Piloti addestrati da ex ufficiali tedeschi: l’allarme sulla Cina che scuote la Nato

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Difesa /

“Ho sollevato la questione dei piloti dell’aeronautica tedesca che apparentemente sono stati reclutati per addestrare piloti cinesi”. A margine dello Shangri-La Dialogue, a Singapore,  il ​​ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius ha spiegato di aver affrontato un dossier delicatissimo con il suo omologo cinese, Li Shangfu: quello del presunto reclutamento, da parte della Cina, di ex ufficiali della Luftwaffe, invitati oltre la Muraglia ad addestrare i piloti di caccia cinesi.

“Ho indicato chiaramente che mi aspettavo che questa pratica cessasse immediatamente e gli ho detto che probabilmente non sarebbe stato molto contento se avessi provato a fare la stessa cosa”, ha aggiunto Pistorius, visibilmente irritato, sintetizzando l’incontro avuto con Li, che non ha negato la vicenda pur minimizzandone l’importanza.

Per capire di cosa stiamo parlando dobbiamo fare un passo indietro. Il settimanale Der Spiegel e l’emittente Zdf hanno parlato di svariati ex piloti dell’aeronautica militare tedesca impiegati dalla Cina, negli ultimi anni, per addestrare i propri del Dragone, con tanto di stipendi pagati tramite società di comodo alle Seychelles.

Le preoccupazioni della Nato

L’intera storia è ancora ambigua e, in parte, avvolta nella nebbia. Certo è che la rivelazione dei media tedeschi ha subito fatto scattare l’allarme rosso in seno alla Nato. Il motivo è presto detto: i piloti tedeschi che hanno (o stanno) addestrando quelli cinesi, sarebbero a conoscenza delle tattiche segrete dell’Alleanza atlantica, avendo operato, in precedenza, proprio all’interno della stessa Organizzazione.

A quanto pare, il Comitato di controllo del Bundestag sulle agenzie di intelligence (Pkgr) sarebbe da tempo informato della questione. Al riguardo, il presidente dell’organo del parlamento federale, il deputato dei Verdi Konstantin von Notz, ha espresso la preoccupazione che gli ex militari tedeschi possano rivelare “segreti di Stato”. Secondo l’esponente degli ecologisti, questo sarebbe “un enorme rischio per la sicurezza della Germania, dell’Europa e della Nato”.

Il ministero della Difesa tedesco non ha confermato l’esito delle ricerche di Der Spiegel e Zdf, ma ha comunicato che la Cina tenta di arruolare ex piloti degli Stati parte dell’Alleanza atlantica come addestratori, anche della Luftwaffe. Per il dicastero, si osserva qui “il grande pericolo” che ai piloti cinesi vengano trasmesse “non soltanto una capacità di volo di base, ma anche tattiche, tecniche e procedure rilevanti”.

Per i media di Berlino, sarebbero tre gli ex ufficiali della Luftwaffe operativi nell’addestrare gli equipaggi dell’aeronautica cinese. Dopo aver lasciato il servizio militare, i tre avrebbero fondato società di consulenza alle Seychelles, come emerso dai Panama Papers. 

L’addestramento dei piloti

Nel corso della loro carriera, i piloti tedeschi in questione hanno pilotato aerei da combattimento Eurofighter e preso parte ad esercitazioni Nato. Conoscono, quindi, diverse informazioni riservate, al punto che Berlino teme che la Cina possa entrare in possesso dei segreti degli interventi e delle tattiche utilizzate dall’Alleanza militare anche nell’ambito del caso Taiwan.  

Der Spiegel ha raccontato, ad esempio, la storia di Alexander H, ex ufficiale dell’esercito tedesco, un tempo impegnato in una base a sud di Rostock nella città di Laage, la stessa che ospita il Tactical Air Force Wing 73 “Steinhoff”. L’uomo si sarebbe trasferito a Qiqihar, una remota località nel nord est della Cina, nella provincia dello Heilongjiang, al confine con la Siberia, dove avrebbe addestrato piloti cinesi.

I funzionari della sicurezza di Berlino ritengono che sia molto probabile che Alexander e altri piloti tedeschi abbiano trasmesso alle controparti cinesi competenze militari e tattiche operative riservate, e persino scenari di attacco praticati, come un’offensiva contro Taiwan. In cambio di enormi stipendi che normalmente sarebbero riservati ad atleti professionisti o alti dirigenti di multinazionali.