Nella corsa al riarmo che sta coinvolgendo il mondo intero, oltre ai membri della Nato, agli Stati Uniti, al Giappone, a Russia e Cina, troviamo anche un Paese insospettabile: l’Indonesia.
I prodromi di un crescente ruolo delle forze armate di Jakarta sono visibili da almeno un anno, ossia da quando i legislatori della più grande democrazia del Sud Est Asiatico hanno approvato, nel 2025, l’emendamento di una legge del 2024 volta ad ampliare il raggio d’azione dell’apparato militare oltre la Difesa (fino a toccare anche gli affari civili).
La novità, sostenuta dalla coalizione del presidente Prabowo Subianto, aveva scatenato non poche proteste per il timore di un ipotetico ritorno all’era dell’ex leader autoritario Suharto. La suddetta legge consente al personale militare in servizio attivo di ricoprire posizioni civili in 14 istituzioni governative senza doversi dimettere: si tratta di un aumento rispetto alle 10 istituzioni previste dalla legge precedente.
Questa è però solo la punta dell’iceberg. Già, perché l’Indonesia è alle prese con un processo di espansione militare senza precedenti che, se dovesse effettivamente realizzarsi, porterà il personale in servizio attivo a 1,2 milioni di unità in appena cinque anni (rispetto alle attuali 450mila).
L’Indonesia stringe i muscoli
Il ministro della Difesa, Sjafrie Sjamsoeddin, ha dichiarato che il governo prevede di istituire un nuovo battaglione di fanteria in ogni distretto dell’Indonesia, da qui al 2029, portando il totale a 750 unità dalle attuali 120. Sjafrie ha spiegato che nel Paese ci sono attualmente 514 reggenze, e che la presenza di un battaglione per reggenza aumenterebbe la vigilanza contro eventuali minacce alla sovranità nazionale.
Cosa significa tutto questo? Semplice: la creazione di un nuovo battaglione richiederà un numero di soldati maggiore rispetto a quello attuale, visto che un battaglione richiede almeno 1.000 soldati. “Il nostro obiettivo è di ottenere 150 battaglioni all’anno. Ogni battaglione è composto da 1.000 soldati. Quindi, ogni anno produrremo 150 battaglioni da 1.000 uomini”, ha aggiunto il ministro.
Come ha spiegato il portale War on the Rocks, si tratta di uno sviluppo considerevole: aggiungere 750mila militari ai 450mila già attivi consentirà all’Indonesia di arrivare a controllare una forza armata costituita da 1,2 milioni di unità. In più non dobbiamo dimenticare che il governo di Prabowo Subianto è impegnato a effettuare altri importanti sforzi di ampliamento dell’esercito, della Marina e dell’Aeronautica.
Sorgono subito due domande. Quali minacce giustificano un rafforzamento del genere? Jakarta è in grado finanziare, gestire e sostenere un’espansione di questo tipo?
L’ombra di una crisi nel Mar Cinese Meridionale (o a Taiwan)
L’unico scenario capace di giustificare un’espansione così massiccia delle forze terrestri coincide con la convinzione, da parte dell’attuale leadership nazionale, che l’Indonesia possa trovarsi ad affrontare un’invasione terrestre su larga scala.
C’è però un aspetto da sottolineare: Jakarta non ha mai identificato un attore statale o non statale con l’intento di sferrare un simile attacco. Non ha inoltre aggiornato il suo libro bianco sulla Difesa aggiungendo questo dossier, né ha pubblicato documenti strategici (almeno pubblici) a riguardo. Le autorità si sono limitate a definire il rafforzamento militare come necessario per salvaguardare l’integrità territoriale, proteggere gli interessi nazionali e aumentare la preparazione nazionale.
È tuttavia lecito supporre che la mossa dell’Indonesia rifletta la crescente ansia di Prabowo Subianto per un sistema internazionale percepito come sempre più instabile. Spicca, in questo contesto, il dossier Taiwan.
Le ricadute di un fantomatico conflitto nel Mar Cinese Meridionale o nello Stretto di Taiwan, potrebbero infatti mettere in discussione la sovranità dell’Indonesia attraverso la coercizione o azioni in zone grige. Senza dimenticare che una guerra tra Pechino e Taipei potrebbe ingenti quantità di forze militari stranieri a operare nello spazio aereo e nelle acque di Jakarta.