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A seguito della fronda operata dal controverso imprenditore Evgenij Prigozhin a danno di Vladimir Putin, la compagnia militare privata Wagner ha ridispiegato i propri asset in Bielorussia, destando non poche preoccupazioni a Varsavia. La Polonia ha quindi avviato un imponente dispiegamento militare volto a scongiurare possibili minacce provenienti da est.

La Wagner in Bielorussia 

A seguito del tentativo operato da parte del ministero della Difesa russo di obbligare tutti i membri delle varie formazioni volontarie russe (tra le quali rientra anche la Wagner) a firmare contratti con il ministero stesso, lo “chef di Putin” ha lanciato una rivolta per prevenire l’assorbimento del proprio esercito privato da parte del Ministero. Prigozhin aveva infatti beneficiato per parecchi anni del tacito supporto di Vladimir Putin, il quale gli era valso la possibilità di guidare una compagnia militare privata de facto altamente remunerativa,avente imponente ramificazioni in Africa e Medio Oriente, sebbene tali strutture siano formalmente vietate in Russia.

L’invasione dell’Ucraina ha però comportato l’avvio di una vera e propria lotta di potere tra il gruppo Wagner e il ministero della Difesa, più volte accusato da Prigozhin di non aver fornito munizioni d’artiglieria sufficienti al solo scopo di indebolire la sua compagnia. La richiesta rivolta ai wagneriti di firmare contratti esclusivi avrebbe pertanto privato lo chef di Putin di ogni protezione. Ciò ha spinto quest’ultimo ad avviare una rivolta che gli è valsa la possibilità di conservare il suo esercito privato, il quale ha spostato la propria sede operativa in Bielorussia.

I timori di Varsavia

La Strategia di Sicurezza Nazionale polacca rilasciata nel 2014 identificava il compimento di atti contrari al diritto internazionale come una minaccia alla stabilità globale, citando espressamente l’annessione russa della Crimea. La successiva Strategia di Sicurezza Nazionale del 2020 esprimeva termini ben più perentori, identificando la Federazione russa come la principale minaccia alla sicurezza nazionale polacca, alla luce della politica “neo imperiale” perseguita da quest’ultima, nonché dal proprio costante rafforzamento militare ai confini dell’Alleanza Atlantica e dell’impiego di strumenti di guerra ibrida per il conseguimento dei propri scopi.

A tal proposito Varsavia ha ripetutamente richiesto il rafforzamento militare del fianco orientale della Nato, richiesta in parte ottemperata dall’Alleanza

Atlantica tramite l’istituzione a seguito del Summit di Varsavia del 2016 della Enhanced Forward Presence e ha posto in essere un possente rafforzamento militare, tradottosi in un notevole incremento della potenza combattiva dell’esercito polacco e nell’istituzione di una solida formazione di riserva militare, la Difesa Territoriale, formata su modello ucraino. La presenza di mercenari Wagner in Bielorussia, nazione che condivide un lungo confine con la Polonia, rappresenta attualmente una significativa minaccia per la sicurezza polacca, in particolare in virtù della vicinanza di questi ultimi al ben noto “Corridoio di Suwalki”. 

Il tallone d’Achille

Il termine Corridoio di Suwalki viene impiegato per rappresentare lo stretto confine tra Lituania e Polonia, il quale risulta anzitutto caratterizzato da una forte scarsità di popolazione e vie di comunicazione, ridotte ad una singola ferrovia e due arterie stradali. In secondo luogo il territorio risulta compreso tra l’exclave russa di Khalinigrad e il territorio Bielorusso, tale combinazione di fattori rende il Corridoio di Suwalki un territorio altamente permeabile ad un massiccio attacco russo, il quale isolerebbe de facto le nazioni baltiche.

Un eventuale trinceramento delle forze di Mosca nel territorio renderebbe estremamente difficile per l’Alleanza Atlantica intervenire in supporto degli stati baltici, i quali presentano forze armate decisamente inadeguate a far fronte ad una massiccia invasione russa, nonché una scarsa presenza di forze Nato, parimenti incapaci a bloccare un’eventuale offensiva di Mosca. Il Ministro della Difesa polacco Mariusz Blaszczak ha pertanto ordinato un dispiegamento di truppe presso il confine con Minsk volto a scongiurare ogni possibile minaccia. Le unità dispiegate appartengono alla Dodicesima Divisione Meccanizzata e all’Undicesima Divisione di Cavalleria Corazzata, ambedue aventi il proprio quartier generale nella parte occidentale del paese. Ciò testimonia in primo luogo come Varsavia non voglia ridispiegare truppe già presenti in altri punti caldi, quali il confine con l’exclave russa di Khalinigrad, ma ritiene più conveniente spostarle dal confine meno rilevante per la propria sicurezza, in secondo luogo entrambe le unità presentano un forte equipaggiamento corazzato, in grado di consentire un rapido intervento in caso di crisi.

Le reali possibilità di scontro

Al netto dei legittimi timori relativi alla sicurezza europea in virtù della presenza di una forza militare certamente rilevante quale il Gruppo Wagner ai confini polacchi, tuttavia un conflitto risulta altamente improbabile per due ragioni fondamentali. La prima attiene alle capacità militari delle forze di Prigozhin e dello stesso esercito russo. Attualmente le unità Wagner presenti in Bielorussia sono stimate in diverse migliaia, tale forza militare pare decisamente incapace di far fronte al potente esercito polacco, pertanto un’invasione della Polonia pare decisamente improbabile, data l’evidente disparità delle forze in campo. Un eventuale attacco contro il Corridio di Suwalki risulta parimenti improbabile, in quanto quest’ultimo sarebbe funzionale ad un’invasione dei paesi baltici, tuttavia il potere combattivo russo è stato fortemente prosciugato dal conflitto in Ucraina, come indicato dalla facilità con cui Prigozhin ha occupato diversi centri nevralgici della Russia europea durante la sua rivolta, testimoniando la generale assenza di una forza adeguata a difendere anche il territorio russo. Pertanto pare decisamente improbabile che Mosca possa lanciare una manovra del genere, non disponendo delle risorse necessarie per la sua messa in essere.

La seconda ragione risulta invece relativa alle motivazioni dietro la presenza della Wagner in Bielorussia. Prigozhin ha infatti dichiarato che le forze della compagnia si occuperanno di addestrare l’esercito bielorusso, trasformandolo nel “secondo esercito del mondo”, indicando come le future attività del gruppo saranno rivolte verso il continente africano, a tali parole hanno fatto seguito quelle del suo secondo, Dmitry Utkin, il quale ha asserito che le attività del gruppo sono solo all’inizio, concludendo con un poso rassicurante “benvenuti all’inferno”. Il significato dietro il brusco cambiamento delle priorità operative della Wagner attiene alla mentalità di Prigozhin, il quale rimane, in ultima analisi, un imprenditore, il quale valuta i propri soldati come il suo asset più prezioso.

Sin dalla propria fondazione, al gruppo Wagner sono state delegate operazioni militari in territori caratterizzati da due paradigmi fondamentali, l’abbondanza di risorse naturali da sfruttare e la presenza di nemici dalla potenza combattiva irrilevante. L’invasione dell’Ucraina ha rappresentato un’operazione militare dove alla continuazione della validità del primo paradigma, ha fatto da contraltare il completo venir meno del secondo. La Wagner ha subito perdite estremamente rilevanti durante la devastante battaglia urbana di Bakhmut, le quali hanno certamente rappresentato un duro colpo per gli interessi di Prigozhin, il quale ha rimarcato di non essere intenzionato ad impegnare nuovamente i suoi uomini sul suolo ucraino. Pare pertanto decisamente improbabile (sia pure non del tutto escludibile), che l’ex chef di Putin voglia impegnarsi nuovamente in lunghe e costose operazioni militari quali un conflitto con la Polonia. A tal proposito sarebbe forse necessario preoccuparsi maggiormente del futuro incremento delle attività della Wagner in Africa e predisporre strategie adeguate al suo contrasto. 

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