Difesa /

Il Mar Mediterraneo occidentale è solcato in questi giorni da decine di unità navali. Sotto la regia della Marine Nationale, navi francesi, spagnole, statunitensi, greche, italiane e britanniche si sono concentrate in un’area non lontana dalla Corsica per prendere parte alle esercitazioni Polaris 21. Una manovra imponente, la più grande organizzata dalla Francia negli ultimi tempi, e che ha lo scopo di addestrare le unità francesi e degli alleati Nato in uno scenario di conflitto ad alta intensità agendo contemporaneamente in mare, in terra, in cielo (compreso lo spazio) fino al dominio cibernetico. Un teatro operativo estremamente complesso, con alcuni segmenti di questa esercitazione che si svolgono contemporaneamente anche sulla terraferma fino alle coste atlantiche.

Per Parigi si tratta di una notevole manifestazione di forza che non va sottovalutata. Sotto la guida del gruppo d’attacco della portaerei Charles de Gaulle, la Francia ha infatti modo non solo di mostrare le proprie capacità di manovra all’interno del quadrante mediterraneo, ma di farlo soprattutto coordinandosi con gli alleati più vicini del mondo euro-atlantico. Una scelta che, come avvenuto per l’italiana “Mare Aperto”, implica la volontà di rafforzare il sistema di integrazione tra le varie forze alleate e che proprio per questo ha visto il coinvolgimento sia della stessa Alleanza Atlantica che della Sesta Flotta degli Stati Uniti. Segnale tangibile dell’interesse di Washington per tutto quello che avviene su larga scala all’interno del Mediterraneo, specialmente in una fase di tensione crescente con la Russia non solo per quanto riguarda la frontiera orientale, ma anche per il rafforzamento di Mosca nei cosiddetti “mari caldi”.

L’esercitazione francese ha però anche un altro significato, più interno alla Francia. Ed è la linea di continuità con quella visione strategica definita dal documento Mercator 2021 in cui Parigi metteva nero su bianco la possibilità che fosse coinvolta in un conflitto “ad alta intensità” nel prossimo futuro. La Marine Nationale sta crescendo non solo nelle ambizioni, ma anche nel numero delle unità e nel processo di modernizzazione. E questo rinnovato interesse per il dominio marittimo si esibisce in un’esercitazione come Polaris 21, momento di condivisione con i partner atlantici nel Mediterraneo ma anche show di forza che deve mostrare al mondo come la Francia sia interessata al Mediterraneo e a tutto quanto concerne la fera navale.

La conferma di questo nuovo corso della Marine Nationale, profondamente attiva sia sul fronte della diplomazia navale sia su quello delle esercitazioni, arriva proprio da due elementi di questa esercitazioni. Oltre allo show di forza in sé (circa seimila uomini impiegati da novembre al 3 dicembre), infatti, la Difesa francese ha organizzato Polaris 21 in modo da avere due fasi. La prima fase, spiegano gli analisti, è di studio e di miglioramento delle capacità di coordinamento; la seconda fase, invece, è rappresentata dalla configurazione di uno scenario di scontro tra forze simmetriche che si divideranno in due grandi gruppi per “esercitarsi alla guerra”. Il tutto avviene poi dopo la conclusione di un’altra esercitazione, la Kraken, che, come affermato dalla stessa Marina militare francese, ha avuto anche come scopo quello di rafforzare la sinergia aria-mare e la creazione di una task force dedicata.

Il fatto che la flotta francese continui ad esercitarsi costantemente su questo tipo di operazioni fa sì che molti analisti ritengano ormai chiaro l’obiettivo di Parigi di blindare la sua proiezione marittima. Mobilitare i mezzi più moderni, simulare un conflitto definito “reale” e “credibile” dagli stessi esperti, farlo nel Mediterraneo e in linea con quanto già espresso nei documenti programmatici della Difesa sottintende la volontà transalpina di incrementare la sua ambizione navale. Una questione di particolare rilevanza soprattutto alla luce dell’interesse francese per il Mediterraneo orientale e alla spinta degli Stati Uniti per un maggiore coinvolgimento nell’Indo-Pacifico. Teatri operativi marittimi dove l’Eliseo punta per rafforzare la propria leadership in Europa e ritagliarsi uno spazio sempre più importante anche all’interno della Nato.

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