Ursula von der Leyen si mette l’elmetto per giocarsi la riconferma alla guida della Commissione Europea. Forte dell’appoggio di una parte maggioritaria, pur con molti buchi, del suo Partito Popolare Europeo in predicato di restare prima forza all’Europarlamento, la titolare di Palazzo Berlaymont ha messo il rafforzamento delle spese militari dell’Unione Europea e della capacità militare dell’Ue in chiave di Difesa comune al centro del suo programma. Si può sottolineare la curiosa coincidenza di una leader di centrodestra eletta con la “maggioranza Ursula” allargata a socialisti e liberali europei che cerca di guardare all’Europa delle destre, ai Conservatori e Riformisti del gruppo di Fratelli d’Italia, per fare della Difesa e della spesa militare un volano di ampliamento della sua maggioranza. Dimenticando, forse, che le stesse destre considerano la sua Commissione quella delle “follie green” e di tante altre amenità simili. Ma anche porre dei dubbi legittimi sul fatto che Ursula von der Leyen sia la donna giusta al momento giusto in un’Europa che si trova di fronte a sfide epocali.
Nelle scorse settimane von der Leyen ha pubblicato un video dai toni drammatici, quasi cupi, sul tema del ruolo che la Difesa europea avrà nel suo possibile secondo mandato. Parliamo di toni cupi perché tra movimenti di carri armati, blindati e truppe si dà l’idea di un’Europa assediata dalle guerre. Scene che sembrano provenire da un altro secolo e sono invece sul profilo della prima autorità politica europea. La parola d’ordine è Turbocharge, letteralmente “sovralimentare”, cio che von der Leyen promette di fare agli investimenti in Difesa. Ma siamo sicuri che l’ex ministro della Difesa di Angela Merkel sia la figura giusta per coordinare le politiche per lo sviluppo di una forza militare europea degna di questo nome e, soprattutto, di consolidare l’Ue come grande potenza nel campo delle forze armate? A nostro avviso più di un elemento lascia propendere per il no. E non parliamo solo della palese inadeguatezza politica dimostrata da von der Leyen su diverse sfide, dalla pandemia al problema dell’austerità. Ma anche della sua competenza in campo di Difesa.
Basti tornare alle dichiarazioni fatte nel 2019 da Rupert Scholz, predecessore di Ursula al ministero della Difesa tedesco, che al momento della nomina di von der Leyen alla Commissione denunciò la “condizione disastrosa” in cui versavano le forze armate tedesche. “La gestione della Difesa da parte di von der Leyen”, scriveva nel 2019 Politico.eu, “è da considerarsi un fallimento”. “Non c’è né personale né materiale a sufficienza e spesso ci si trova di fronte a una carenza dopo l’altra”, ha concluso nello stesso anno il politico socialdemocratico Hans-Peter Bartel, autore di un rapporto sulla Difesa germanica oggi in via di ristrutturazione da parte del coriaceo Boris Pistorius. Nello stesso periodo il Guardian commentava che “Concentrando i suoi sforzi di riforma delle forze armate su “fattori soft” come l’orario di lavoro e gli asili nido, Von der Leyen è accusata di aver ignorato le sfide più grandi legate alla formazione e alle attrezzature – e di aver perso il sostegno tra i militari nel processo”.
Ma il dato politico più pesante che pregiudica la credibilità di von der Leyen è stata la sua spinta a ignorare, fino alla guerra in Ucraina, le grandi manovre della Difesa europea sulla cui autonomia ha, fin dall’inizio della sua esperienza a Bruxelles, nicchiato. Tanto che già nel 2019 notavamo su queste colonne come Ursula avesse chiuso alla Difesa europea anche solo parzialmente autonoma dalla Nato. Una nuova giravolta sarebbe difficile da sostenere.
Al contempo, terzo punto, bisogna ricordare che la Commissione von der Leyen è stata la commissione delle emergenze: ha promosso risposte alla crisi pandemica, a quella ambientale, alla crisi ucraina. Spesso dimenticando di fare sistema nel produrre una risposta politica a tutto campo. Un esempio? Dopo il debito comune post-pandemico la stessa Commissione ha dato via libera alla nuova austerità col Patto di Stabilità. L’azione di von der Leyen è parsa episodica e con componenti spesso scollegate. L’ansia da rafforzamento della Difesa sembra, ad oggi, piuttosto un semplice volano all’idea di aumentare la spesa militare senza contezza delle sue conseguenze strategiche e geopolitiche. Il fatto che poi von der Leyen corteggi, per la rielezione, Ecr, ovvero il più atlantista dei gruppi europei lascia pensare a una domanda: che tipo di proposta può fare von der Leyen per guidare una Difesa che sia anche solo in minima parte diversa da quella Nato? Ad oggi non se ne vedono i presupposti. Se non la volontà politica di bissare un’esperienza di guida della Commissione che sarebbe un eufemismo anche solo dire esser stata scialba.

