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Difesa

Perché gli attacchi iraniani sono più efficaci del solito: lo spiega l’esperto

Le esperienze della Guerra dei dodici giorni e la strategia della saturazione: Francesco Ferrante spiega perché l'Iran è più efficace.

In risposta alla campagna di attacchi aerei lanciata sull’Iran dalla coalizione israelo-statunitense, Teheran ha condotto una serie di attacchi con missili balistici e droni unidirezionali che hanno messo nel mirino tutte le potenze del Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, l’Oman, l’Arabia Saudita, dove è stata colpita la stazione della CIA in prossimità dell’ambasciata statunitense, il Kuwait, la Giordania e il Qatar, sono diventati bersagli privilegiati dei vettori iraniani, che dopo aver messo a segno colpi decisivi, come quello inflitto alla stazione radar di rilevamento a lungo raggio per missili balistici An/Fps-132 di Uum Dahal, in Qatar, hanno ottenuto una maggiore efficacia.

Come ci spiega da Doha Francesco Ferrante, ex ufficiale dell’Esercito Italiano con riconosciute competenze strategiche e analitiche, e una lunga esperienza operativa e di pianificazione interforze alle spalle, questa volta ci troviamo di fronte a una situazione “ben diversa” rispetto agli attacchi lanciati precedentemente contro Israele.


Gli attacchi condotti dalla componente missilistica dell’IRGC rappresentano una minaccia assai più consistente rispetto a quelle del passato. Le lezioni precedenti, come la Guerra dei 12 giorni, devono aver dato modo di “imparare qualcosa” a entrambe le parti. Ognuno, compresi gli iraniani, ha aggiunto qualche piccolo tassello alla propria strategia offensiva e, nel caso di Teheran, potrebbe aver integrato piccole componenti tecnologiche, magari acquisite dalla Cina e dalla Russia (che deve molto all’Iran per la fornitura di droni unidirezionali Shahed, implementati anche con componenti cinesi).

Intercettori “contati” e tattica della “saturazione”

La strategia che stanno perseguendo è ancora una volta quella della saturazione, sostiene Ferrante: “Saturano l’Air Defense lanciando i missili meno avanzati, i più desueti”, attivando i PAC-3, o Patriot Advanced Capability-3, la variante più moderna ed efficace del sistema missilistico terra-aria Patriot che è stata progettata specificamente per intercettare e distruggere missili balistici tattici, missili da crociera e velivoli avanzati.

I PAC-3 vengono immediatamente lanciati per intercettare la minaccia, ma bisogna tenere conto che “a ogni missile lanciato dall’Iran, corrisponde un minimo di due o tre, fino a un massimo di cinque missili intercettori, che aumentano il calcolo probabilistico di abbattimento”, e allo stesso tempo svuotano velocemente gli arsenali di una potenza regionale. I missili intercettori di vario tipo “non sono infiniti”. Per quanto una potenza possa stoccarli, a un certo punto finiranno. Il calcolo è “semplice”, spiega l’esperto, “per ogni missile o minaccia aerea, parliamo del lancio di due o tre intercettori, che, a secondo del loro modello, possono costare da 1 milione e mezzo a 10 milioni di dollari, l’uno”.

A fronte di “mille lanci iraniani” su una vastissima area, la risposta deve aver portato al lancio di un enorme numero di intercettori. E a questi ritmi le difese aeree di una piccolo potenza “possono avere 5/6 giorni di piena autonomia”, poi gli arsenali possono “andare in affanno”, se non viene ridotta “l’intensità dei lanci”.

Possiamo ipotizzare, che dopo la prima ondata incentrata sul lancio di missili meno avanzati e droni, gli iraniani abbiamo impiegato missili più sofisticati, e che seguendo sempre la strategia della saturazione, abbiano messo nel mirino obiettivi strategici come i radar che sono parte essenziale dei sistemi di early warning, le infrastrutture che utilizzano radar, satelliti e sensori per rilevare, tracciare e classificare potenziali minacce — come missili, aerei o droni — in tempo reale, fornendo il tempo necessario per rispondere. Lo dimostra, ad esempio, la capacità di “bucare le difese del Barehin”, i problemi analoghi che sono stati riscontrati in Kuwait, e il radar An/Fps-132 colpito in Qatar.

Obiettivo potenze del Golfo

Secondo le analisi e dati messi insieme in questi primi 5 giorni di guerra, l’Iran ha colpito tutte le basi militari statunitensi e gli asset concessi a forze statunitensi nel Golfo. Tra gli obiettivi colpiti da Teheran ci sarebbero due radome che ospitavano i sistemi di comunicazione satellitare An/Gsc-52B SatCom nella base di Al-Jufair in Bahrein; antenne satellitari nella base di Al Dhafra, negli Emirati, e secondo alcune fonti un radar legato al sistema antibalistico Thaad di Al Ruwais, del tipo An/Tpy-2, sistema bersagliato anche presso la base saudita di Prince Sultan e presso la base di Muwaffaq Salti in Giordania. Nel mirino anche alcune strutture collegate ai sistemi Satcom Ali al Salem in Kuwait.

“Sulla base degli ultimi dati disponibili, circa l’85% degli attacchi iraniani è stato perpetrato verso i Paesi del Golfo, non verso Israele, colpito tuttavia da più di 180 missili balistici e più di 120 droni”, ha reso noto oggi il ministro della Difesa italiana, Guido Crosetto, come risposta alla richiesta di aiuti dei Paesi del Golfo. Mentre la piattaforma OsintDefender avverte che gli stati arabi nel Golfo Persico stanno “andando pericolosamente a corto di intercettori per abbattere i missili balistici e crociera lanciati dall’Iran”. Per questo i governi della regione hanno “chiesto agli Stati Uniti di accelerare le nuove forniture”, dicendo loro che i funzionari a Washington stanno creando una task force per risolvere il problema . Una formula che, stando alle ultime informazioni, potrebbe coinvolgere i sistemi di “difesa aerea ibridaproposta da Kiev. Che ha maturato un know how rilevante nel fronteggiare sciami di droni e missili, in quattro anni di guerra con la Russia.

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