth più avanzato rispetto al J-36.

Molto recentemente, si è osservato un terzo velivolo del tipo ala volante, avente però un disegno ancora diverso, che non ha ancora una denominazione ufficiale ed è coperto da un velo di segretezza per quanto riguarda le caratteristiche. Non sappiamo, ad esempio, se sia manned o unmanned né siamo riusciti a dedurne le dimensioni in quanto le immagini diffuse lo ritraggono in volo da solo, senza un altro velivolo da usare come raffronto dimensionale. Quello che è certo è che i bureau di progettazione aeronautica cinesi stanno “correndo” per arrivare a una nuova classe di velivoli innovativi – per la RPC – con lo scopo di raggiungere e superare le creazioni occidentali e in particolare statunitensi.

Vale la pena ricordare che, sebbene molta stampa specializzata e no riporti il J-36 e il J-50 come velivoli di sesta generazione, non è possibile affermarlo con certezza in quanto tra i requisiti di un velivolo di sesta generazione c’è l’architettura “sistema di sistemi” data da un’elevata capacità di integrazione dei sensori e dei software di comunicazione e analisi dei dati. Caratteristiche non ancora diffuse dalla RPC e che non possiamo conoscere per deduzione guardando alle immagini diffuse. Probabilmente si tratta di prototipi di velivoli di generazione 5+ che fungeranno da base per il lavoro sulla sesta generazione.